L’Italia non registra problemi immediati di approvvigionamento del gas per il mese di marzo 2026, nonostante la crisi in atto nello Stretto di Hormuz, parzialmente bloccato dalla fine di febbraio a causa delle tensioni militari tra Stati Uniti, Israele e Iran. Tutti i carichi di gas naturale liquefatto previsti per questo mese erano già stati imbarcati prima dello scoppio del conflitto e si trovano attualmente in navigazione verso la destinazione finale.
A rassicurare i mercati è stato l’amministratore delegato di Snam, Agostino Scornajenchi, intervenuto durante una call con gli analisti finanziari. “L’Italia non ha alcun problema di forniture di gas fino a marzo”, ha affermato, precisando che il GNL proveniente dal Qatar rappresenta il 30% di tutto il gas naturale liquefatto importato nel Paese, “un ammontare limitato in termini di volumi”.
Sul fronte degli stoccaggi, la situazione appare solida: le riserve italiane si attestano al 45% della capacità totale, un livello superiore di dieci punti percentuali rispetto alla media europea. “Non abbiamo fretta”, ha aggiunto Scornajenchi, rispondendo alle domande degli analisti circa eventuali criticità legate al blocco dello Stretto di Hormuz.
L’attenzione è però già rivolta al mese successivo. “Vediamo cosa succederà ad aprile”, ha precisato il numero uno di Snam, lasciando aperta la valutazione su possibili ripercussioni qualora la crisi nello stretto persista. Le tensioni hanno già provocato un crollo dei transiti di petroliere nella zona, con i passaggi giornalieri scesi da circa 24 a soli 4 nel giro di pochi giorni, innescando forti oscillazioni sui mercati energetici internazionali.
Sul fronte dei prezzi, gli analisti stimano scenari preoccupanti in caso di blocco prolungato. Le quotazioni al TTF, il principale hub europeo di riferimento per il gas, potrebbero salire fino a 92 euro per megawattora in caso di interruzione delle forniture per tre mesi, rispetto agli attuali circa 32 euro. Anche dopo una riapertura dello stretto, gli effetti sui prezzi si farebbero sentire per diversi mesi: le stime collocano le quotazioni a 65 euro/MWh a maggio e ancora sopra la media di lungo periodo a luglio.
Il governo italiano si è detto pronto a interventi economici per mitigare le ricadute della crisi su prezzi dell’energia, materie prime e prodotti alimentari. La dipendenza globale dallo Stretto di Hormuz — che convoglia circa un quinto del petrolio e del GNL commerciato nel mondo — rende la situazione di particolare rilevanza strategica per tutto il continente europeo, non solo per l’Italia. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
