L’aviazione civile europea si trova a dover fare i conti con uno scenario senza precedenti dalla crisi energetica degli anni Settanta: la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz, conseguenza diretta dell’escalation militare in Iran, sta mettendo a repentaglio le forniture di cherosene per gli aerei – il cosiddetto jet fuel – con ricadute potenzialmente devastanti sulla stagione estiva dei voli. Ryanair e Lufthansa, tra i principali vettori del continente, hanno entrambi alzato la voce per mettere in guardia governi, passeggeri e investitori: se il conflitto non dovesse rientrare entro le prossime settimane, il settore del trasporto aereo europeo potrebbe trovarsi di fronte a centinaia di cancellazioni e a un aumento significativo delle tariffe.
Secondo quanto riportato da diverse fonti di settore, l’ultima spedizione di carburante per aerei diretta verso i principali hub europei sarebbe attesa per il 9 aprile, data che gli analisti indicano come uno spartiacque critico per la tenuta delle scorte operative dei maggiori aeroporti del continente. L’International Air Transport Association (IATA) ha stimato che circa il 25-30% della domanda europea di jet fuel provenga dal Golfo Persico, il che rende l’Europa una delle aree geograficamente più esposte alle conseguenze della guerra in corso. I fornitori abituali, che di norma garantiscono visibilità sulle consegne per mesi, si trovano oggi nell’impossibilità di assicurare la disponibilità del prodotto anche solo per i giorni immediatamente successivi, una situazione che la stessa IATA ha descritto come una riserva commerciale ridotta al margine minimo di sicurezza.
Michael O’Leary, amministratore delegato di Ryanair, ha rilasciato dichiarazioni inequivocabili a Sky News, precisando che la compagnia irlandese non ha ancora cancellato alcun volo poiché le forniture correnti sono ancora garantite, ma che il rischio di interruzioni a partire da maggio è concreto e non trascurabile. “Se la guerra finisse e lo Stretto di Hormuz venisse riaperto entro la metà o la fine di aprile, non ci sarebbero rischi per le forniture”, ha dichiarato O’Leary, aggiungendo tuttavia che, qualora il conflitto dovesse protrarsi, tra il 10% e il 25% delle scorte di carburante previste per il bimestre maggio-giugno potrebbe risultare a rischio. Una percentuale apparentemente contenuta, ma che nel settore dell’aviazione di massa si traduce in migliaia di voli potenzialmente sopprimibili su scala europea. L’amministratore delegato ha inoltre anticipato che i prezzi dei biglietti saranno “significativamente più alti” nei prossimi mesi, con un aumento stimato di oltre il 3% su base annua già per i voli estivi.
Anche il gruppo Lufthansa, tra i più grandi vettori d’Europa per capacità e rotte, ha attivato misure straordinarie di hedging – ovvero di copertura finanziaria del rischio energetico – per proteggere almeno in parte il proprio approvvigionamento dagli effetti della crisi in corso. Come Ryanair, Lufthansa ha fatto ricorso a contratti a prezzo fisso per una quota del proprio fabbisogno annuale di carburante, una pratica consolidata nel settore ma oggi più che mai determinante per la sopravvivenza economica dei vettori. La compagnia tedesca ha nondimeno riconosciuto pubblicamente che qualora la situazione geopolitica non si stabilizzasse, le conseguenze sarebbero inevitabili tanto sulla capacità operativa quanto sui costi trasferiti ai passeggeri, prefigurando riduzioni del network e cancellazioni mirate sulle rotte a più alta intensità di carburante. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
