La maggioranza al governo ha avviato la discussione in sede redigente presso la Commissione Finanze del Senato di una proposta di legge destinata a modificare in modo significativo il quadro degli incentivi fiscali per i pensionati che vivono all’estero. Il disegno di legge numero 1495, presentato dal senatore Domenico Matera di Fratelli d’Italia, introduce un regime fiscale agevolato che prevede una flat tax al 4% per i pensionati che trasferiscono la propria residenza fiscale dall’estero verso specifiche aree del territorio nazionale caratterizzate da forte spopolamento. La proposta, comunicata alla presidenza del Senato il 15 maggio 2025 e incardinata in Commissione Finanze il 10 giugno dello stesso anno, ha iniziato il proprio iter parlamentare il 20 gennaio 2026 e rappresenta uno strumento di politica territoriale che ambisce a coniugare obiettivi di natura fiscale con finalità di riequilibrio demografico e rilancio socio-economico delle aree più marginali del Paese.
L’iniziativa legislativa si inserisce in un contesto in cui l’Italia ha già sperimentato misure analoghe, come la flat tax al 7% prevista per i pensionati che trasferiscono la residenza nelle regioni del Mezzogiorno o nei comuni colpiti dagli eventi sismici del 2009 e del 2016, disciplinata dall’articolo 24-ter del Testo Unico delle Imposte sui Redditi. La nuova proposta si differenzia però per l’aliquota ancora più vantaggiosa e per il target geografico, che individua esclusivamente i comuni inclusi nella Strategia nazionale per le aree interne con popolazione non superiore a 3mila abitanti. Secondo quanto riportato dal quotidiano Milano Finanza, la proposta punta a contrastare lo spopolamento di 1.904 comuni classificati come aree intermedie, periferiche o ultraperiferiche dalla Strategia nazionale per le aree interne, territori considerati lontani dai centri principali di offerta di servizi essenziali quali istruzione, mobilità e sanità.
Il meccanismo previsto dal disegno di legge consiste in un’aliquota Irpef sostitutiva e forfettaria del 4% applicabile a tutti i redditi non già assoggettati a tassazione in Italia, inclusi quelli prodotti all’estero e quelli corrisposti da istituti di previdenza italiani, per un periodo massimo di quindici anni consecutivi. L’aliquota si applica ai soggetti che non siano stati fiscalmente residenti in Italia nei cinque periodi d’imposta precedenti e che trasferiscono la propria residenza fiscale da Paesi non appartenenti all’Unione europea, stabilendosi in uno dei comuni ricompresi nelle aree individuate dalla Strategia nazionale per le aree interne con popolazione non superiore a 3mila abitanti. La misura prevede inoltre che il beneficio non sia cumulabile con altri regimi agevolati già previsti dalla normativa fiscale italiana, come quelli disciplinati dagli articoli 24-bis e 24-ter del TUIR, ampliando in questo modo la platea potenziale di beneficiari.
Secondo i dati forniti dall’Inps e richiamati durante la discussione del provvedimento, l’ente previdenziale ha pagato nel 2023 complessivamente oltre 310mila pensioni all’estero, per un importo di circa 1,6 miliardi di euro, verso 160 Paesi. Questo flusso di pagamenti rappresenta il 2,3% del totale delle pensioni erogate dall’Istituto e costituisce il bacino di riferimento al quale la proposta legislativa si rivolge. Le pensioni in regime internazionale sono state nel 2023 circa 682mila, di cui circa 245mila pagate all’estero per un importo di poco più di 562 milioni di euro. La maggior parte dei pagamenti delle pensioni è localizzata nel continente europeo, in America e in Oceania, ma si registra anche un incremento significativo del numero dei pagamenti in America centrale, in Asia e in Africa. Il fenomeno migratorio dei pensionati italiani verso l’estero è stato favorito negli ultimi decenni da regimi fiscali più vantaggiosi offerti da numerosi Paesi, tra cui Portogallo, Spagna, Tunisia, Malta e Cipro, che hanno adottato politiche mirate ad attrarre pensionati stranieri con capacità di spesa.
La proposta del senatore Matera si pone in continuità con le politiche già attuate in ambito nazionale e si inserisce in un quadro di competizione internazionale per l’attrazione di pensionati che possano contribuire alla vitalità economica di territori altrimenti destinati a un progressivo impoverimento. Il Portogallo, ad esempio, ha introdotto il regime fiscale per residenti non abituali che prevede un’aliquota del 10% sui redditi da pensione estera per un periodo di dieci anni, con una deduzione forfettaria di oltre 4mila euro. La Tunisia tassa soltanto il 20% della pensione con un’aliquota di circa il 10%, richiedendo un deposito bancario di 4mila euro e un soggiorno minimo di 180 giorni all’anno. Cipro offre un’aliquota del 5%, mentre Malta consente una tassazione del 15% sulla pensione attraverso il Malta Retirement Programme. La Grecia ha introdotto nel 2020 una flat tax al 7% per i pensionati stranieri che trasferiscono la residenza. Il regime italiano al 4% si configura quindi come uno dei più competitivi a livello internazionale, soprattutto se confrontato con le aliquote ordinarie previste dal sistema fiscale italiano.
Il senatore Domenico Matera, originario di Benevento e tre volte sindaco di Bucciano, è alla sua prima legislatura in Senato e ricopre attualmente il ruolo di segretario d’Aula di Palazzo Madama, eletto con 91 voti favorevoli il 13 maggio 2025. La sua esperienza politica inizia negli anni ’90 con la Democrazia Cristiana e prosegue all’interno di Fratelli d’Italia, partito con cui si candida alle regionali del 2020 in Campania e di cui è coordinatore provinciale nel Sannio. Alla Camera Alta, Matera è membro della Commissione Politiche dell’Unione Europea, della Commissione parlamentare per la semplificazione, della Commissione d’inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori e del Comitato per la legislazione. Nella presentazione del testo, Matera ha spiegato che l’obiettivo è incentivare i rientri in Italia senza alcun maggiore onere per la finanza pubblica, indirizzandoli verso le aree che soffrono lo spopolamento e la riduzione dei servizi necessari alla vita delle persone come scuola, sanità e mobilità.
La Strategia nazionale per le aree interne, nata nel 2013 su iniziativa dell’Agenzia per la coesione territoriale e dell’allora ministro Fabrizio Barca, rappresenta una politica innovativa di sviluppo e coesione territoriale che mira a contrastare la marginalizzazione e i fenomeni di declino demografico propri delle aree interne del Paese. La strategia utilizza come indicatore il grado di accessibilità per i cittadini di uno specifico comune alle infrastrutture e ai servizi pubblici essenziali, classificando i comuni italiani in quattro fasce: aree di cintura, aree intermedie, aree periferiche e aree ultraperiferiche. Nella programmazione 2021-2027, la Strategia nazionale per le aree interne riguarda complessivamente 124 aree di progetto che coinvolgono 1.904 comuni, in cui vivono 4.570.731 abitanti. Questi territori rappresentano circa il 60% dell’intera superficie del territorio nazionale, il 52% dei comuni ed il 22% della popolazione, configurandosi come la parte più autentica del Paese ma anche quella più fragile dal punto di vista demografico e dei servizi.
L’impatto economico e sociale della proposta potrebbe essere significativo, considerando che il ritorno di pensionati dall’estero può generare effetti moltiplicativi sull’economia locale. Secondo studi sulle misure fiscali simili adottate in altri Paesi, un pensionato che ritorna in Italia può generare ogni anno una spesa diretta sul tessuto economico locale di oltre 10mila euro. Numeri che, moltiplicati per un ipotetico rientro anche solo parziale dei circa 310mila pensionati italiani oggi residenti all’estero, rappresenterebbero una straordinaria spinta per il rilancio dei territori a rischio abbandono. La presenza di nuovi residenti pensionati può incentivare la rinascita di borghi e piccoli comuni grazie all’apporto di risorse economiche e consumo locale, generare nuove opportunità di lavoro nei servizi e nel turismo, ridurre fenomeni di desertificazione demografica tipici delle aree interne e montane, e stimolare investimenti nel settore immobiliare e delle attività commerciali.
Il regime fiscale proposto prevede condizioni specifiche per l’accesso al beneficio, tra cui l’obbligo di trasferire effettivamente la residenza in uno dei comuni individuati e di mantenerla per tutta la durata del regime agevolato, che ha una durata massima di quindici anni. Il beneficio si applica esclusivamente ai redditi che non sono già sottoposti a tassazione italiana e non è cumulabile con altri regimi agevolati previsti per i pensionati o i lavoratori impatriati. L’opzione si esercita nella dichiarazione dei redditi e deve rispettare i requisiti temporali e formali previsti dalla normativa. La struttura della misura mira a risultare snella dal punto di vista amministrativo, garantendo al contempo una tassazione competitiva rispetto ai Paesi concorrenti nel mercato delle residenze fiscali attrattive per pensionati stranieri.
La proposta si affianca alle iniziative già in campo per sostenere le popolazioni che abitano nelle aree interne con particolare riferimento ai piccolissimi comuni, ma ha il pregio di affrontare da un punto di vista innovativo il problema dello spopolamento, combinando incentivi fiscali con obiettivi di riequilibrio territoriale. Il disegno di legge è rivolto in prima battuta ai pensionati italiani residenti all’estero, ma prevede la facoltà di stabilimento in Italia anche per cittadini stranieri che ricevono la pensione dall’Inps avendo svolto periodi lavorativi anche in Italia. Durante la discussione in Commissione Finanze, avviata il 20 gennaio 2026, il relatore Melchiorre ha evidenziato che il provvedimento si inserisce nel quadro delle misure finalizzate a favorire il ripopolamento e il rafforzamento socio-economico dei comuni delle aree interne attraverso l’attrazione di soggetti percettori di reddito stabile.
Il confronto con il regime già esistente della flat tax al 7% permette di comprendere meglio le differenze tra i due strumenti. La flat tax al 7%, disciplinata dall’articolo 24-ter del TUIR e introdotta dalla Legge di Bilancio 2019, prevede un’imposta sostitutiva unica del 7% su tutti i redditi di fonte estera per una durata fino a dieci anni. Possono accedere al regime i pensionati, cittadini italiani o stranieri, che percepiscono redditi da pensione estera, che non siano stati fiscalmente residenti in Italia per almeno cinque anni d’imposta precedenti a quello in cui viene esercitata l’opzione, e che trasferiscano la residenza in uno dei comuni con popolazione non eccedente le 20mila unità delle regioni Sicilia, Calabria, Sardegna, Campania, Basilicata, Abruzzo, Molise, Puglia, oppure in quelli colpiti dagli eventi sismici del 2009, 2016 e 2017. Il nuovo regime al 4% si rivolge invece a pensionati provenienti da Paesi extra Ue e richiede il trasferimento in comuni con meno di 3mila abitanti inclusi nella Strategia nazionale per le aree interne, ampliando potenzialmente il target territoriale e offrendo condizioni ancora più vantaggiose.
L’iter parlamentare della proposta è ancora in fase iniziale e non si escludono possibili modifiche in sede di emendamento, specialmente per allargare o restringere il raggio d’azione alle aree interessate, prevedere verifiche stringenti sull’effettivo trasferimento e sulla durata della permanenza, o inserire clausole di salvaguardia per evitare abusi del sistema. Il dibattito politico e tecnico è solo agli inizi, ma la misura sembra riscuotere ampia attenzione sia nella maggioranza che nell’opposizione, viste anche le potenzialità di rilancio dei territori coinvolti. La Commissione Finanze del Senato ha il compito di esaminare il testo in sede redigente, con il parere delle commissioni Affari costituzionali, Affari esteri e difesa, Bilancio, e Sanità e lavoro. L’annuncio dell’assegnazione del disegno di legge è avvenuto nella seduta numero 313 del 10 giugno 2025 e il provvedimento ha iniziato l’esame il 20 gennaio 2026.
La questione della competitività fiscale rispetto ai Paesi esteri che attirano i pensionati italiani rappresenta uno dei nodi centrali della proposta. Negli ultimi anni, migliaia di pensionati italiani hanno scelto di trasferire la propria residenza in Paesi che offrono regimi fiscali più vantaggiosi, generando una perdita di ricchezza per il tessuto socio-economico italiano e un impoverimento di alcune aree rurali. Questo fenomeno, noto come fuga dei pensionati, porta con sé conseguenze significative quali la perdita di ricchezza, l’impoverimento di alcune aree rurali e un mancato indotto per i territori che potrebbero invece beneficiare della presenza stabile di cittadini maturi con capacità di spesa. Il regime al 4% si propone di invertire questa tendenza offrendo condizioni fiscali altamente competitive, semplificazione amministrativa grazie all’aliquota unica e alla durata quindicennale, stimolo alla vitalità dei piccoli centri e alla coesione sociale, ed effetto leva su servizi, immobili e attività commerciali nei territori interessati.
La misura si inserisce in un contesto europeo più ampio in cui diversi Paesi mediterranei hanno adottato strategie simili con risultati positivi. L’Italia, con questa proposta, si allinea alla strategia già attuata da diversi stati europei e del Mediterraneo cercando di recuperare competitività. Tuttavia, la vera sfida sarà quella di garantire che i pensionati che rientrano trovino sul territorio non solo vantaggi fiscali ma anche un’adeguata qualità dei servizi e delle infrastrutture, condizione indispensabile per rendere effettivo e duraturo il trasferimento. La Strategia nazionale per le aree interne lavora proprio su questi aspetti, concentrandosi su due componenti fondamentali: il miglioramento dei servizi essenziali come sanità, scuola e trasporti, e lo sviluppo locale attraverso la valorizzazione del territorio e la creazione di nuove opportunità economiche.
Il provvedimento proposto da Fratelli d’Italia rappresenta quindi un punto di svolta per la politica fiscale italiana dedicata ai pensionati che vivono all’estero e può costituire una risposta concreta al problema dell’esodo pensionistico, favorendo il ripopolamento e la vitalità delle aree meno servite e meno popolate del Paese. Se implementata con attenzione e accompagnata da adeguati investimenti nei servizi e nelle infrastrutture, la flat tax al 4% può offrire un volano fondamentale per la ripresa dell’Italia delle aree interne e dei borghi dimenticati. Restano da sciogliere alcuni nodi tecnici e amministrativi, ma il senso politico della proposta è chiaro: riportare a casa chi ha lasciato il Paese e farlo con prospettive migliori per il futuro dei territori più fragili. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
