Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha convocato il Consiglio Supremo di Difesa al Palazzo del Quirinale per venerdì 13 marzo 2026 alle ore 10, con un ordine del giorno che riflette la gravità del momento geopolitico: “La guerra in Iran e in Medio Oriente. Analisi della situazione internazionale e degli effetti della crisi in corso”. Lo ha comunicato una nota ufficiale della Presidenza della Repubblica, confermando il carattere straordinario della convocazione rispetto al calendario ordinario dell’organismo.
La riunione si inserisce in un contesto di escalation che ha progressivamente coinvolto interi equilibri regionali e, per riflesso, la sicurezza collettiva dell’Alleanza atlantica. Il conflitto nel Golfo persico ha conosciuto nelle ultime settimane un’intensificazione che non può essere ignorata dai Paesi membri della Nato, tanto più dopo che un recente attacco iraniano alla Turchia ha riacceso il dibattito sull’applicabilità dell’articolo 5 del Trattato di Washington, la clausola di difesa collettiva che obbliga gli alleati a intervenire in caso di aggressione a uno Stato membro.
Una convocazione straordinaria
Il Consiglio Supremo di Difesa è convocato abitualmente due volte l’anno, ma il presidente Mattarella ha la facoltà costituzionale di riunirlo ogni volta che lo ritenga necessario. L’articolo 87 della Costituzione attribuisce al Capo dello Stato il comando delle Forze armate e la presidenza di tale organo, rendendo la convocazione straordinaria uno strumento legittimo e consolidato di risposta istituzionale alle crisi. Nel corso del suo mandato, Mattarella ha già convocato il Consiglio una ventina di volte: solo nel 2025 si era riunito a marzo per le minacce spaziali e la difesa europea, a maggio per il riarmo europeo e la partecipazione italiana alle iniziative Nato, e a novembre per il dossier Ucraina.
Quella del 13 marzo si configura come una sessione d’urgenza, resa necessaria dagli sviluppi rapidi e imprevedibili di un conflitto che rischia di trascinare nell’orbita del confronto militare anche Paesi europei con interessi diretti nella regione, a partire da quelli affacciati sul Mediterraneo orientale e dallo Stretto di Hormuz, da cui transita una quota cruciale delle forniture energetiche mondiali.
Composizione e funzioni dell’organo
Il Consiglio Supremo di Difesa è composto, oltre che dal Presidente della Repubblica che lo presiede, dal Presidente del Consiglio dei ministri, dai ministri degli Affari esteri, dell’Interno, dell’Economia e delle Finanze, della Difesa e dello Sviluppo economico, nonché dal Capo di Stato maggiore della difesa. Alla riunione dello scorso novembre avevano partecipato, tra gli altri, la premier Giorgia Meloni, il ministro degli Esteri Antonio Tajani, il ministro della Difesa Guido Crosetto, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e il Generale Luciano Portolano in qualità di Capo di Stato maggiore.
L’organismo non ha poteri deliberativi diretti in materia di dichiarazione di guerra — prerogativa che la Costituzione riserva al Parlamento — ma costituisce la sede istituzionale permanente per la discussione e il coordinamento delle politiche di sicurezza e difesa nazionale. Secondo la scheda tecnica del Quirinale, il Consiglio è “strumento di dialogo e di confronto preventivo tra i responsabili dell’indirizzo politico in materia di difesa nazionale”, attraverso cui i componenti possono concorrere a definire criteri per il migliore esercizio delle rispettive competenze.
I temi sul tavolo
La riunione del 13 marzo si annuncia densa di implicazioni operative e strategiche. Sul tavolo, oltre alla valutazione complessiva dello scenario bellico in Iran e nel più ampio scacchiere mediorientale, figurano le conseguenze di un eventuale blocco dello Stretto di Hormuz sui prezzi dell’energia e del petrolio, un’ipotesi che avrebbe ricadute immediate sulle economie europee già alle prese con pressioni inflazionistiche e instabilità dei mercati. Le Forze Armate e il Ministero degli Esteri porteranno al tavolo valutazioni sulle posture deterrenti e sugli strumenti diplomatici disponibili per contenere l’escalation.
Il Consiglio dovrà altresì affrontare la questione delle infrastrutture strategiche nazionali esposte a rischi indiretti, nonché le linee di coordinamento tra i vari ministeri e le autorità preposte alla sicurezza. La premier Meloni ha già ribadito pubblicamente che l’Italia punta a evitare un coinvolgimento diretto nel conflitto, privilegiando una postura di cautela, ma la rapidità degli sviluppi sul campo impone una prontezza operativa che non può prescindere da un confronto ai massimi livelli istituzionali.
Lo scenario internazionale
Il conflitto in Iran si inserisce in una più vasta ridefinizione degli equilibri mediorientali che vede coinvolti attori regionali e globali con interessi spesso divergenti. L’attacco iraniano alla Turchia ha rappresentato un salto di qualità nella crisi, introducendo per la prima volta la possibilità concreta di un’attivazione del meccanismo di difesa collettiva Nato: una prospettiva che cambia radicalmente il profilo del rischio per l’Europa e per l’Italia in particolare, data la sua posizione geografica e i suoi interessi nel Mediterraneo allargato.
In questo quadro, la convocazione del Consiglio Supremo di Difesa non rappresenta soltanto un adempimento istituzionale, ma segnala la consapevolezza del Quirinale che la crisi ha raggiunto una soglia critica tale da richiedere un coordinamento immediato tra tutti i vertici dello Stato responsabili della politica di sicurezza nazionale. L’esito dei lavori del 13 marzo — tradizionalmente comunicato attraverso un comunicato finale del Quirinale — sarà atteso con grande attenzione da alleati europei e da partner internazionali, a cominciare dagli Stati Uniti del presidente Donald Trump, con cui si discute del grado di coinvolgimento occidentale nella crisi. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
