Mentre una nube di plasma espulsa dal Sole è già in viaggio verso il nostro pianeta, una seconda eruzione ha aperto un’altra finestra di possibile instabilità geomagnetica, preparando una sequenza di passaggi che concentrerà l’attenzione sullo spazio vicino alla Terra nei prossimi giorni. La prospettiva è quella di un rafforzamento delle aurore e di perturbazioni del campo magnetico terrestre, con un’intensità prevista tra debole e moderata e una risposta che dipenderà dalle caratteristiche delle nubi al momento dell’arrivo.
Due arrivi distinti: il primo venerdì, il secondo domenica
La prima espulsione di massa coronale, indicata con la sigla CME, risale al 6 ottobre e il suo arrivo è atteso venerdì 9 ottobre. Le previsioni dello Space Weather Prediction Center della NOAA indicano per quella giornata condizioni favorevoli a tempeste geomagnetiche di classe G1, minore, con possibili fasi G2, moderata.
Il bollettino emesso nelle prime ore di giovedì 8 ottobre colloca una fase G1 fra le 5 e le 8 del mattino di venerdì, ora italiana, mentre il valore più elevato dell’indice geomagnetico previsto ricade fra le 11 e le 14, nella categoria G2. Si tratta di finestre previsionali, soggette a variazioni con l’avvicinamento della nube, che non coincidono automaticamente con gli orari migliori per osservare le aurore: durante il giorno la luminosità del cielo impedisce di vedere il fenomeno.
La seconda CME è collegata all’attività della regione solare 4549, che il 7 ottobre ha prodotto un brillamento di classe C7.9 alle 15:17 italiane. La nube è stata individuata nelle osservazioni coronografiche poco dopo e le prime simulazioni della NOAA hanno riconosciuto una componente diretta verso la Terra, con arrivo stimato nelle prime ore di domenica 11 ottobre secondo il riferimento temporale UTC.
Fra i due passaggi, sabato 10 ottobre, è inoltre previsto l’influsso di un flusso veloce di vento solare proveniente da un buco coronale, capace di mantenere il campo geomagnetico su livelli perturbati o attivi. La sequenza comprende quindi due arrivi separati, intervallati da un ulteriore contributo del vento solare; per il secondo impatto, la previsione iniziale individua soprattutto la finestra temporale, mentre l’intensità dovrà essere precisata con gli aggiornamenti.
Come le nubi solari possono innescare le tempeste geomagnetiche
Un’espulsione di massa coronale trasporta nello spazio grandi quantità di plasma e campo magnetico, liberate dalla corona del Sole durante un’eruzione. Quando una nube raggiunge la Terra, può comprimere e perturbare la magnetosfera, la regione dominata dal campo magnetico del nostro pianeta.
L’intensità della tempesta dipende dalla velocità e dalla densità del materiale in arrivo, ma soprattutto dall’orientamento del campo magnetico che esso trasporta: una configurazione favorevole all’interazione con quello terrestre facilita il trasferimento di energia e rende più marcata la perturbazione.
La classificazione G1-G2 riguarda i primi due livelli della scala NOAA, che arriva fino a G5, estrema. In una fase G1 sono possibili deboli oscillazioni nelle reti elettriche e piccoli effetti sulle operazioni satellitari; durante una fase G2 possono verificarsi disturbi alla propagazione radio alle alte latitudini e variazioni della resistenza atmosferica incontrata dai satelliti. Sono effetti potenziali associati alle categorie previste, senza indicazioni di interruzioni diffuse dei servizi per questi eventi.
Aurore più intense, ma per l’Italia servono condizioni diverse
La conseguenza più spettacolare resta il possibile rafforzamento delle aurore boreali e australi, prodotte dall’interazione delle particelle energetiche con i gas dell’alta atmosfera. Durante una tempesta geomagnetica la zona in cui sono osservabili può estendersi verso latitudini più basse.
Con livelli G1-G2, le opportunità principali riguardano comunque le alte latitudini e, nelle fasi moderate, parte delle aree più settentrionali degli Stati Uniti. Per l’Italia, lo scenario attuale non permette di annunciare aurore visibili né di indicare regioni o province favorite: un’eventuale osservazione a queste latitudini richiederebbe condizioni più favorevoli di quelle finora previste.
L’evoluzione dei prossimi giorni sarà quindi legata sia alla puntualità dei due arrivi sia alla risposta effettiva della magnetosfera, che determinerà quanto si intensificheranno le aurore e fin dove potranno essere osservate. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
