I prezzi dei carburanti segnano nuovi rialzi in Italia, trainati dall’escalation del conflitto in Medio Oriente e dalla crescente tensione attorno allo Stretto di Hormuz. La benzina in modalità self service ha superato la media di 1,69 euro al litro a livello nazionale, mentre il gasolio ha toccato 1,75 euro, il valore più alto dall’estate del 2024. Sulle autostrade i prezzi al servito si spingono già oltre i 2 euro, con picchi segnalati fino a 2,40 euro per il gasolio.
Il fattore scatenante è il conflitto in corso che ha coinvolto l’Iran, con i Guardiani della Rivoluzione che hanno dichiarato di avere il pieno controllo dello Stretto di Hormuz. Attraverso quello specchio d’acqua transita circa un quinto della produzione petrolifera mondiale, e il solo rischio di un blocco prolungato ha innescato una reazione immediata sui mercati. Il Brent ha superato gli 80 dollari al barile e il costo del gasolio sui mercati all’ingrosso ha oltrepassato i 1.000 dollari per tonnellata. Già una centinaia di navi risulterebbero bloccate nell’area, incapaci di muoversi.
Sul fronte dei listini, le principali compagnie petrolifere hanno già adeguato i prezzi. I rincari si sono trasmessi rapidamente alla rete di distribuzione, ben prima che si materializzino i maggiori costi effettivi di approvvigionamento: un meccanismo che le associazioni dei consumatori hanno definito speculativo. Assoutenti ha formalmente segnalato la situazione all’Autorità garante della concorrenza e del mercato, chiedendo verifiche su possibili anomalie di mercato.
Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha intensificato il monitoraggio dei listini, trasmettendo i dati alla Guardia di Finanza per accertare eventuali condotte irregolari. Per il 6 marzo è stata convocata la Commissione di allerta rapida sui prezzi, con l’obiettivo di analizzare l’andamento dei mercati energetici, l’impatto sull’inflazione e il costo della spesa delle famiglie.
Il governo si trova in una posizione delicata: a inizio anno aveva già modificato le accise per riequilibrare il trattamento fiscale tra benzina e gasolio, e un ulteriore intervento richiede attenzione. Le accise incidono attualmente per circa 0,71 euro al litro sulla benzina e 0,63 euro al litro sul gasolio. Se i prezzi alla pompa dovessero stabilizzarsi stabilmente oltre i 2 euro anche fuori dalla rete autostradale, il governo potrebbe valutare uno sconto temporaneo sulle accise, misura già adottata in passato in occasione di precedenti fiammate dei prezzi. Secondo quanto previsto nel Documento programmatico di finanza pubblica, esiste già una clausola che consentirebbe un decreto di calmierazione nel caso in cui il prezzo del greggio superi determinati livelli di riferimento. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
