Un’importante perturbazione di origine atlantica è pronta a impattare il Mediterraneo centrale, dando il via a una fase di maltempo diffuso che interesserà gran parte del Nord Italia, con fenomeni nevosi su almeno sette regioni. L’evoluzione sinottica, inquadrata a partire da venerdì, mostra un approfondimento ciclonico sul bacino tirrenico centro-settentrionale, responsabile della risalita di umide correnti meridionali che, in contrasto con masse d’aria fredda preesistenti, favoriranno precipitazioni intense e persistenti.
I primi segnali si manifesteranno già nelle prime ore di venerdì su Liguria di Ponente, Piemonte e alta Lombardia, dove la neve tornerà a cadere con insistenza sulle zone alpine. Coinvolta fin da subito anche la Sardegna occidentale, in particolare l’area del Gennargentu, dove si attendono accumuli consistenti oltre i 1200 metri.
Il cuore del peggioramento si concentrerà tra sabato e domenica, con lo scirocco che, risalendo lungo l’Adriatico, esalterà l’effetto orografico lungo le creste alpine e prealpine. Nevicate intense sono attese sul comparto piemontese, specie nelle valli del Torinese e del Cuneese, e sul versante lombardo delle Alpi, tra Valtellina, Valcamonica e Orobie. Tra sabato notte e domenica, il fronte perturbato si sposterà verso est, coinvolgendo Trentino-Alto Adige, Veneto e Friuli Venezia Giulia: le Dolomiti, le Alpi Carniche e Giulie riceveranno interessanti.
Resta tuttavia difficile, a 48-72 ore dall’evento, stabilire con esattezza la quota neve, data la forte variabilità termica in gioco e l’instabilità dei modelli previsionali legata alla configurazione barica ancora non del tutto consolidata. L’andamento termico di gennaio ha mantenuto il Nord Italia sotto la media climatica trentennale (1991-2020), con anomalie negative comprese tra -1,5 e -2°C in pianura Padana e nelle aree alpine. Un dato che richiama le condizioni invernali tipiche del trentennio 1960-1990, quando le gelate persistenti e la galaverna rappresentavano un tratto distintivo della stagione fredda.
Non mancano richiami alla memoria collettiva anche per quanto riguarda il fenomeno, oggi meno frequente, della neve chimica, favorita un tempo dall’alta concentrazione di aerosol in sospensione che fungeva da nucleo di condensazione nelle nebbie invernali. Oggi, seppur con minore evidenza, la qualità dell’aria resta un punto critico, in particolare sull’asse Torino-Milano, dove l’alta pressione prolungata ha favorito l’accumulo di polveri sottili, con valori di PM10 oltre i limiti di legge per più giorni consecutivi. Paradossalmente, il maltempo atteso potrebbe favorire un ricambio d’aria, migliorando la qualità atmosferica nei bassi strati.
Le previsioni meteo vengono elaborate a partire dai dati forniti dai modelli internazionali ECMWF e GFS, successivamente verificati e interpretati dalla redazione di www.newsroomitalia.it - Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
