Alfonso Signorini si è presentato nelle scorse ore in Procura a Milano per rendere una deposizione spontanea davanti ai magistrati che indagano sulle accuse di violenza sessuale ed estorsione mosse nei suoi confronti dall’ex concorrente del Grande Fratello Vip Antonio Medugno, segnando un passaggio delicato in un procedimento che intreccia cronaca giudiziaria, sistema televisivo e gestione della reputazione pubblica.
Il conduttore e direttore editoriale del settimanale Chi ha varcato l’ingresso del palazzo di giustizia accompagnato dagli avvocati Daniela Missaglia e Domenico Aiello, scegliendo di esporsi direttamente ai pubblici ministeri Letizia Mannella e Alessandro Gobbis, titolari del fascicolo, dopo settimane di silenzio pubblico e di gestione della vicenda esclusivamente attraverso note dei legali.
Secondo quanto trapela, davanti ai pm Signorini ha ribadito di “non avere commesso alcuna violenza”, offrendo una propria ricostruzione del rapporto intrattenuto con Medugno prima dell’ingresso di quest’ultimo nella Casa del Grande Fratello Vip nel 2022 e contestando in modo netto l’impostazione accusatoria contenuta nella querela depositata dall’ex concorrente alla vigilia di Natale.
La querela di Medugno e l’apertura dell’indagine
L’origine del procedimento risale infatti alla denuncia formale presentata da Antonio Medugno, modello e influencer napoletano poco più che ventenne, che il 24 dicembre ha depositato in Procura un atto in cui chiede di procedere nei confronti di Signorini per i reati di violenza sessuale ed estorsione, con espressa richiesta ai magistrati di valutare l’eventuale sussistenza di ulteriori ipotesi di reato e di altre responsabilità.
La querela, assegnata all’aggiunta Letizia Mannella, responsabile del dipartimento che si occupa della tutela delle persone vulnerabili, e al sostituto Alessandro Gobbis, ha portato all’iscrizione di Signorini nel registro degli indagati, un passaggio definito dagli uffici giudiziari come atto dovuto a fronte della denuncia e necessario per consentire lo svolgimento di tutti gli approfondimenti investigativi, dall’esame degli allegati alle eventuali audizioni delle parti.
Secondo il racconto di Medugno, già anticipato in due puntate del format Falsissimo di Fabrizio Corona e poi messo nero su bianco nell’atto di querela, il conduttore avrebbe sfruttato la propria posizione di potere nel sistema dei reality per ottenere favori di natura sessuale in cambio di opportunità televisive, attraverso messaggi, inviti e un incontro nell’abitazione di Signorini a Roma che il giovane descrive come segnato da avance non gradite e da un approccio fisico non consensuale.
Il cosiddetto “Signorini Gate” e il ruolo di Falsissimo
L’esplosione pubblica del caso è avvenuta a partire da novembre, quando Fabrizio Corona ha dedicato al tema le prime puntate di Falsissimo, programma ospitato sul suo canale YouTube, diffondendo chat, audio e materiali che a suo dire documenterebbero l’esistenza di un presunto “sistema Signorini”, fondato su una corsia preferenziale verso il reality in cambio di disponibilità sul piano intimo.
Le accuse, rilanciate sui social e riprese da numerose testate, hanno rapidamente assunto il profilo di un caso mediatico nazionale, ribattezzato “Signorini Gate”, in cui la narrazione di possibili abusi di potere nei meccanismi di selezione del Grande Fratello si è saldata al dibattito più ampio sul rapporto tra visibilità televisiva, speranze di carriera e vulnerabilità di giovani aspiranti personaggi.
Nel corso delle puntate di Falsissimo Medugno si è presentato come il cosiddetto casi zero del sistema descritto da Corona, raccontando una sequenza di contatti a partire da un servizio fotografico per il settimanale Chi, proseguiti con scambi di messaggi e culminati, secondo la sua versione, in episodi vissuti come pressioni psicologiche e richieste implicite legate alla possibilità di entrare nel cast del reality.
La linea difensiva di Signorini e la deposizione spontanea
Fino a oggi, Signorini aveva scelto di non intervenire personalmente nel dibattito pubblico, limitandosi a far sapere tramite una breve dichiarazione al Corriere della Sera di avere affidato la gestione del caso ai propri avvocati e di non voler commentare nel merito le accuse, in attesa degli sviluppi giudiziari.
Sono stati proprio i legali, negli ultimi giorni, a definire la denuncia di Medugno una ricostruzione “balorda”, annunciando di avere a disposizione materiali ritenuti idonei a ribaltare il quadro accusatorio e lasciando intendere che nel corso dell’eventuale fase dibattimentale verranno portati all’attenzione della magistratura episodi e condotte attribuiti allo stesso Medugno, considerati dalla difesa rilevanti ai fini della valutazione complessiva della vicenda.
In questo contesto si inserisce la scelta di presentarsi volontariamente in Procura a Milano per una deposizione spontanea, un atto che consente all’indagato di offrire ai pm la propria versione dei fatti in una fase ancora preliminare dell’inchiesta, prima che l’ufficio requirente decida se chiedere ulteriori atti istruttori, archiviare il fascicolo o avanzare ipotesi di imputazione davanti al giudice.
Secondo ricostruzioni di stampa, nel colloquio con Mannella e Gobbis Signorini avrebbe negato non solo l’esistenza di qualsiasi forma di violenza sessuale, ma anche ogni condotta che possa essere ricondotta a un ricatto o a una pressione correlata alla partecipazione al programma, rivendicando la regolarità dei meccanismi di selezione del cast del Grande Fratello Vip e la natura non illecita dei contatti avuti con Medugno.
L’autosospensione da Mediaset e la reazione dell’azienda
Parallelamente al fronte giudiziario, la vicenda ha avuto effetti immediati sul piano professionale. Nei giorni successivi alla diffusione delle prime puntate di Falsissimo e all’annuncio della querela di Medugno, Signorini ha comunicato a Mediaset la decisione di autosospendersi in via cautelativa da tutti i suoi impegni editoriali con il gruppo, inclusa la conduzione del Grande Fratello, provvedimento recepito dall’azienda con una nota ufficiale che richiama il rispetto del Codice Etico e la volontà di tutelare la reputazione del broadcaster.
Nel comunicato diffuso dalla società di Cologno Monzese, Mediaset ha precisato che agirà in tutte le sedi per contrastare la diffusione di contenuti e ricostruzioni ritenuti diffamatori o calunniosi, sottolineando come, in quanto parte di un gruppo europeo quotato, abbia il dovere di preservare l’integrità delle proprie attività editoriali e l’immagine presso mercato e pubblico, mentre i legali del conduttore hanno parlato di una “campagna calunniosa e diffamatoria” volta a distruggere la sua onorabilità.
La scelta dell’autosospensione, presentata come misura di tutela personale e aziendale in attesa che la magistratura chiarisca la fondatezza delle accuse, ha di fatto interrotto il rapporto operativo tra Signorini e il principale gruppo televisivo commerciale italiano, lasciando aperte una serie di incognite sulla futura gestione del marchio Grande Fratello e sul posizionamento dell’azienda rispetto a eventuali sviluppi del procedimento penale.
Le prospettive dell’inchiesta e il contesto del mondo televisivo
Allo stato, la Procura di Milano si trova in una fase di raccolta e analisi del materiale allegato alla querela di Medugno e di quanto sequestrato in altri procedimenti connessi, come quello che riguarda Fabrizio Corona, indagato per la diffusione di contenuti a sfondo sessuale nell’ambito delle stesse trasmissioni di Falsissimo, in un intreccio procedurale che rende necessario un esame coordinato delle prove digitali e delle dichiarazioni dei protagonisti.
I magistrati dovranno valutare innanzitutto la credibilità e la coerenza dei racconti forniti da Medugno e, ora, da Signorini, incrociandoli con le chat, i messaggi e gli altri elementi di prova raccolti, per stabilire se esistano riscontri oggettivi alle ipotesi di violenza sessuale ed estorsione o se, al contrario, il quadro non superi la soglia necessaria per sostenere un’accusa in giudizio, con la conseguente richiesta di archiviazione.
Il caso arriva in un momento in cui, nel sistema mediatico italiano, è già in corso un dibattito sulle dinamiche di potere nei talent e nei reality, sulle condizioni di accesso alle opportunità televisive per i più giovani e sulle possibili asimmetrie tra figure consolidate e aspiranti protagonisti, in un contesto segnato da una crescente sensibilità verso i temi del consenso, dell’abuso di posizione e della responsabilità delle piattaforme di intrattenimento.
Uno scenario ancora aperto
Al momento, nessuna decisione definitiva è stata assunta dalla Procura sull’esito dell’inchiesta che coinvolge Alfonso Signorini, e l’indagine resta nella fase delle verifiche preliminari previste dal codice di procedura penale, con l’obiettivo di accertare se i fatti denunciati da Medugno possano configurare gli estremi dei reati ipotizzati oppure se il materiale raccolto non sia sufficiente a sostenere un processo.
L’iniziativa dell’ex conduttore del Grande Fratello di presentarsi spontaneamente ai pm milanesi rappresenta, in questo quadro, un tassello rilevante sul piano procedurale, perché consente all’ufficio inquirente di acquisire sin d’ora la versione dell’indagato e di confrontarla con quella della persona offesa, prima di procedere a eventuali ulteriori atti istruttori o alla convocazione di altri testimoni che avrebbero riferito fatti analoghi nelle scorse settimane.
In attesa di sviluppi, la vicenda continua a produrre effetti a cascata sull’industria televisiva, sugli equilibri interni a Mediaset e sulla discussione pubblica attorno ai limiti del potere editoriale e alle tutele per chi cerca visibilità attraverso i grandi format di intrattenimento, in un quadro in cui la distinzione tra responsabilità penale da accertare e reputazione mediatica è destinata a rimanere al centro del dibattito. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
