Con l’inizio del 2026 entra nel vivo la stagione degli sconti regolamentati, con un calendario che, nella gran parte d’Italia, si allinea alla data di avvio fissata dal criterio condiviso tra Regioni e Province autonome: il primo giorno feriale antecedente l’Epifania, con anticipo al sabato quando tale giorno cade di lunedì. Nel 2026 l’Epifania cade di martedì 6 gennaio e, di conseguenza, la partenza dei saldi invernali viene collocata in molte aree al 3 gennaio; restano tuttavia eccezioni territoriali, soprattutto nelle aree autonome, che determinano slittamenti o finestre differenziate.
Il periodo delle vendite di fine stagione resta, inoltre, un passaggio economicamente rilevante per il commercio, in particolare per il comparto moda e per i negozi di prossimità: secondo le stime dell’Ufficio Studi di Confcommercio, la platea potenziale è pari a circa 16 milioni di famiglie, con una spesa media stimata di 137 euro a persona e un giro d’affari complessivo atteso pari a 4,9 miliardi di euro. Sullo sfondo, il tema della trasparenza dei prezzi è diventato centrale anche per effetto delle norme introdotte in recepimento della direttiva europea «Omnibus»: durante i saldi il prezzo iniziale di riferimento deve corrispondere al prezzo più basso praticato nei 30 giorni precedenti, mentre in vetrina e in negozio deve essere indicato il prezzo normale di vendita, lo sconto applicato e, in genere, il prezzo finale.
Calendario saldi invernali 2026: date e durate per Regione
Di seguito il quadro sintetico, Regione per Regione, con avvio e termine o durata massima, insieme alle principali indicazioni sulle vendite promozionali antecedenti al periodo di saldo; dove la disciplina prevede una «durezza» espressa in giorni o settimane, la data di chiusura è indicata solo quando risulta formalmente determinata nei provvedimenti riepilogati dalle fonti di settore.
| Regione/Territorio | Inizio saldi | Fine/Durata | Note su promozionali pre-saldi |
|---|---|---|---|
| Abruzzo | 3 gennaio 2026 | 60 giorni | Promozionali consentite in qualsiasi periodo dell’anno |
| Basilicata | 3 gennaio 2026 | Fino all’1 marzo 2026 | Divieto promozionali 30 giorni prima |
| Calabria | 3 gennaio 2026 | 60 giorni | Divieto promozionali 15 giorni prima |
| Campania | 3 gennaio 2026 | 60 giorni | Divieto promozionali 30 giorni prima |
| Emilia-Romagna | 3 gennaio 2026 | 60 giorni | Divieto promozionali 30 giorni prima |
| Friuli Venezia Giulia | 3 gennaio 2026 | Fino al 31 marzo 2026 | Promozionali consentite in qualsiasi periodo dell’anno |
| Lazio | 3 gennaio 2026 | 6 settimane | Divieto promozionali 30 giorni prima |
| Liguria | 3 gennaio 2026 | Fino al 16 febbraio 2026 (45 giorni) | Divieto promozionali 40 giorni prima |
| Lombardia | 3 gennaio 2026 | Fino al 3 marzo 2026 | Divieto promozionali 30 giorni prima |
| Marche | 3 gennaio 2026 | Fino all’1 marzo 2026 | Divieto promozionali 30 giorni prima |
| Molise | 3 gennaio 2026 | 60 giorni | Divieto promozionali 30 giorni prima e 30 giorni dopo l’inizio |
| Piemonte | 3 gennaio 2026 | 8 settimane | Divieto promozionali 30 giorni prima |
| Puglia | 3 gennaio 2026 | 60 giorni | Divieto promozionali 15 giorni prima |
| Sardegna | 3 gennaio 2026 | 60 giorni | Divieto promozionali 40 giorni prima |
| Sicilia | 3 gennaio 2026 | Fino al 15 marzo 2026 | Promozionali consentite in qualsiasi periodo dell’anno |
| Toscana | 3 gennaio 2026 | 60 giorni | Divieto promozionali 30 giorni prima |
| Umbria | 3 gennaio 2026 | 60 giorni | Promozionali consentite in qualsiasi periodo dell’anno |
| Valle d’Aosta | 2 gennaio 2026 | Fino al 31 marzo 2026 | Divieto promozionali 15 giorni prima |
| Veneto | 3 gennaio 2026 | Fino al 28 febbraio 2026 | Divieto promozionali 30 giorni prima |
| Provincia autonoma di Trento | Data libera | Durata massima 60 giorni per iniziativa | Comunicazione via SUAP almeno 15 giorni prima; obblighi di pubblicità e indicazione prezzi |
| Provincia autonoma di Bolzano (Alto Adige) | 8 gennaio 2026 (nella maggior parte dei comuni) | Fino al 5 febbraio 2026; nei comuni turistici 7 marzo–4 aprile 2026 | Calendario differenziato per distretti e località turistiche |
Perché le date cambiano: uniformità nazionale e margini di autonomia
La tendenza all’allineamento nazionale risponde a un’esigenza di ordinata programmazione commerciale e di riconoscibilità per i consumatori, ma non elimina la discrezionalità locale su durata massima, finestre alternative e divieti sulle promozioni antecedenti ai saldi; in concreto, è proprio su questi aspetti che si osservano le differenze più marcate tra territori, con intervalli che possono arrivare fino a fine marzo in Friuli Venezia Giulia e Valle d’Aosta, oppure con finestre ristrette e divieti di promozionali più lunghi, come in Liguria e Sardegna.
Il caso più particolare resta quello delle Province autonome: a Trento la disciplina non prevede una partenza univoca, poiché i saldi rientrano nelle «vendite particolarmente favorevoli», con iniziative programmabili durante l’anno nel rispetto di comunicazioni e limiti di durata; a Bolzano, invece, il calendario è definito in modo puntuale dalla Camera di commercio con una distinzione tra la maggior parte dei comuni, che apre l’8 gennaio, e un gruppo di località turistiche che sposta l’avvio a marzo, prolungando la finestra fino ad aprile.
Trasparenza dei prezzi e obblighi di esposizione: cosa cambia nei saldi 2026
Nel quadro normativo in cui si svolgono i saldi 2026, uno dei punti più osservati è la correttezza dell’informazione sul prezzo: Confcommercio richiama l’obbligo di indicare prezzo normale, sconto e prezzo finale e precisa che, ai fini del prezzo iniziale durante i saldi, il riferimento è il prezzo più basso praticato nei 30 giorni precedenti, in coerenza con le regole di trasparenza introdotte per contrastare ribassi apparenti o costruiti su aumenti di prezzo immediatamente precedenti agli sconti. Parallelamente, le discipline regionali mantengono una forte incidenza sulle vendite promozionali antecedenti, imponendo in diverse aree stop di 30, 40 o 15 giorni, con un impatto diretto sulla sequenza con cui i commercianti possono calendarizzare sconti e campagne prima dell’avvio ufficiale dei saldi.
In questo contesto, le associazioni di categoria collocano l’appuntamento dei saldi anche come strumento di gestione ordinata delle rimanenze stagionali e di rotazione della merce, oltre che come leva sui flussi nei centri urbani: le stime di Confcommercio, che attribuiscono ai saldi un ruolo da quasi 5 miliardi di euro di spesa potenziale, evidenziano una funzione ancora rilevante nel calendario dei consumi, pur in un mercato in cui il confronto tra canale fisico e online è diventato strutturale e in cui la promozionalità tende a diluirsi lungo tutto l’anno. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
