Quando una famiglia paga regolarmente la mensa scolastica, anche facendo attenzione a ogni euro del proprio bilancio, ha il diritto di aspettarsi che le condizioni di accesso al servizio vengano applicate con la stessa serietà a tutti. È da questa considerazione che va letta la scelta del Comune di Biella, finita al centro delle polemiche per le restrizioni che riguardano i figli dei genitori morosi: un’amministrazione deve organizzare i pasti, sostenere le spese e chiedere agli utenti di rispettare gli impegni economici previsti.
Le indicazioni pubblicate sul portale istituzionale sono esplicite: la presenza di un saldo negativo impedisce l’iscrizione alla mensa per il nuovo anno scolastico. L’Ufficio Istruzione invia un avviso di pagamento e l’accesso può essere regolarizzato dopo aver saldato il debito. La posizione favorevole a questa impostazione ha una ragione concreta: una tariffa perde significato se il suo versamento diventa facoltativo nella pratica, mentre continua a essere richiesto a chi rispetta le scadenze.
La mensa comporta acquisto di alimenti, preparazione, distribuzione e personale, tutte attività che devono essere finanziate. Lasciare accumulare gli insoluti significa mantenere una spesa senza incassare la quota prevista a carico dell’utente. È quindi giusto che il Comune intervenga e che il pagamento venga considerato una condizione effettiva del servizio. Anche le famiglie puntuali meritano attenzione: dietro una retta saldata possono esserci rinunce, conti accurati e sacrifici che il dibattito pubblico tende facilmente a dimenticare.
Nel chiarimento diffuso il 13 ottobre 2026, l’amministrazione ha spiegato che la richiesta alle scuole riguarda l’individuazione degli alunni presenti in mensa senza un’iscrizione regolare, con conseguente comunicazione alle famiglie perché vadano a prendere i figli all’ora di pranzo. Il servizio, secondo i numeri forniti dal Comune, interessa 26 plessi e circa 2.300 bambini. La collaborazione richiesta al personale scolastico viene descritta come un’attività organizzativa: «Non è stato chiesto agli insegnanti di riscuotere denaro, né di sostituirsi agli uffici comunali».
Pretendere il pagamento è tanto più ragionevole perché il sistema comunale prevede già una contribuzione graduata. Il tariffario per l’anno scolastico 2026-2027 stabilisce un euro a pasto nella fascia ISEE fino a 4.000 euro, due euro fino a 8.000 e importi progressivamente crescenti, fino ai sette euro della fascia oltre 28.000. Per i residenti è previsto uno sconto del 15% con almeno due figli che usufruiscono della mensa; nella fascia più bassa la quota può essere azzerata sulla base di una relazione dettagliata dei servizi sociali. Sono strumenti formalizzati, con criteri verificabili, attraverso i quali viene stabilito quanto ciascuna famiglia deve versare.
Lo stesso Comune dichiara che nell’anno scolastico in corso sono state riconosciute 65 esenzioni totali per situazioni di grave disagio sociale certificate. Questo dato rafforza la posizione dell’amministrazione: le agevolazioni vengono riconosciute attraverso procedure precise, e il rispetto delle quote dovute serve anche a sostenere quel sistema. La responsabilità di verificare l’iscrizione, conoscere la propria tariffa e regolarizzare i pagamenti appartiene ai genitori.
La scelta di Biella è dunque condivisibile nel suo principio e nella richiesta di dare conseguenze concrete all’irregolarità dei pagamenti. Il Comune deve controllare le posizioni, comunicare con chiarezza e applicare correttamente le condizioni previste; i genitori devono adempiere ai propri obblighi. Chi utilizza un servizio per il quale è dovuta una quota deve pagarla. Far rispettare questo impegno significa dare valore alle regole e riconoscere il comportamento di tutte le famiglie che le osservano ogni giorno. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
