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Volo con 13 ore di ritardo, Ryanair si rifiuta di rimborsare: il tribunale sequestra l’aereo

Una Boeing 737-800 di Ryanair è stata pignorata all’aeroporto di Linz dopo che la compagnia si è rifiutata di rimborsare 892,62 euro a una passeggera per un volo con oltre 13 ore di ritardo.

Un episodio senza precedenti si è verificato all’aeroporto di Linz-Hörsching, in Austria, dove una Boeing 737-800 di Ryanair è stata formalmente pignorata da un ufficiale giudiziario su richiesta di un avvocato che tutela i diritti di una passeggera a cui la compagnia aerea irlandese si era rifiutata di corrispondere un risarcimento di 892,62 euro per un volo arrivato a destinazione con oltre tredici ore di ritardo nell’estate del 2024.

La vicenda prende le mosse dall’11 luglio 2024, quando una donna residente ad Asten, in Alta Austria, aveva acquistato tre biglietti Ryanair per raggiungere Palma di Maiorca insieme a due accompagnatori. Il volo, che avrebbe dovuto decollare da Linz alle ore 8.20, non partì che molte ore dopo, costringendo la passeggera a organizzarsi autonomamente e a sostenere di tasca propria i costi di un volo alternativo per poter raggiungere la meta in tempi più ragionevoli. Al rimborso delle spese sostenute, la compagnia aggiunse il mancato pagamento della compensazione pecuniaria prevista dal regolamento europeo CE 261/2004 in materia di diritti dei passeggeri, che per le tratte inferiori ai 1.500 chilometri prevede un indennizzo di 250 euro a persona in caso di ritardo superiore alle tre ore imputabile al vettore aereo.

Ryanair, secondo quanto riferito dall’avvocato Georg Wageneder ai media austriaci, si limitò a rimborsare il costo del biglietto originario, ignorando sia la compensazione dovuta ai sensi della normativa europea sia la differenza di costo tra il volo originale e quello sostitutivo prenotato d’urgenza dalla passeggera. Nonostante i reiterati solleciti e la successiva azione legale, la compagnia aerea – nota per la sua politica aggressiva nei confronti dei rimborsi e delle richieste di indennizzo – non ha mai provveduto al pagamento, rendendo necessario il ricorso a misure esecutive straordinarie.

Il legale della donna ha quindi ottenuto un titolo esecutivo presso il tribunale commerciale competente, che ha autorizzato il pignoramento di beni di proprietà di Ryanair presenti sul territorio austriaco. Come spiegato dallo stesso Wageneder, individuare beni aggredibili di una società di diritto irlandese operante in Austria non è operazione semplice: “Trattandosi di un’impresa straniera, bisogna verificare cosa è concretamente reperibile in Austria”, ha dichiarato l’avvocato al portale Heute.at. La risposta si è rivelata essere l’aeromobile stesso, che nella serata di lunedì 9 marzo 2026 era atterrato a Linz per le operazioni ordinarie di scalo.

Un’addetta dello studio legale e l’ufficiale giudiziario si sono recati sulla pista dell’aeroporto per procedere alla notifica dell’atto esecutivo. Il funzionario ha dapprima tentato di riscuotere la somma direttamente dal comandante dell’aeromobile, ma l’equipaggio ha dichiarato di non disporre di denaro contante a bordo, circostanza peraltro prevedibile considerato che Ryanair ha da anni abolito l’uso del contante nei pagamenti a bordo, accettando esclusivamente transazioni elettroniche. L’ufficiale giudiziario, non potendo accettare pagamenti diversi dal contante, non ha avuto altra scelta se non procedere al pignoramento formale del velivolo, apponendo sulla carlinga anteriore della Boeing il cosiddetto “Kuckuck-Pickerl”, il sigillo giudiziario che in Austria segnala un bene sottoposto a misura esecutiva.

Il provvedimento non ha impedito all’aereo di riprendere il volo nella stessa serata, in quanto la normativa austriaca consente che un bene pignorato rimanga in uso anche dopo il sequestro, almeno in una prima fase. Tuttavia, come sottolineato dall’avvocato Wageneder, qualora Ryanair continui a non saldare il debito, alla successiva atterraggio dell’aeromobile in Austria è possibile procedere a un sequestro fisico definitivo del velivolo, con la prospettiva di una vendita all’asta per soddisfare il credito della passeggera. Una prospettiva paradossale, considerato che il valore di mercato di un Boeing 737-800 supera di centinaia di volte la cifra che Ryanair si è rifiutata di corrispondere alla cliente.

Il caso ha immediatamente suscitato vasta eco mediatica in Austria e in tutta Europa, diventando il simbolo delle difficoltà che i passeggeri incontrano nell’ottenere il rispetto dei propri diritti da parte delle compagnie aeree low cost. Il regolamento europeo CE 261/2004, in vigore da oltre vent’anni, garantisce ai passeggeri compensazioni che possono arrivare fino a 600 euro in caso di ritardi significativi o cancellazioni imputabili al vettore, ma nella pratica la riscossione di tali somme richiede spesso lunghe battaglie legali, in particolare quando la compagnia aerea ha sede legale in un paese diverso da quello in cui si svolge la controversia.

Ryanair, dal canto suo, non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali in merito all’episodio di Linz al momento della pubblicazione di questo articolo. La compagnia irlandese è già al centro di tensioni con le autorità austriache per ragioni commerciali: nei mesi scorsi aveva annunciato un taglio di cinque aeromobili e oltre un milione di posti sulla programmazione estiva 2026 in Austria, motivando la decisione con l’introduzione di una tassa sul traffico aereo di 12 euro a passeggero e con il contestuale aumento del 30 percento delle tariffe aeroportuali di Vienna registrato dall’era post-pandemia. Il pignoramento a Linz rischia dunque di inasprire ulteriormente i rapporti tra la low cost di Dublino e il mercato austriaco, in un momento già segnato da profondi contrasti di natura fiscale e tariffaria.

Dal punto di vista giuridico, la vicenda solleva interrogativi rilevanti sul grado di tutela realmente accessibile ai consumatori europei nell’ambito del trasporto aereo. L’avvocato Wageneder ha ricordato che, in linea di principio, qualsiasi bene di valore è pignorabile ai fini dell’esecuzione forzata di un credito, e che il caso di Linz dimostra come, in assenza di altri beni facilmente aggredibili sul territorio nazionale, un aeromobile commerciale possa diventare l’unica leva concreta a disposizione di un creditore privato per far valere una sentenza passata in giudicato nei confronti di una multinazionale straniera. La questione rimane aperta: fino a quando Ryanair non provvederà al pagamento integrale del debito, il sigillo giudiziario appostato sulla Boeing 737-800 continuerà a costituire un monito visibile sull’importanza del rispetto delle normative a tutela dei passeggeri. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!