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Chi ha ucciso davvero Kennedy? Tutto quello che emerge dai file desecretati

Oltre 80.000 pagine desecretate nel 2025 per ordine di Trump aumentano i dubbi sulle modalità, le morti sospette dei testimoni e i file ancora censurati alimentano il mistero.
Credit © Britannica

La morte di John Fitzgerald Kennedy, avvenuta il 22 novembre 1963 a Dallas, rimane uno dei casi irrisolti più discussi della storia contemporanea. Sessant’anni dopo, l’apertura degli archivi ordinata da Donald Trump nel gennaio 2025 con l’ordine esecutivo 14176 ha riacceso il dibattito, senza tuttavia sciogliere i nodi fondamentali del caso. Oltre 80.000 pagine di documenti sono state rese pubbliche dagli Archivi Nazionali degli Stati Uniti nel marzo 2025, eppure la risposta alla domanda centrale rimane sospesa nell’ambiguità che ha sempre caratterizzato questa vicenda.

L’ordine di Trump e la promessa di trasparenza

Il 23 gennaio 2025, a soli tre giorni dall’insediamento, il presidente Trump ha firmato l’ordine esecutivo 14176, disponendo la declassificazione integrale dei documenti relativi agli omicidi di Kennedy, di suo fratello Robert e di Martin Luther King. Un’iniziativa presentata come un atto storico di trasparenza, in linea con le promesse della campagna elettorale 2024. Il 20 marzo 2025 gli Archivi Nazionali hanno reso pubblico l’ultimo lotto ufficiale: 1.123 file in formato PDF per un totale di oltre 80.000 pagine, alcune delle quali ancora pesantemente censurate con lunghe strisciate di marker nero, rendendo interi passaggi di fatto illeggibili.

Gli esperti sono stati rapidi nel ridimensionare le aspettative. Tim Naftali, storico della Columbia University, ha sostenuto che i documenti siano stati tenuti segreti per decenni non per proteggere la verità sull’omicidio, ma per nascondere le operazioni sensibili della CIA condotte durante la Guerra Fredda. “Trump avrebbe pubblicato la verità nel 2017, se l’avesse avuta. Qui si proteggono fonti e metodi, non segreti esplosivi”, ha dichiarato Naftali. Ad oggi, il 99% dei 320.000 documenti noti sull’assassinio di JFK risulta declassificato, ma restano ancora oltre 2.100 file parzialmente o completamente censurati, ai quali si aggiungono altri 2.500 sigillati per ordine giudiziario.

La versione ufficiale: Oswald cecchino solitario

Secondo la Commissione Warren, istituita subito dopo l’assassinio e presieduta dal giudice della Corte Suprema Earl Warren, il responsabile unico dell’omicidio del Presidente fu Lee Harvey Oswald. Ex Marine con una storia di defezione in Unione Sovietica, appassionato di politica cubana e dipendente del Texas School Book Depository — l’edificio che si affacciava sul percorso del corteo presidenziale — Oswald avrebbe sparato dal sesto piano con un fucile Carcano M91/38, un’arma italiana a otturatore manuale nota per non essere particolarmente affidabile. La Commissione concluse che furono esplosi tre colpi in circa 5,6 secondi, che tutti i proiettili provenivano da dietro il corteo e che non vi fu alcuna cospirazione. I nuovi documenti del 2025, secondo lo storico di Harvard Fredrik Logevall, non contraddicono questa conclusione di fondo.

Tuttavia, fin dall’inizio le anomalie investigative furono numerose e imbarazzanti. Il direttore dell’FBI J. Edgar Hoover si assicurò immediatamente che il Bureau prendesse il controllo delle indagini, riducendo il ruolo degli altri servizi e orientando l’inchiesta verso la teoria del killer solitario ancor prima che le indagini fossero avviate in modo sistematico. Curiosamente, tra i membri della Commissione Warren figurava Allen Dulles, l’ex direttore della CIA licenziato da Kennedy in persona dopo il fallimentare sbarco nella Baia dei Porci, tentativo di rovesciare il governo di Fidel Castro con l’invio di esuli cubani che si risolse in un disastro diplomatico e militare senza precedenti.

I dubbi che i documenti non dissolvono

L’elemento più controverso rimane il celebre filmato amatoriale di Abraham Zapruder, che mostra Kennedy scattare all’indietro e a sinistra al momento del colpo fatale, un movimento che per molti analisti sarebbe più compatibile con un proiettile proveniente dal lato frontale. I chirurghi del Parkland Memorial Hospital che tentarono di rianimare il Presidente hanno sempre diviso la comunità scientifica: il dottor Malcolm Perry, che eseguì una tracheotomia d’emergenza, descrisse inizialmente la ferita alla gola come compatibile con un foro d’ingresso — ipotesi che implicherebbe un secondo tiratore — per poi ritrattare. Altri medici presenti, come il dottor Charles Crenshaw e il neurochirurgo Robert McClelland, non hanno mai cambiato la loro testimonianza, continuando a sostenere che la ferita alla testa fosse compatibile con un colpo frontale.

La controversa teoria del “proiettile magico” — secondo cui un unico proiettile avrebbe attraversato il corpo di Kennedy in più punti e ferito anche il governatore del Texas John Connally seduto davanti a lui — è rimasta uno dei punti più discussi e contestati dell’intera inchiesta. Nel 1979, la House Select Committee on Assassinations riesaminò il caso e, sulla base di un’analisi acustica, concluse che probabilmente ci fu una cospirazione e che furono sparati almeno quattro colpi. Nella relazione finale si legge testualmente: “Il Comitato ritiene, sulla base delle prove a sua disposizione, che il Presidente John F. Kennedy sia stato probabilmente assassinato come risultato di una cospirazione. Il Comitato non è però in grado di identificare l’altro uomo armato o la portata della cospirazione”.

La CIA, la mafia e le piste cubane

Uno degli elementi più significativi emersi dai documenti nel corso degli anni riguarda la convergenza di interessi tra la CIA e la criminalità organizzata nei confronti di Fidel Castro. Un memorandum dell’FBI del 1975, già noto alla letteratura storica, attestava che Robert Kennedy aveva riferito al Bureau che la CIA aveva ingaggiato un intermediario per offrire 150.000 dollari a un esponente mafioso disposto a organizzare l’omicidio di Castro. I nuovi documenti del 2025 approfondiscono questo quadro, rivelando la penetrazione degli agenti americani nell’entourage di Castro e il dettaglio di operazioni di intelligence contro alleati e avversari durante la Guerra Fredda, inclusi rapporti riservati con il Vaticano.

Jack Ruby, l’uomo che uccìsè Oswald in diretta televisiva mentre veniva trasferito nel carcere della contea di Dallas appena due giorni dopo l’assassinio di Kennedy, frequentava ambienti legati alla criminalità organizzata. Il suo Carousel Club era frequentato da figure vicine a Sam Giancana, capo della mafia di Chicago, e a Carlos Marcello, boss di New Orleans, entrambi acerrimi nemici dei fratelli Kennedy: di John, accusato di non aver sostenuto i loro interessi economici a Cuba, e di Robert, che nella sua veste di Procuratore Generale stava conducendo una guerra sistematica alla criminalità organizzata. Condannato a morte per l’omicidio di Oswald, Ruby sostenne in carcere di essere stato incastrato e di sapere ciò che c’era davvero dietro la morte del Presidente, chiedendo di poter testimoniare a Washington. Morì nel gennaio 1967 per un tumore scoperto pochi mesi prima, senza aver mai reso quella testimonianza.

Le morti sospette e i testimoni scomodi

Nel periodo successivo all’assassinio, una serie di persone in vario modo legate al caso o in possesso di informazioni rilevanti morì in circostanze quantomeno singolari. Mary Pinchot Meyer, ex moglie di un alto funzionario della CIA e intima del Presidente, fu uccisa a Washington nell’ottobre 1964, appena tre settimane dopo la pubblicazione del Rapporto Warren, da due colpi di arma da fuoco sparati a distanza ravvicinata mentre passeggiava lungo il Chesapeake & Ohio Canal. James Angleton, capo del controspionaggio della CIA, si introdusìsè nella sua abitazione dopo la morte per recuperare il diario personale in cui Meyer annotava i suoi incontri con Kennedy: il documento sarebbe stato successivamente distrutto, senza che mai ne sia stata data conferma ufficiale.

Dorothy Kilgallen, una delle giornaliste investigative più influenti d’America, fu l’unica reporter ad ottenere un’intervista privata con Jack Ruby in carcere e aveva più volte dichiarato di possedere informazioni capaci di “sconvolgere il Paese”. L’8 novembre 1965 fu trovata morta nella sua abitazione di New York per una presunta overdose accidentale di sonniferi e alcol. I suoi appunti sull’omicidio Kennedy scomparvero e non fu mai condotta un’indagine approfondita sulla sua morte. Il caso fu chiuso rapidamente. Negli anni successivi, altri giornalisti e testimoni con legami al caso morirono in circostanze sospette, alimentando una lista di coincidenze che ancora oggi rimane difficile da ignorare del tutto, anche per chi è scettico verso le teorie cospirazioniste.

Cosa resta ancora nell’ombra

I nuovi documenti del 2025 hanno fornito un quadro più dettagliato delle operazioni di intelligence della CIA durante la Guerra Fredda, dei suoi rapporti con governi stranieri e delle sue infiltrazioni in strutture politiche e religiose internazionali. Hanno confermato che la CIA monitorava la corrispondenza di Oswald, anche durante il suo soggiorno in Unione Sovietica. Hanno rivelato operazioni di disinformazione sofisticate, inclusa la capacità di falsificare lettere facendole apparire provenienti da paesi nemici. Ma non hanno fornito la prova che molti attendevano: quella di un secondo tiratore, di un mandante occulto, di una regia governativa o straniera dietro l’omicidio del trentacinquesimo Presidente degli Stati Uniti.

Secondo lo storico di Harvard Fredrik Logevall, la persistenza delle teorie cospirative si spiega con una combinazione di fattori: gli errori e le omissioni della Commissione Warren, la circostanza che l’assassinio sia stato immortalato su pellicola — rendendo la scena perennemente presente nella memoria collettiva — e la sensazione, diffusa nell’opinione pubblica americana, che quel giorno a Dallas sia andato perduto qualcosa di fondamentale. Il 99% dei documenti noti è oggi desecretato, ma oltre 2.100 file restano ancora oscurati in tutto o in parte. Finché queste pagine rimarranno nell’ombra, la domanda su chi abbia davvero premuto il grilletto a Dealey Plaza — o su chi abbia deciso che quel grilletto venisse premuto — continuerà a non avere una risposta definitiva. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!