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È morto Dino Attanasio, il fumettista creatore di Signor Spaghetti

Dietro i baffi del Signor Spaghetti, l’ironia raffinata di un autore che ha saputo raccontare l’Europa con leggerezza e profondità.
Facebook @Robin Schouten

Con la scomparsa di Dino Attanasio, avvenuta il 17 gennaio a Jette, in Belgio, il mondo del fumetto europeo perde una delle sue voci più originali e longeve. Nato a Milano nel 1925, Attanasio ha attraversato un intero secolo di storia, portando nel linguaggio del fumetto una cifra stilistica riconoscibile, ironica e profondamente umana. Aveva compiuto da poco i cento anni e, fino agli ultimi tempi, aveva continuato a disegnare e raccontare, con la leggerezza che lo aveva reso celebre.

Artista poliedrico, cresciuto in una famiglia di musicisti, Attanasio si era formato inizialmente tra chitarra classica e pittura all’Accademia di Brera, per poi approdare all’animazione e infine al fumetto. Il suo primo contributo risale agli anni ’40, quando partecipò alla realizzazione de La rosa di Bagdad, primo lungometraggio animato italiano. Ma è nel secondo dopoguerra che la sua carriera prende forma, in un’Italia ancora affamata di immagini e racconti. Lavora per diverse testate e si avvicina alla Redazione Audace di Gianluigi Bonelli, gettando le basi per una visione narrativa che porterà oltre i confini nazionali.

Il vero punto di svolta arriva nel 1948, con il trasferimento in Belgio. Qui, inserendosi nell’ambiente vivacissimo della bande dessinée franco-belga, Attanasio collabora con i protagonisti di un’epoca d’oro: da Eddy Paape a Victor Hubinon, da Jean Graton a Jean-Michel Charlier. Ma soprattutto lavora fianco a fianco con René Goscinny e Albert Uderzo, ben prima della nascita di Asterix. È con Goscinny che nel 1958 dà vita al suo personaggio più celebre, Il Signor Spaghetti, protagonista di una serie umoristica che racconta – con tono leggero e disincantato – le peripezie di un italiano all’estero. Il fumetto, pubblicato sul settimanale Tintin, seppe intercettare il sentire comune di molti lettori europei, parlando di migrazione e identità con una modernità sorprendente.

La vena ironica di Attanasio si accompagnava a una versatilità tecnica fuori dal comune. Lo dimostra il suo lavoro su Modeste et Pompon, ereditato da Franquin, e il ruolo pionieristico nella trasposizione a fumetti delle avventure di Bob Morane. Negli anni ’60, con Johnny Goodbye, crea una serie poliziesca ambientata nell’America del proibizionismo, confermando la sua abilità nel muoversi tra generi e registri diversi senza mai perdere in stile o efficacia.

Stabilitosi definitivamente a Bruxelles nel 2020, Attanasio aveva scelto la quiete discreta del quartiere di Jette per continuare a lavorare, lontano dai riflettori ma sempre attento al mondo che lo circondava. A dare notizia della sua morte è stata la casa editrice belga Editions Hibou, con cui collaborava negli ultimi anni. Lascia un patrimonio artistico vastissimo e una lezione ancora attuale: che il fumetto, anche quando fa ridere, può raccontare con intelligenza la complessità dell’esperienza umana. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!