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Stellantis Italia, profondo rosso: i volumi del 2025 ai minimi negli ultimi 70 anni

La produzione di Stellantis in Italia crolla nel 2025 a 379.706 veicoli, il livello più basso dal 1955, con 213.706 auto prodotte contro le 230.988 di settant’anni fa.

La produzione di Stellantis negli stabilimenti italiani ha registrato nel 2025 un arretramento senza precedenti, toccando livelli che riportano il gruppo ai volumi produttivi degli anni Cinquanta. Secondo il rapporto annuale della Fim Cisl, presentato questa settimana a Torino, sono state realizzate complessivamente 379.706 unità tra autovetture e veicoli commerciali, con una riduzione del 20 per cento rispetto al 2024. Il dato più allarmante riguarda le sole autovetture, scese a 213.706 unità, con un calo del 24,5 per cento. Per trovare cifre così basse occorre risalire al 1955, quando la produzione automobilistica italiana si attestava a 230.988 vetture.

Il segretario generale della Fim Cisl, Ferdinando Uliano, ha sottolineato come in meno di due anni le produzioni si siano dimezzate rispetto al 2023, quando erano state realizzate 751.384 unità. Questa flessione particolarmente significativa ha portato quasi la metà della forza lavoro del gruppo a essere interessata da ammortizzatori sociali, tra cassa integrazione ordinaria e contratti di solidarietà. Al primo settembre 2025, su 32.803 dipendenti totali negli stabilimenti italiani, ben 20.233 lavoratori risultavano coinvolti da misure di sostegno al reddito, pari al 61,68 per cento della forza lavoro complessiva.

La contrazione produttiva ha colpito con intensità differente i vari siti del gruppo. Lo stabilimento di Melfi, in Basilicata, ha registrato il crollo più drammatico, con una riduzione del 47,2 per cento della produzione, fermandosi a poco più di 32.000 veicoli. La causa principale è stata individuata nella contrazione degli ordini sui modelli precedenti, in attesa dell’avvio della produzione dei nuovi veicoli basati sulla piattaforma STLA Medium, tra cui la nuova Jeep Compass, la DS7 e la Lancia Gamma, la cui produzione è partita solo nell’ultimo trimestre dell’anno.

Anche Cassino, storico impianto del Lazio, ha vissuto un anno particolarmente difficile. Lo stabilimento ha prodotto appena 19.364 unità, segnando un calo del 27,9 per cento e toccando il dato peggiore nella storia del sito. A pesare è stato il rinvio delle produzioni delle nuove Alfa Romeo Stelvio e Giulia, inizialmente previste per il 2025 e ora posticipate a data da definire. La Fim Cisl ha espresso preoccupazione per i segnali di rallentamento che, se confermati, potrebbero aprire una fase fortemente critica per lo stabilimento, chiedendo che i due nuovi modelli compatti previsti dal 2028 sulla piattaforma STLA Small vengano anticipati nel prossimo piano industriale.

A Pomigliano d’Arco, in Campania, la produzione è scesa a 131.180 vetture, con una flessione del 21,9 per cento. La Fiat Panda, pur restando il modello più prodotto in Italia con oltre 112.000 unità, ha comunque registrato un calo del 14 per cento. Lo stabilimento campano è interessato da una situazione particolarmente delicata sul fronte occupazionale. È stato infatti firmato un pre-accordo tra azienda e sigle sindacali che estende di un ulteriore anno, fino all’8 settembre 2026, la cassa integrazione in regime di solidarietà in deroga per 3.750 lavoratori, con una riduzione media dell’orario di lavoro fino al 75 per cento.

L’unica eccezione positiva nel panorama produttivo italiano di Stellantis è rappresentata dallo stabilimento di Mirafiori, a Torino, che ha registrato un incremento del 16,5 per cento rispetto al 2024, arrivando a 30.202 unità. Il risultato è stato reso possibile dall’avvio, a novembre 2025, della produzione della Fiat 500 ibrida, versione mild hybrid del celebre modello cittadino. Entro la fine dell’anno sono state prodotte circa 6.000 unità della nuova versione, con l’obiettivo dichiarato di raggiungere una capacità produttiva annua di circa 100.000 unità a regime. Se tali volumi saranno confermati, sarà possibile superare progressivamente la fase di cassa integrazione che ha caratterizzato lo stabilimento torinese per quasi diciotto anni.

Per quanto riguarda i veicoli commerciali, prodotti principalmente nello stabilimento di Atessa, in Abruzzo, la produzione si è attestata a 166.000 unità, con un calo del 13,5 per cento. Il sito abruzzese, dove viene assemblato il Ducato, è stato al centro di dichiarazioni preoccupanti da parte del responsabile Europa di Stellantis, Jean-Philippe Imparato, che nel corso del 2025 ha più volte paventato il rischio di chiusure degli stabilimenti italiani qualora non fossero cambiate le condizioni su costi energetici e normative europee sull’elettrico. Imparato ha sottolineato come in Francia il costo dell’energia sia di 65 euro al megawattora, in Spagna di 80 euro, mentre in Italia supera i 180 euro, rendendo di fatto insostenibile la competitività degli impianti nazionali.

La crisi produttiva si è accompagnata a un massiccio ricorso alle uscite volontarie incentivate. Secondo l’indagine della Fiom Cgil dal titolo “Stellantis: la grande fuga dall’Italia”, i dipendenti del gruppo sono passati da 37.288 nel 2020 a 27.632 nel 2024, con una perdita netta di 9.656 lavoratori in quattro anni. Nel solo biennio 2024-2025 le uscite volontarie hanno riguardato 6.052 dipendenti, con costi di ristrutturazione occupazionale pari a 777 milioni di euro nel 2024. Anche nello stabilimento di Atessa, oltre 600 addetti, pari al 12 per cento della forza lavoro, hanno fatto richiesta di separation, la procedura per l’uscita incentivata volontaria destinata a chi si avvicina alla pensione.

Sul fronte degli investimenti, Stellantis ha presentato nel dicembre 2024 al Ministero delle Imprese e del Made in Italy un piano che prevede 2 miliardi di euro di investimenti negli stabilimenti italiani per il 2025 e ulteriori 6 miliardi di euro in acquisti dai fornitori nazionali. Il piano Italia, che si estende fino al 2030, prevede il mantenimento di tutti gli stabilimenti attivi e una crescita produttiva a partire dal 2026. Tuttavia, il piano annunciato ha subito ritardi e revisioni. Per l’Italia è prevista l’introduzione della nuova piattaforma Small, con due nuovi modelli compatti a Pomigliano a partire dal 2028, la produzione della nuova 500 elettrica a Mirafiori affiancata dalla versione ibrida, l’introduzione di versioni ibride sulle nuove piattaforme destinate a Melfi, una nuova gamma Large per i veicoli commerciali, lo sviluppo di versioni ibride per Alfa Romeo Stelvio e Giulia a Cassino, e l’assegnazione di un nuovo modello top di gamma sempre su piattaforma Large per lo stabilimento laziale.

Particolarmente controversa rimane la situazione dello stabilimento di Termoli, in Molise, dove il progetto della gigafactory per la produzione di batterie elettriche è stato sospeso. Automotive Cells Company (ACC), la joint venture tra Stellantis, TotalEnergies e Mercedes, ha messo in pausa il progetto nel 2024, con la promessa di sciogliere la riserva entro il primo semestre 2025. Secondo indiscrezioni riportate da Milano Finanza, ACC sarebbe ormai prossima ad abbandonare definitivamente il progetto a causa di difficoltà tecniche, strategiche e finanziarie, con una decisione attesa entro la fine del 2025 o l’inizio del 2026. Attualmente, presso lo stabilimento molisano sono in cassa integrazione 1.823 lavoratori fino al 31 agosto 2026.

Le organizzazioni sindacali hanno reagito con fermezza ai dati diffusi, chiedendo un rafforzamento del piano industriale e l’anticipazione dei tempi di presentazione del nuovo piano strategico. La Fim Cisl ha sottolineato come sia necessario recuperare gli impegni non attuati relativi a Stelvio e Giulia e anticipare il lancio del nuovo modello su piattaforma Large nello stabilimento di Cassino. Per Pomigliano è stata avanzata la richiesta di anticipare al 2028 i nuovi modelli su piattaforma STLA Small per garantire la continuità produttiva post-Panda. I sindacati hanno inoltre criticato la strategia di investimenti di Stellantis all’estero, in particolare in Marocco e in Serbia, dove il gruppo ha annunciato massicci investimenti con la creazione di migliaia di posti di lavoro, mentre in Italia continua il ricorso agli ammortizzatori sociali.

Nel luglio 2025, Stellantis ha confermato un investimento di 1,2 miliardi di euro per l’espansione dello stabilimento di Kenitra in Marocco, con 3.100 nuove assunzioni e un aumento della produzione a 535.000 veicoli all’anno entro il 2030. In Serbia, presso lo stabilimento di Kragujevac, è stata avviata la produzione della nuova Grande Panda, con un investimento complessivo di 190 milioni di euro per la conversione dell’impianto. Secondo fonti sindacali, Stellantis starebbe assumendo manodopera dal Nord Africa per far fronte alla carenza di operai locali, che rifiutano di lavorare per gli stipendi offerti, pari a circa 600 euro mensili.

Il cambio di leadership ai vertici del gruppo, con le dimissioni di Carlos Tavares nel dicembre 2024 e la nomina di Antonio Filosa come nuovo amministratore delegato nel maggio 2025, ha aperto una nuova fase per Stellantis. Filosa, veterano dell’azienda con 25 anni di esperienza nel settore automobilistico, ha annunciato che il nuovo piano industriale sarà presentato all’inizio del 2026, anche se alcune indiscrezioni parlano di un possibile slittamento a metà anno per permettere al management di completare un lavoro più approfondito. Il nuovo CEO ha dichiarato di voler risolvere tutto ciò che non funziona e di puntare su una crescita redditizia con risultati significativamente migliori.

Per il 2026, il sindacato intravede segnali di possibile recupero, ma condizionati. Il prossimo anno dovrebbe beneficiare della produzione a pieno regime della 500 ibrida, della DS8 e della nuova Jeep Compass. A questi modelli si aggiungeranno DS7 e Lancia Gamma, chiamate a compensare l’uscita di produzione di Renegade e 500X. Un livello produttivo superiore a quello del 2024 appare plausibile, ma il ritorno verso i volumi del 2023 dipenderà soprattutto dalla tenuta degli stabilimenti di Pomigliano e di Cassino. La Fim Cisl ha ribadito che è necessario agire in tempi rapidi, attraverso l’assegnazione di nuovi investimenti, nuovi modelli, il rafforzamento degli investimenti già annunciati e un deciso rilancio delle attività di sviluppo e ricerca.

La situazione di Stellantis in Italia si inserisce in un contesto più ampio di difficoltà del settore automobilistico europeo, alle prese con la transizione verso l’elettrico, con costi energetici elevati, con la pressione delle normative europee sulle emissioni e con la concorrenza dei produttori asiatici. Il mercato italiano dell’auto ha chiuso il 2025 con una flessione del 2 per cento, a quota 1.525.722 vetture immatricolate, secondo i dati del Ministero dei Trasporti. La quota di mercato di Stellantis in Italia si è attestata al 21,48 per cento, confermando la leadership del gruppo ma in un contesto di forte contrazione dei volumi complessivi.

Il caso Stellantis solleva interrogativi più ampi sul futuro dell’industria automobilistica italiana e sulla capacità del sistema produttivo nazionale di competere in un mercato globale in rapida trasformazione. Le richieste sindacali di un piano industriale più solido, con investimenti concreti e assegnazioni produttive chiare per tutti gli stabilimenti, si scontrano con le scelte strategiche di un gruppo multinazionale che deve bilanciare gli interessi di diversi paesi e mercati. La sfida per Stellantis sarà quella di riconciliare le aspettative italiane con le esigenze di competitività globale, in un momento in cui l’intera filiera automotive europea si trova a un bivio decisivo per il proprio futuro industriale e occupazionale. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!