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Dal 2026 la TARI va in pensione, arriva la TARIP: ecco cos’è e come funziona

Con la nuova TARIP chi differenzia paga meno, ma cresce il rischio che chi vuole risparmiare lo faccia illegalmente: una sfida ambientale e sociale per Comuni e cittadini.

A partire dal 2026, in molti Comuni italiani la TARI sarà progressivamente sostituita dalla TARIP, la Tariffa Puntuale sui Rifiuti, che segna un cambio di paradigma nella gestione della tassa sui rifiuti urbani. Pur rimanendo nella natura un tributo, la TARIP abbandona i criteri tradizionali legati alla superficie dell’abitazione e al numero dei residenti, introducendo un sistema più preciso, trasparente e legato ai comportamenti reali dei cittadini. Il principio è chiaro: chi produce meno rifiuti indifferenziati, paga meno. Chi differenzia meglio, è premiato. Un meccanismo che mira a responsabilizzare i cittadini e a stimolare una maggiore consapevolezza ambientale.

Il funzionamento della TARIP si basa sulla logica del “Pay As You Throw”, ovvero “paga quanto butti”. Ogni utenza è dotata di contenitori per i rifiuti con microchip RFID, che tracciano gli svuotamenti, registrando con precisione la frequenza dei conferimenti di indifferenziato. La bolletta si compone così di una quota fissa (legata alla superficie dell’immobile), una quota variabile (in base al numero di svuotamenti) e un’eventuale quota aggiuntiva se si supera una soglia stabilita dal regolamento comunale. In questo modo, il calcolo della tariffa diventa dinamico e legato al comportamento effettivo degli utenti, incentivando una raccolta differenziata più accurata e la riduzione del rifiuto secco non riciclabile.

I benefici attesi sono molteplici. Da un lato, la TARIP favorisce il raggiungimento degli obiettivi europei sul riciclo – come il 55% di rifiuti urbani riciclati entro il 2025 – e contribuisce a ridurre l’impatto ambientale dei rifiuti. Dall’altro, rende più equo il sistema tariffario: le famiglie più virtuose, che adottano pratiche sostenibili come il compostaggio domestico o che conferiscono correttamente nei centri di riuso, possono accedere a riduzioni significative. Alcuni Comuni, infatti, hanno già previsto sconti e agevolazioni per determinate categorie: dalle famiglie con bambini piccoli a quelle con esigenze sanitarie particolari, fino a chi raggiunge un determinato livello di raccolta differenziata.

Dal 1° gennaio 2026 entrerà inoltre in vigore su scala nazionale il Bonus Sociale Rifiuti, una misura che prevede uno sconto automatico del 25% sulla tariffa per i nuclei familiari con ISEE inferiore a 9.530 euro, o fino a 20.000 euro in caso di famiglie numerose con almeno quattro figli a carico. Uno strumento che punta a tutelare i cittadini economicamente più fragili, evitando che la transizione verso il nuovo sistema tariffario generi iniquità.

L’adozione della TARIP sarà comunque graduale e affidata all’autonomia regolamentare dei singoli Comuni, come previsto dalla normativa vigente. Alcuni territori – in particolare in Emilia-Romagna e Lazio – sono già partiti da anni con sistemi di tariffazione puntuale, ottenendo risultati positivi in termini di riduzione del rifiuto indifferenziato e aumento delle percentuali di riciclo. In altri casi, il passaggio avverrà nei prossimi anni, anche grazie al sostegno economico e normativo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e delle direttive europee in materia di economia circolare.

Tuttavia, laddove il controllo del territorio è debole e la consapevolezza ambientale resta bassa, la correlazione diretta tra quantità e costo potrebbe spingere alcuni utenti a comportamenti opportunistici, come l’abbandono abusivo dei rifiuti in aree rurali o non sorvegliate.

È un fenomeno già osservato in alcune realtà in fase sperimentale. Se da un lato la TARIP responsabilizza l’utenza, dall’altro può alimentare pratiche elusive, soprattutto nei contesti in cui i sistemi di sorveglianza e sanzione non sono ancora pienamente operativi. Secondo diversi osservatori ambientali, il rischio è che il sistema premi i comportamenti solo in apparenza virtuosi, mentre in realtà alcuni cittadini potrebbero limitare l’uso dei contenitori ufficiali per evitare costi, smaltendo rifiuti in modo improprio, con ricadute ambientali e costi di bonifica a carico della collettività.

Per mitigare questo effetto collaterale, sarà fondamentale accompagnare l’introduzione della TARIP con un rafforzamento dei controlli sul territorio, investimenti in videosorveglianza ambientale, campagne educative e un’efficace rete di ispezione.

La TARIP non è solo una nuova modalità di calcolo, ma rappresenta una svolta culturale. Un sistema che chiama in causa direttamente i cittadini, responsabilizzandoli nel quotidiano e legando la tariffa non più solo a parametri immobiliari, ma a scelte concrete e comportamenti ambientali. Una riforma che guarda al futuro, nella direzione di una gestione dei rifiuti più sostenibile, efficiente e giusta per tutti. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!