In un contesto meteorologico già di per sé complesso, l’ultima emissione del modello GFS (Global Forecast System) propone scenari inusuali che, seppur ancora affetti da un’alta dose di incertezza, non possono passare inosservati. La configurazione barica suggerita per la terza decade di gennaio si discosta notevolmente dalla climatologia media del periodo e contempla l’insediarsi di un vasto anticiclone sul Nord Europa, con valori pressori al suolo fino a 1050 hPa tra Russia europea e penisola Scandinava. Una simile struttura, se confermata, avrebbe l’effetto di bloccare le correnti atlantiche, agevolando la discesa di masse d’aria gelida di origine artico-continentale verso il bacino del Mediterraneo.
È in questo scenario che il GFS, nella sua emissione a scala sinottica su base grafica WXCHARTS, individua l’intrusione di una vasta massa d’aria fredda a 850 hPa (circa 1500 metri di quota) con isoterme fino a -10/-12 °C in ingresso dalla porta della Bora, pronta a interagire con sistemi depressionari in arrivo da ovest. Il nodo cruciale risiede proprio nell’interazione tra l’aria continentale e i cicloni atlantici, che potrebbero generarsi in serie e trovare sbocco nel cuore del Mediterraneo, dove l’apporto di umidità favorirebbe fenomeni anche a carattere nevoso.
In particolare, tra sabato 24 e domenica 25 gennaio, alcune elaborazioni modellistiche come quella offerta da Meteologix mostrano accumuli nevosi potenzialmente significativi sul Nord Italia, con una colorazione viola che identifica precipitazioni nevose al suolo concentrate non solo sulle aree pedemontane, ma anche al centro della Valpadana, da Torino a Piacenza, passando per Milano e Brescia. Sebbene si tratti di proiezioni ancora a medio termine la ricorrenza del segnale freddo in più run successivi del modello statunitense merita attenzione.
La presenza del cosiddetto “muro anticiclonico russo-siberiano” non è più una semplice ipotesi modellistica: con una probabilità attorno al 70% si può ormai considerare una configurazione plausibile. Tuttavia, la sua tenuta nel tempo e la capacità di canalizzare efficacemente l’aria gelida nel Mediterraneo, anziché favorire un’interazione più blanda sull’Europa centrale, restano ancora da verificare. L’alta variabilità intrinseca di questo tipo di dinamiche rende prematuro qualsiasi tentativo di quantificazione in termini percentuali precisi. Più prudente, in questa fase, è monitorare l’evoluzione dei modelli con spirito critico, evitando derive sensazionalistiche, ma senza sottovalutare la portata potenzialmente storica di tale configurazione.
Una cosa, tuttavia, è già certa: il vortice polare, responsabile del confinamento delle masse fredde nelle alte latitudini, sta mostrando segnali di debolezza strutturale evidenti. Non è “quello di sempre”. L’indebolimento del Vortice Polare Stratosferico, seppur non ancora eclatante, apre la porta a dinamiche troposferiche imprevedibili e più inclini a scambi meridiani, ovvero ai cosiddetti “sblocchi”, che rendono l’Europa vulnerabile all’arrivo di masse d’aria gelida.
In conclusione, l’Italia si prepara ad affrontare una fase potenzialmente dinamica e invernale, ma ancora tutta da decifrare. I prossimi aggiornamenti modellistici saranno determinanti per comprendere se stiamo per scrivere una pagina importante della meteorologia invernale italiana oppure se, come spesso accaduto negli ultimi anni, il freddo resterà spettatore a distanza.
Le previsioni meteo vengono elaborate a partire dai dati forniti dai modelli internazionali ECMWF e GFS, successivamente verificati e interpretati dalla redazione di www.newsroomitalia.it - Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
