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Crisi del Carburante, da Lufthansa a KLM: le compagnie mettono a terra decine di voli

Il caro carburante, alimentato dalle tensioni nello Stretto di Hormuz, spinge le compagnie europee a tagliare voli e flotte: una risposta preventiva che segnala l’impatto immediato della crisi energetica sul trasporto aereo.
Credit © Miguel Ángel Sanz

Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente iniziano a produrre effetti tangibili anche nei cieli europei. La chiusura dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il traffico energetico globale, ha innescato un rapido aumento dei prezzi del jet fuel, raddoppiati nel giro di poche settimane. Una dinamica che, pur non traducendosi ancora in una vera e propria carenza fisica di carburante, sta già costringendo le principali compagnie aeree a rivedere le proprie operazioni.

Secondo quanto riportato da Politico, il gruppo Lufthansa ha deciso di anticipare il ritiro completo della flotta di 27 aeromobili della controllata CityLine. Una misura inizialmente prevista nel piano industriale per il 2024, ma accelerata dall’attuale contesto. Il direttore finanziario Till Streichert ha chiarito come la pressione sui costi operativi, legata all’impennata del carburante, abbia reso inevitabile una decisione drastica. CityLine, che garantisce collegamenti regionali da Francoforte e Monaco verso diverse destinazioni europee, tra cui Napoli, rappresenta una componente significativa del traffico a corto raggio del gruppo. Parallelamente, Lufthansa ha annunciato una riduzione complessiva della flotta di circa 38 velivoli, segnale di una strategia orientata all’efficienza e al contenimento dei costi.

Non si tratta di un caso isolato. Anche KLM, parte del gruppo Air France-KLM, ha comunicato una riduzione dell’operatività per il mese di maggio. La compagnia olandese prevede di cancellare circa 80 voli di andata e ritorno dall’aeroporto di Amsterdam Schiphol, intervenendo in particolare sulle rotte a maggiore frequenza giornaliera, come Londra e Düsseldorf. Pur rappresentando meno dell’1% dell’offerta complessiva europea, il taglio segnala un primo adattamento strutturale a un contesto energetico sempre più incerto.

Il settore dell’aviazione, altamente sensibile al costo del carburante, si trova così a fronteggiare una nuova fase di volatilità. Le compagnie stanno privilegiando l’utilizzo di aeromobili più efficienti e riducendo progressivamente quelli più datati, nel tentativo di mantenere la sostenibilità economica delle operazioni. Sullo sfondo resta l’incognita legata all’evoluzione della crisi mediorientale: un eventuale protrarsi delle tensioni potrebbe aggravare ulteriormente la pressione sui costi e tradursi in ulteriori riduzioni di capacità. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!