Dopo aver condiviso un viaggio che ha riportato gli esseri umani attorno alla Luna per la prima volta dai tempi delle missioni Apollo, i quattro astronauti di Artemis II hanno imboccato strade professionali che li allontanano dai prossimi equipaggi. Una coincidenza capace di alimentare sospetti e letture complottiste, soprattutto quando viene riassunta con una formula suggestiva: sono andati fin lassù e nessuno vuole tornarci. Gli annunci ufficiali raccontano però una vicenda diversa, fatta di incarichi universitari, consulenze e nuove responsabilità all’interno delle stesse istituzioni spaziali.
La missione era partita il 1° aprile 2026 con Reid Wiseman come comandante, Victor Glover come pilota e Christina Koch e Jeremy Hansen come specialisti di missione. A bordo della capsula Orion, i quattro hanno compiuto un viaggio attorno alla Luna, senza scendere sulla superficie, concluso con l’ammaraggio del 10 aprile. Artemis II ha rappresentato il primo volo con equipaggio del programma Artemis e un passaggio fondamentale nella preparazione delle successive missioni lunari. È dopo questa esperienza che sono arrivati, in momenti differenti, gli annunci sui cambiamenti di carriera.
Il caso più recente riguarda Christina Koch, per la quale parlare di pensionamento è improprio. Il 13 ottobre la NASA ha annunciato che dal 1° novembre 2026 assumerà l’incarico di vice ingegnere capo facente funzione dell’agenzia, dopo il pensionamento di Katherine Van Hooser. Koch contribuirà alla supervisione tecnica dei programmi, alla preparazione delle missioni e al coordinamento della comunità ingegneristica. La nomina comporterà il passaggio allo status di astronauta con funzioni dirigenziali e, come precisa espressamente la NASA, la fine dell’idoneità alle future assegnazioni di volo. Si tratta dunque di una nuova responsabilità nell’agenzia, con una conseguenza precisa sulla sua attività operativa. Alla data del 17 ottobre, inoltre, questo passaggio è annunciato ma deve ancora diventare effettivo.
Per Reid Wiseman e Victor Glover, invece, il cambiamento era stato comunicato il 9 settembre: entrambi sono passati allo status di astronauti emeriti presso il Johnson Space Center di Houston. La NASA spiega che questa formula permette a professionisti di grande esperienza di continuare a offrire volontariamente consulenza, formazione e affiancamento al personale, mantenendo la libertà di seguire altre opportunità. Wiseman metterà a disposizione le conoscenze maturate durante i voli spaziali, mentre Glover contribuirà anche al trasferimento delle competenze sui sistemi di Orion. L’amministratore Jared Isaacman ha collegato esplicitamente il loro contributo alla preparazione di Artemis III e delle missioni successive.
Nel caso di Glover, il nuovo impegno è già concreto. La California Polytechnic State University, l’università nella quale si è laureato, ha annunciato il suo ingresso a tempo pieno in un ruolo amministrativo di vertice con decorrenza dal 1° settembre. L’ex pilota di Artemis II lavorerà con i responsabili dell’ateneo su strategie, collaborazioni e iniziative di sviluppo, contribuendo anche a incoraggiare gli studenti verso le discipline scientifiche e tecnologiche. Un percorso pubblico e definito, che aiuta a comprendere che cosa significhi, nella pratica, lasciare il servizio attivo dopo una missione tanto importante.
Jeremy Hansen aveva anticipato tutti: il governo canadese aveva comunicato già il 6 luglio la sua intenzione di intraprendere nuove opportunità professionali da settembre, continuando a servire come riservista della Royal Canadian Air Force. L’annuncio riconosceva la conclusione della sua attività di astronauta dell’Agenzia spaziale canadese, dopo una carriera iniziata con la selezione del 2009, e ribadiva il suo ruolo di ambasciatore del futuro spaziale del Canada. Anche qui, dunque, esistono una cronologia e una destinazione professionale dichiarate.
La coincidenza resta curiosa, ma non dimostra l’esistenza di una ragione nascosta comune ai quattro astronauti. Gli annunci descrivono situazioni differenti e non forniscono elementi per collegare questi cambiamenti a qualcosa di inquietante accaduto vicino alla Luna. Soprattutto, lasciare il servizio attivo non equivale automaticamente a dichiarare di non voler più affrontare lo spazio per paura: attribuire questa intenzione ai protagonisti significherebbe aggiungere ai fatti una motivazione non documentata. La notizia è che l’intero equipaggio sta cambiando ruolo; il presunto mistero nasce quando questa sequenza viene trasformata nella prova di un segreto. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
