Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha ammesso che “L’Italia non è pronta a respingere eventuali attacchi missilistici“, rispondendo alla domanda del senatore Lombardo di Azione durante l’audizione alle commissioni riunite Esteri-Difesa in Senato. Una dichiarazione passata in gran parte sottotraccia, ma che apre una voragine nella percezione della sicurezza nazionale in un momento in cui le tensioni nel Mediterraneo si intensificano e la minaccia missilistica iraniana si avvicina concretamente ai confini europei.
Il governo italiano segue gli sviluppi della crisi in Iran e nei Paesi del Golfo in un contesto di crescenti tensioni e di rischio di allargamento del conflitto. In vista dei prossimi passaggi istituzionali, sono in corso interlocuzioni tra maggioranza e opposizioni. Giovedì 5 marzo il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il ministro della Difesa Crosetto hanno riferito alle Camere.
Sul fronte diplomatico, Tajani ha risposto alla questione della possibile richiesta statunitense di utilizzo delle basi militari italiane nel contesto della crisi: “Quando arriverà la richiesta” da parte di Washington, “il governo la valuterà”. Nel frattempo, a Palazzo Chigi si è tenuto un vertice presieduto dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, con la partecipazione di Tajani, Salvini, Crosetto, Giorgetti, i sottosegretari alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari, oltre ai vertici dell’intelligence. A sollevare ulteriori preoccupazioni è stato Marco Mancini, ex capo del controspionaggio italiano, che ha denunciato un “mancato avviso” dei servizi sull’imminenza dello scoppio della guerra — un caso sul quale interverrà verosimilmente il Copasir nella sua prossima riunione.
La questione della vulnerabilità italiana non è astratta. I missili da crociera iraniani di nuova generazione, in particolare il Soumar, hanno raggiunto capacità operative fino a pochi anni fa riservate alle sole grandi potenze. Con una gittata stimata tra i 2.000 e i 2.500 chilometri, il Soumar potrebbe già colpire il centro-sud Italia — Sicilia, Puglia, Campania — nella fascia di stima più conservativa. Con 2.500 chilometri potrebbe coprire quasi tutta la penisola se lanciato da zone occidentali o settentrionali dell’Iran. Nello scenario massimo di 3.000 chilometri, potrebbe teoricamente raggiungere Milano, Torino e Roma.
Il confronto con gli altri alleati NATO è impietoso. Israele ha costruito un sistema difensivo stratificato — Iron Dome, David’s Sling, Arrow — che copre l’intero territorio. La Germania ha recentemente acquistato nuovi sistemi antimissile. La Polonia investe cifre crescenti nella propria difesa aerea. In Estonia, Lettonia e Lituania i governi distribuiscono opuscoli informativi, conducono prove di evacuazione, insegnano nelle scuole cosa fare in caso di allarme aereo. La Finlandia ha mantenuto per decenni i rifugi antiaerei in efficienza come misura prudenziale. Persino la neutrale Svizzera è disseminata di rifugi antiatomici attivi, riforniti di energia e riserve alimentari d’emergenza.
In Italia, invece, non esistono rifugi antimissile accessibili alla cittadinanza, neppure nelle grandi città. Quelli costruiti durante la Seconda Guerra Mondiale sono stati abbandonati o riconvertiti. Nessuna amministrazione comunale ha ritenuto necessario censire, ripristinare o costruire strutture di protezione civile per scenari di attacco convenzionale. Roma, Milano, Napoli, Bari, Palermo: nessuna di queste città dispone di un sistema funzionante di rifugi pubblici. La situazione è particolarmente critica per il fianco meridionale: Puglia, Calabria, Basilicata e Sicilia rappresentano un punto strategico di primo piano per la NATO nel Mediterraneo, ma la loro copertura difensiva rimane largamente insufficiente rispetto alle minacce emerse nell’ultimo decennio.
Nel 2023 è stato lanciato IT-alert, il sistema che invia messaggi di emergenza direttamente ai telefoni cellulari. Un piccolo passo avanti, rimasto però isolato: non esiste ad oggi alcun protocollo di avvertimento pubblico collegato al sistema di rilevazione satellitare delle minacce missilistiche e integrato con IT-alert. La catena che va dalla rilevazione satellitare alla diffusione dell’allerta alla popolazione civile non è mai stata formalizzata in un documento accessibile. I tempi di preavviso garantiti, le soglie di attivazione del sistema, i comportamenti raccomandati: nulla di tutto questo è pubblico. In Norvegia ogni comune ha un piano di evacuazione. In Corea del Sud le sirene di allarme vengono testate regolarmente. In Italia la cultura della preparazione civile alle emergenze militari rimane ancora in fase embrionale. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
