Roberto Vannacci è sempre più lontano dalla Lega. Il generale in pensione, divenuto eurodeputato con un sorprendente bottino personale di oltre 530 mila preferenze alle elezioni europee del 2024, sembra aver intrapreso la strada che lo condurrà fuori dal partito di Matteo Salvini. La sua assenza al raduno della Lega in Abruzzo non è una semplice coincidenza, ma un segnale evidente di una frattura ormai difficilmente sanabile.
Dopo un anno trascorso a percorrere il Paese, con toni duri su temi come la remigrazione e una narrativa fortemente identitaria, Vannacci appare pronto a capitalizzare il consenso raccolto. L’idea è quella di costruire un movimento autonomo, ispirato apertamente all’AfD tedesca, l’estrema destra populista che negli ultimi anni ha guadagnato terreno in Germania. Il progetto non nasce nei palazzi, assicurano i suoi fedelissimi, ma dalla volontà di creare un contenitore politico alternativo, fondato su «idee e valori precisi e coerenti», in vista delle prossime elezioni politiche previste tra poco più di un anno.
Alcuni segnali indicano già in quale direzione si muove il generale. Il convegno alla Camera organizzato dal deputato leghista Domenico Furgiuele — a lui vicino — insieme a esponenti di Casapound, non è passato inosservato. Non tanto per i contenuti, quanto per il valore simbolico: un’apertura netta verso ambienti fino ad ora considerati marginali, ma che potrebbero rappresentare un bacino elettorale utile nella costruzione di una nuova destra radicale italiana.
Il sostegno interno, per quanto residuale, non manca. Alla Camera restano alcuni “vannacciani”: Furgiuele, Edoardo Ziello, Rossano Sasso, e anche Emanuele Pozzolo, ex Fratelli d’Italia, allontanato dal partito dopo l’episodio degli spari nella notte di Capodanno. Il progetto ha già un nome, un logo e una macchina organizzativa che lavora al reperimento delle firme necessarie per presentare le liste: 36 mila per la Camera, la metà per il Senato. In corso anche la raccolta di fondi, sia piccoli contributi da simpatizzanti, sia finanziamenti più strutturati.
Nel frattempo, a Roma, nei palazzi della politica, si dà per scontata la sua uscita. Tra le fila leghiste c’è chi, pur riconoscendone l’impatto elettorale, tira un sospiro di sollievo: «Ci togliamo un peso», dicono alcuni. Salvini, che pure ha beneficiato del consenso ottenuto da Vannacci alle europee per blindare la propria leadership, oggi sembra rassegnato: «La Lega è una forza di governo, con 500 sindaci in tutta Italia. Fuori dalla Lega c’è il deserto». Ma il tempo, anche per il Capitano, potrebbe essere cambiato. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
