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Tumore al pancreas, vaccino a mRNA efficace: a 6 anni ancora in vita 90% dei pazienti trattati

Dati preliminari ma promettenti dal trial di Fase 1 sul vaccino a mRNA contro il tumore pancreatico: nei pazienti responsivi si osserva una sopravvivenza significativamente superiore, aprendo nuovi scenari terapeutici.
Credit © Unsplash

I risultati presentati al congresso annuale della American Association for Cancer Research accendono nuove speranze nella lotta contro uno dei tumori più aggressivi e difficili da trattare. Un vaccino a mRNA sperimentale, denominato cevumeran e sviluppato da BioNTech e Genentech, ha mostrato dati preliminari ma incoraggianti nel trattamento dell’adenocarcinoma duttale pancreatico.

Lo studio di Fase 1, condotto presso il Memorial Sloan Kettering Cancer Center sotto la guida del professor Vinod P. Balachandran, ha coinvolto 16 pazienti sottoposti a resezione chirurgica del tumore. Il protocollo terapeutico ha previsto, oltre al vaccino personalizzato (identificato anche come BNT122 o RO7198457), la somministrazione dell’anticorpo monoclonale atezolizumab e cicli di chemioterapia.

Il dato più rilevante riguarda la sopravvivenza a lungo termine: tra gli otto pazienti che hanno sviluppato una risposta immunitaria indotta dal vaccino, sette sono ancora vivi a sei anni dall’intervento chirurgico. Si tratta di una percentuale pari all’87,5%, in netto contrasto con il tasso di sopravvivenza a cinque anni per il tumore pancreatico, che si attesta intorno al 13% secondo l’American Cancer Society.

Il principio alla base del cevumeran si fonda su un approccio altamente personalizzato. Dopo il sequenziamento genetico del tumore, i ricercatori identificano specifici “neoantigeni” e progettano un vaccino a mRNA capace di istruire il sistema immunitario a riconoscere e attaccare selettivamente le cellule tumorali. Analogamente a quanto osservato nei vaccini sviluppati contro il COVID-19, l’mRNA agisce come vettore di informazioni, stimolando la produzione di linfociti T citotossici.

L’efficacia osservata, tuttavia, deve essere interpretata con cautela. Il campione limitato e la selezione di pazienti diagnosticati in fase precoce rappresentano fattori che impediscono, allo stato attuale, di trarre conclusioni definitive. Inoltre, solo metà dei pazienti ha mostrato una risposta immunitaria significativa, evidenziando la necessità di comprendere meglio i meccanismi di risposta individuale.

Per validare questi risultati, è già in corso uno studio di Fase 2 su scala più ampia, che coinvolgerà centinaia di pazienti e si concluderà nel 2031. Parallelamente, la ricerca internazionale continua a esplorare nuove strategie terapeutiche: recentemente, un gruppo del Centro Nacional de Investigaciones Oncológicas guidato da Mariano Barbacid Montalbán ha ottenuto remissioni complete in modelli preclinici murini.

In un panorama clinico in cui il tumore al pancreas resta una delle principali cause di mortalità oncologica, questi dati rappresentano un segnale concreto di progresso, pur nella consapevolezza che la strada verso una terapia efficace e diffusa è ancora lunga. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!