Ogni gennaio il cielo torna a proporre uno degli appuntamenti astronomici più attesi dell’anno: lo sciame meteorico delle Quadrantidi. Uno spettacolo effimero ma potentissimo, che nei cieli bui e limpidi delle notti invernali può offrire fino a 120 meteore all’ora, scie bluastre che solcano l’oscurità lasciando dietro di sé un’impressione di mistero e meraviglia. È il primo grande evento celeste del calendario astronomico, e spesso uno dei più intensi: la sua brevità – con un picco che dura appena poche ore – lo rende particolarmente prezioso per appassionati e astrofili. Ma nel 2026, purtroppo, la natura ha deciso di mettere i bastoni tra le ruote agli osservatori del cielo, rovinando gran parte dell’esperienza.
Il massimo dell’attività delle Quadrantidi è atteso per il 3 gennaio, ma quest’anno la coincidenza con la Luna piena rappresenta un ostacolo insormontabile per l’osservazione. Il plenilunio, che cadrà esattamente nella notte del picco, inonderà il cielo di luce diffusa, cancellando quasi del tutto le meteore più deboli e lasciando visibili solo i bolidi più luminosi. Il nostro satellite si troverà inoltre nella costellazione dei Gemelli, alta nel cielo per tutta la notte e molto vicina a Giove, contribuendo a rendere l’intero scenario celeste eccessivamente luminoso per un’osservazione efficace dello sciame.
Uno spreco, si potrebbe dire, considerata l’unicità di questo fenomeno. Le Quadrantidi sono un’anomalia tra gli sciami meteorici: concentrate in un arco di tempo estremamente breve, mostrano un’attività che cresce e decresce in modo repentino, suggerendo un flusso molto compatto di detriti spaziali. A differenza di altri sciami, che possono mantenere una buona intensità per giorni interi, le Quadrantidi offrono il loro massimo splendore solo per poche ore. Per chi si trova sotto un cielo perfettamente buio, lontano dall’inquinamento luminoso e con un orizzonte libero, la visione può essere indimenticabile.
Dietro questo spettacolo si nasconde una storia affascinante. Lo sciame prende il nome da una costellazione ormai scomparsa, la Quadrans Muralis, introdotta nel XVIII secolo e poi caduta in disuso. Ma più interessante ancora è la possibile origine dei detriti: secondo numerosi studi, tra cui quelli condotti dall’astronomo Peter Jenniskens della NASA, le Quadrantidi deriverebbero da una cometa estinta, o meglio da un asteroide che sarebbe il suo residuo. Si tratta del corpo 2003 EH1, scoperto nel 2003 e la cui orbita combacia con quella dello sciame. Alcune ipotesi collegano questo oggetto a una cometa osservata nel XV secolo da cronisti asiatici, un corpo che avrebbe lasciato dietro di sé una scia di frammenti oggi visibili sotto forma di meteore.
Nel 2026, però, il fascino della storia e della scienza dovrà bastare a colmare la delusione degli osservatori: la combinazione tra un picco diurno – previsto attorno alle 17:00 UTC – e la luminosità del plenilunio rende praticamente impossibile catturare appieno la magia di questo evento. Chi vorrà provarci comunque, potrà tentare la fortuna nelle ore che precedono l’alba del 4 gennaio, quando il radiante – il punto da cui sembrano originare le meteore – salirà nel cielo nordorientale. Ma sarà un’impresa per veri tenaci.
Per gli appassionati di astronomia, il consiglio è quello di armarsi di pazienza e attendere tempi migliori: lo spettacolo delle Quadrantidi tornerà, magari già l’anno prossimo, sotto cieli più bui e generosi. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
