Un episodio che riporta alla memoria il caso del bambino di undici anni di Belluno si è verificato domenica primo febbraio nella Provincia Autonoma di Trento, dove un diciassettenne in stage a Pinzolo ha rischiato di dover percorrere tredici chilometri a piedi a causa di un problema tecnico con il suo abbonamento per il trasporto pubblico. La vicenda ha scatenato un acceso dibattito sulla gestione del trasporto pubblico locale e sulla tutela dei minori, con la madre del ragazzo che ha annunciato formalmente l’intenzione di denunciare l’accaduto, mentre l’azienda di trasporti ha respinto le critiche sollevate dalla famiglia.
Il giovane, identificato con il nome di Fabrizio, si trovava presso un hotel di Pinzolo per svolgere uno stage scolastico quando, nel suo giorno libero, ha deciso di raggiungere Madonna di Campiglio in autobus per incontrare i propri compagni di classe. La distanza tra le due località è di tredici chilometri, un tragitto che in automobile richiede circa diciotto minuti ma che a piedi si trasformerebbe in un percorso di oltre due ore e mezza. Secondo quanto ricostruito dalla madre, Rosaria Motisi, che ha denunciato pubblicamente l’accaduto attraverso i social network, il diciassettenne disponeva di un abbonamento regolarmente pagato e valido fino al trentuno agosto per le linee urbane ed extraurbane della provincia.
Già durante il viaggio di andata, la smart card del ragazzo aveva manifestato problemi di lettura al momento della validazione, tuttavia il conducente del mezzo aveva dimostrato comprensione e aveva consentito al giovane di effettuare ugualmente la corsa senza difficoltà. La situazione si è però complicata al momento del rientro, quando Fabrizio è salito sull’ultima corriera disponibile delle ore diciotto e trenta. L’abbonamento ha nuovamente registrato un malfunzionamento nel sistema di lettura, impedendo la validazione del titolo di viaggio. Preparato a questa eventualità dopo quanto accaduto all’andata, il diciassettenne ha prontamente comunicato all’autista l’intenzione di acquistare il biglietto dal costo di due euro e cinquanta centesimi.
La questione si è ulteriormente aggravata quando è emerso che il ragazzo non disponeva di contanti e che il suo bancomat non funzionava correttamente. L’autista ha quindi richiesto al minorenne di scendere dal mezzo, lasciandolo nella prospettiva di dover percorrere a piedi l’intero tragitto fino a Pinzolo, nel freddo e nell’oscurità di una sera di febbraio. La situazione si sarebbe risolta drammaticamente se non fosse intervenuto un altro passeggero presente sulla corriera, un turista proveniente da Caserta che si trovava in zona per la settimana bianca. L’uomo, dopo aver assistito all’intera scena e aver compreso che il giovane non stava cercando di eludere il pagamento, ha spontaneamente offerto di pagare i due euro e cinquanta centesimi necessari per il biglietto, permettendo così a Fabrizio di rientrare in hotel.
La madre del ragazzo ha espresso pubblicamente gratitudine nei confronti del passeggero che è intervenuto, definendo il suo gesto come un esempio di preziosa umanità, e ha sottolineato che l’uomo non ha voluto accettare alcuna forma di rimborso, nemmeno attraverso bonifico bancario, compiendo il gesto con genuina generosità. Tuttavia, la riconoscenza non ha attenuato l’indignazione di Rosaria Motisi per quanto accaduto, che ha denunciato pubblicamente l’episodio con toni durissimi, ponendo interrogativi sulla severità dimostrata nei confronti del figlio nonostante questi disponesse di tutta la documentazione necessaria per viaggiare regolarmente.
La donna ha evidenziato come il caso del figlio presenti significative analogie con quello del bambino di undici anni che, nel Bellunese, è stato fatto scendere da un autobus e costretto a camminare per sei chilometri nella neve e nel gelo. Quel caso, verificatosi martedì ventitré gennaio, era legato all’introduzione da parte dell’azienda Dolomitibus di una tariffazione speciale dedicata alla linea Calalzo-Cortina in occasione delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, con il prezzo del biglietto che era passato da due euro e cinquanta centesimi a dieci euro anche per i residenti. Il bambino disponeva di un carnet di biglietti precedente all’entrata in vigore della nuova tariffa ed era stato invitato a scendere, finendo per percorrere sei chilometri a piedi prima di raggiungere la propria abitazione. L’autista protagonista di quell’episodio, Salvatore Russotto, era stato successivamente sospeso dall’azienda e aveva pubblicamente chiesto scusa, ammettendo di aver sbagliato e dichiarando che avrebbe pagato le conseguenze del proprio comportamento.
Nel caso trentino, Trentino Trasporti ha assunto una posizione decisamente diversa, respingendo le critiche e le accuse mosse dalla famiglia del diciassettenne. Il presidente dell’azienda, Diego Salvatore, ha fornito una ricostruzione alternativa dell’accaduto, precisando che il problema non risiedeva nella strumentazione di bordo del mezzo ma nella smart card del ragazzo, che risultava effettivamente non funzionante. Salvatore ha inoltre contestato fermamente che l’autista abbia pronunciato la frase attribuita dalla madre del ragazzo, ovvero “Mi dispiace, te la puoi fare a piedi”, definendo questa versione dei fatti come assolutamente non veritiera.
Il presidente di Trentino Trasporti ha difeso il comportamento del conducente, descrivendolo come una persona esperta che ha sempre dato prova di grande serenità nello svolgimento del proprio lavoro. L’azienda ha sottolineato che il sistema di pagamento elettronico tramite bancomat non è disponibile sui mezzi di Trentino Trasporti, e che pertanto la richiesta di pagamento in contanti da parte dell’autista era conforme alle procedure aziendali. Secondo la versione fornita dall’azienda, il conducente avrebbe semplicemente applicato le disposizioni previste in caso di impossibilità di validare il titolo di viaggio e di assenza di modalità alternative di pagamento.
La vicenda ha riacceso il dibattito sulle modalità di gestione di situazioni critiche che coinvolgono minori nel trasporto pubblico locale, sollevando interrogativi sulla presenza o assenza di protocolli specifici per la tutela di passeggeri minorenni. Nel caso dell’autista di Belluno, Salvatore Russotto aveva dichiarato che le disposizioni dell’azienda prevedevano di invitare a scendere coloro che non disponevano del biglietto corretto, ma che nessuno gli aveva mai parlato di obblighi specifici di custodia per i minorenni. L’uomo aveva inoltre lamentato l’assenza di formazione adeguata da parte dell’azienda, affermando di non aver ricevuto alcuna preparazione se non l’indicazione del percorso e delle fermate, e aveva descritto una situazione lavorativa caratterizzata da turni massacranti e forte stress.
La questione dei problemi tecnici con gli abbonamenti elettronici e le smart card non rappresenta un fenomeno isolato nel panorama del trasporto pubblico italiano. Episodi simili si sono verificati in diverse regioni, con passeggeri che si sono trovati impossibilitati a validare abbonamenti regolarmente pagati a causa di malfunzionamenti dei sistemi di lettura. In alcuni casi, come documentato in provincia di Bergamo già nel duemilaequindici, studenti minorenni con abbonamenti validi ma dimenticati a casa sono stati fatti scendere dai mezzi e multati, nonostante fossero in grado di dimostrare successivamente la regolarità della propria posizione. Questi episodi hanno evidenziato la necessità di una maggiore flessibilità nella gestione di situazioni in cui il problema non risiede nell’assenza di un titolo di viaggio valido ma in difficoltà tecniche o dimenticanze che possono essere facilmente verificate.
La Carta dei Servizi di Trentino Trasporti prevede che in caso di smarrimento o malfunzionamento di un abbonamento su smart card venga rilasciato un certificato sostitutivo cartaceo in attesa del duplicato, tuttavia questa procedura richiede che il cliente si rechi presso le biglietterie aziendali. La stessa Carta dei Servizi specifica che i viaggiatori sono tenuti a validare gli abbonamenti elettronici non appena salgono a bordo del mezzo, e che gli abbonamenti devono essere presentati in caso di controllo. Le sanzioni previste per chi viaggia senza titolo di viaggio valido sono significative, con importi che possono arrivare fino a centocinquanta euro se non pagate entro i termini previsti.
La madre di Fabrizio ha criticato anche la gestione successiva all’episodio da parte di Trentino Trasporti, lamentando difficoltà nei contatti con l’azienda e affermando di aver ricevuto come unica risposta l’invito a inviare una comunicazione via email. Rosaria Motisi ha ribadito la propria intenzione di procedere con una denuncia formale, sostenendo che episodi di questo tipo non possono più essere accettati e che occorre una maggiore attenzione nella gestione di situazioni che coinvolgono minori, specialmente quando questi dispongono di tutta la documentazione necessaria per viaggiare regolarmente.
Il caso trentino si inserisce in un contesto più ampio di discussione sulle politiche tariffarie e sull’accessibilità del trasporto pubblico locale, con significative disparità tra diverse aree del paese. Mentre alcune città come Roma hanno introdotto abbonamenti annuali particolarmente vantaggiosi per i giovani under diciannove, con un costo di soli cinquanta euro all’anno per viaggiare su tutta la rete di trasporto pubblico della capitale, altre zone presentano costi molto più elevati. In Toscana, ad esempio, sono state denunciate significative disuguaglianze tra le tariffe applicate nelle città e quelle delle aree interne, con studenti delle zone rurali che arrivano a pagare abbonamenti annuali fino a sette volte più costosi di quelli dei loro coetanei residenti nei centri urbani.
L’episodio di Pinzolo ha suscitato forte indignazione nell’opinione pubblica, con numerosi commenti sui social network che hanno evidenziato la necessità di una maggiore sensibilità nella gestione di situazioni che coinvolgono minori, specialmente quando questi si trovano da soli, in orari serali e in condizioni climatiche difficili. Molti hanno sottolineato come la rigida applicazione di regolamenti e procedure debba essere bilanciata con il buon senso e con la considerazione delle specificità di ogni singola situazione, soprattutto quando sono coinvolti passeggeri minorenni che dimostrano la volontà di regolarizzare la propria posizione ma si trovano temporaneamente impossibilitati a farlo per ragioni tecniche o per l’assenza di modalità di pagamento alternative.
La questione solleva interrogativi più generali sulla formazione degli operatori del trasporto pubblico locale e sulla presenza di protocolli chiari per la gestione di situazioni critiche. La mancanza di alternative al pagamento in contanti, in un’epoca in cui i pagamenti elettronici sono diventati la norma nella maggior parte delle transazioni commerciali, rappresenta un elemento di criticità che può generare situazioni problematiche, come dimostrato dal caso di Fabrizio. L’assenza di sistemi di pagamento tramite carte di debito o credito sui mezzi pubblici contrasta con la progressiva digitalizzazione dei servizi e con le abitudini di pagamento delle nuove generazioni, che sempre più raramente dispongono di contanti.
Il dibattito innescato da questi episodi ha evidenziato la necessità di un ripensamento complessivo delle modalità di gestione del trasporto pubblico locale, con particolare attenzione alla protezione dei minori e alla flessibilità nella gestione di situazioni in cui problemi tecnici o difficoltà temporanee impediscono la validazione di titoli di viaggio altrimenti regolari. La possibilità di verificare in tempo reale la validità degli abbonamenti attraverso i dati anagrafici dei passeggeri, l’introduzione di modalità di pagamento elettronico anche a bordo dei mezzi e la definizione di protocolli specifici per la tutela dei minori rappresentano elementi che potrebbero contribuire a prevenire il ripetersi di episodi simili.
La vicenda di Fabrizio si conclude positivamente solo grazie all’intervento spontaneo di un passeggero che ha dimostrato sensibilità e umanità, ma solleva interrogativi su cosa sarebbe potuto accadere in assenza di questo gesto. Un minorenne costretto a percorrere tredici chilometri a piedi, nell’oscurità e nel freddo di una sera di febbraio, rappresenta una situazione che avrebbe potuto comportare rischi significativi per la sua incolumità, e questo elemento non può essere sottovalutato nella valutazione dell’operato dell’autista e delle procedure aziendali. La contrapposizione tra la versione dei fatti fornita dalla famiglia del ragazzo e quella sostenuta da Trentino Trasporti lascia aperti numerosi interrogativi sulla dinamica precisa dell’accaduto e sulle responsabilità delle parti coinvolte, ma evidenzia comunque la necessità di una riflessione approfondita sulle modalità di gestione di situazioni simili nel trasporto pubblico locale. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
