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A Trump è stato negato l’accesso ai codici nucleari Usa, la Casa Bianca smentisce

Indiscrezioni prive di riscontri scuotono Washington: la Casa Bianca interviene per smentire, mentre politica e media invitano alla cautela su un tema estremamente sensibile come l’uso dell’arsenale nucleare.
Credit © The White House

Un’indiscrezione di forte impatto mediatico ha investito nelle ultime ore la Casa Bianca, costringendo l’amministrazione a intervenire con una smentita netta. Al centro della vicenda c’è Donald Trump, accusato — secondo una ricostruzione non verificata — di aver tentato di invocare l’uso dei codici nucleari durante una fase particolarmente delicata della crisi diplomatica e militare con l’Iran.

L’origine della notizia risale alle dichiarazioni di Larry Johnson, ex funzionario della CIA, intervenuto nel podcast Judging Freedom condotto da Andrew Napolitano. Johnson ha descritto un presunto episodio avvenuto lo scorso fine settimana nel corso di un vertice sulla sicurezza nazionale, durante il quale si sarebbe verificato un duro confronto tra il presidente e il generale Dan Caine, indicato come figura di vertice degli Stati Maggiori Riuniti. Secondo questa versione, il militare avrebbe rifiutato di autorizzare l’attivazione di un protocollo nucleare richiesto dal commander in chief, provocando un acceso scontro verbale.

La ricostruzione, tuttavia, non trova alcun riscontro nelle fonti ufficiali né in verifiche indipendenti. Un approfondimento pubblicato da Newsweek evidenzia come l’unico elemento citato a sostegno della tesi sia un breve filmato in cui il generale Caine appare mentre passeggia nei giardini della Casa Bianca, circostanza giudicata del tutto insufficiente per confermare un evento di tale portata e gravità.

La risposta dell’amministrazione è stata immediata e categorica. Un portavoce della Casa Bianca ha respinto le accuse definendole infondate, sottolineando come la diffusione di simili indiscrezioni — prive di conferme e basate su elementi fragili — rischi di generare confusione e tensioni nell’opinione pubblica, soprattutto in un contesto internazionale già complesso.

Anche sul piano politico interno prevale lo scetticismo. Il senatore repubblicano Thom Tillis ha dichiarato che l’ipotesi di un ordine nucleare non appare credibile, evidenziando come le procedure operative e le catene di comando previste negli Stati Uniti rendano altamente improbabile uno scenario del genere senza riscontri formali e verificabili. Tillis ha inoltre sottolineato che, in situazioni analoghe, le decisioni relative all’uso dell’arsenale nucleare seguono protocolli estremamente rigorosi e strutturati.

In assenza di conferme da parte di testate autorevoli o di funzionari governativi, la vicenda resta confinata nell’ambito delle speculazioni. Il caso evidenzia ancora una volta come, in un’epoca dominata dalla circolazione rapida delle informazioni, dichiarazioni non corroborate possano acquisire rapidamente visibilità globale, imponendo alle istituzioni reazioni tempestive per ristabilire un quadro di credibilità e trasparenza. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!