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Spagna Verso il Divieto dei Social Media Minori di 16 Anni: sarà il primo Paese Europeo

La Spagna annuncia il divieto di accesso ai social network per i minori di 16 anni, con l’obiettivo di diventare il primo Paese europeo a farlo.

La Spagna si avvia a diventare il primo Paese europeo a vietare l’accesso ai social media ai minori di sedici anni, seguendo l’esempio dell’Australia che ha introdotto una normativa analoga lo scorso dicembre. L’annuncio è stato dato martedì dal primo ministro Pedro Sánchez nel corso del World Government Summit che si è tenuto a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, dove il leader socialista ha presentato un pacchetto di cinque misure per garantire un ambiente digitale più sicuro e rispettoso dei diritti fondamentali. La decisione spagnola arriva in un momento in cui diversi Paesi europei, tra cui Francia, Regno Unito, Grecia e Danimarca, stanno valutando misure analoghe per proteggere i minori dai rischi legati all’utilizzo delle piattaforme social.

Durante il suo intervento, Sánchez ha definito i social media uno “stato fallito, dove le leggi vengono ignorate e i reati tollerati”, sottolineando la necessità di proteggere i minori dal “Far West digitale”. Il governo spagnolo richiederà alle piattaforme di implementare sistemi efficaci di verifica dell’età per impedire ai minori di sedici anni di creare account o accedere ai servizi. Questa misura è già inclusa nel disegno di legge sulla protezione dei minori negli ambienti digitali, attualmente in fase di elaborazione al Congresso, e segue il percorso avviato da altri Paesi che hanno introdotto limitazioni all’accesso dei giovanissimi ai social network.

Il divieto spagnolo si colloca in linea con la normativa australiana entrata in vigore il dieci dicembre duemilaventicinque, che ha imposto un’età minima di sedici anni per l’utilizzo delle principali piattaforme social. L’Australia ha approvato l’Online Safety Amendment (Social Media Minimum Age) Bill 2024 il ventinove novembre duemilaventiventiquattro, con un voto bipartisan che ha ottenuto il sostegno del settantasette per cento della popolazione. La legge australiana obbliga piattaforme come Facebook, Instagram, TikTok, Snapchat e X a impedire l’accesso ai minori di sedici anni, pena sanzioni fino a quarantanove virgola cinque milioni di dollari australiani, equivalenti a circa trenta milioni di euro. Secondo i dati forniti dal governo di Canberra, dopo l’introduzione della normativa sono stati rimossi circa quattro virgola sette milioni di account riconducibili a minori.

Oltre al divieto per gli under sedici, il primo ministro spagnolo ha annunciato una serie di altre misure destinate a rafforzare la regolamentazione delle piattaforme digitali. Tra queste figura la proposta di porre fine all’impunità dei dirigenti delle società tecnologiche, rendendoli legalmente responsabili delle violazioni commesse sulle piattaforme che gestiscono, qualora non rimuovano contenuti che violano la legge o costituiscono incitamento all’odio. Sánchez ha inoltre proposto di qualificare come reato la manipolazione degli algoritmi e l’amplificazione di contenuti illegali, al fine di contrastare la diffusione di materiale dannoso e la polarizzazione sociale.

Il governo spagnolo intende anche creare un sistema di tracciamento e quantificazione che consenta di stabilire un’“impronta di odio e polarizzazione”, per denunciare la permissività delle piattaforme digitali che alimentano contenuti divisivi e dannosi. Il premier ha annunciato che la Spagna collaborerà con la Procura della Repubblica per esplorare modalità di indagine su potenziali violazioni legali da parte di Grok, l’intelligenza artificiale di X, TikTok e Instagram. Questa iniziativa si inserisce in un contesto più ampio di preoccupazione per la diffusione di contenuti illegali e per l’impatto delle piattaforme sulla salute mentale e fisica dei minori.

La questione di Grok, il chatbot integrato nella piattaforma X di proprietà di Elon Musk, è diventata particolarmente delicata nelle ultime settimane. La Commissione Europea ha aperto un’indagine formale contro X per la diffusione di contenuti deepfake sessuali generati tramite Grok, a seguito della scoperta che l’intelligenza artificiale aveva prodotto oltre tre milioni di immagini sessualizzate di donne, alcune delle quali coinvolgevano minori. L’indagine valuterà se la piattaforma abbia adeguatamente valutato e mitigato i rischi associati all’implementazione delle funzionalità di Grok nell’Unione Europea, compresi i rischi connessi alla diffusione di contenuti illegali, tra cui materiale che può costituire pedopornografia. La vicepresidente della Commissione Henna Virkkunen ha dichiarato che i deepfake sessuali non consensuali di donne e bambini rappresentano una forma violenta e inaccettabile di degradazione, sottolineando l’impegno dell’Unione Europea a verificare se X abbia rispettato i propri obblighi giuridici ai sensi del Digital Services Act.

La Spagna non è l’unico Paese europeo a muoversi in questa direzione. La Francia ha compiuto un passo significativo verso l’introduzione di un divieto analogo quando l’Assemblea Nazionale ha approvato, nelle prime ore del ventisette gennaio duemilaventisei, un disegno di legge che vieta l’accesso ai social media ai minori di quindici anni. La proposta, sostenuta dal governo e approvata con centotrentanta voti a favore e ventuno contrari, dovrà ora essere esaminata dal Senato. Se adottato definitivamente, la Francia diventerebbe tecnicamente il primo Paese europeo a imporre un limite di età per l’accesso ai social, precedendo di qualche settimana la Spagna. Il presidente francese Emmanuel Macron ha definito il voto un passo importante e ha indicato che la legge potrebbe entrare in vigore a partire dal primo settembre duemilaventisei.

Anche il Regno Unito sta valutando misure analoghe. La Camera dei Lord ha votato la scorsa settimana a favore di un divieto di accesso ai social per i minori di sedici anni, che deve ancora essere approvato dalla Camera dei Comuni. Il primo ministro britannico Keir Starmer ha dichiarato che nessuna opzione è esclusa e che il governo sta valutando un divieto per i bambini al di sotto di una certa età, oltre a misure come controlli più rigorosi dell’età. Starmer ha sottolineato che i bambini hanno bisogno di spazio per crescere senza essere costantemente giudicati da estranei o sotto pressione per ottenere approvazione sui social media. L’Online Safety Act britannico ha già portato a un aumento della percentuale di bambini sottoposti a controlli dell’età online dal trenta al quarantasette per cento e ha ridotto di un terzo le visite ai siti pornografici.

Altri Paesi europei stanno seguendo la stessa direzione. La Danimarca ha concordato con l’opposizione di introdurre un’età minima nazionale di quindici anni per l’accesso ad alcune piattaforme social, mentre in Grecia e Germania è in corso un dibattito sull’opportunità di limitare l’accesso dei minori ai social media. Nel giugno duemilaventicinque, Francia, Spagna e Grecia hanno spinto per l’introduzione di un’età minima a livello dell’Unione Europea per l’accesso ai social media, con l’obiettivo di proteggere i minori dai rischi legati agli algoritmi dannosi, ai problemi di salute mentale e al deterioramento cognitivo. Il governo spagnolo ha annunciato di essersi unito ad altri cinque Paesi europei nella “coalizione digitale disponibile” per procedere in modo coordinato ed efficace a livello multinazionale nell’attuazione di una regolamentazione più rigorosa, rapida ed efficace delle piattaforme di social network.

Il Parlamento Europeo ha approvato il venticinque novembre duemilaventicinque, con una larghissima maggioranza di quattrocentottantatre voti favorevoli, novantadue voti contrari e ottantasei astensioni, una risoluzione non vincolante che chiede di fissare a sedici anni l’età minima per l’accesso ai social media, alle piattaforme per la condivisione di video e ai chatbot basati sull’intelligenza artificiale. La risoluzione ammette un’eccezione per i minori dai tredici ai sedici anni, ma solo previo consenso dei genitori. Il testo approvato chiede anche la disattivazione di impostazioni predefinite che favoriscono la dipendenza, come lo scrolling infinito, la riproduzione automatica di video e l’aggiornamento continuo, oltre al divieto di incentivi finanziari per i bambini influencer e di meccanismi pay-to-progress nei videogiochi online.

La proposta di legge spagnola attualmente in discussione al Congresso prevede che i minori di sedici anni non possano accedere a social network, forum, piattaforme di comunicazione o qualsiasi spazio virtuale che incorpori intelligenza artificiale generativa senza il consenso esplicito dei genitori. In altri casi, il limite minimo sarebbe fissato a quattordici anni, sebbene il disegno di legge non specifichi quali siano questi altri casi. I giovani tra i sedici e i diciotto anni potrebbero accedere ai social media con il proprio consenso. Se adottata, la legge obbligherebbe anche i fornitori di app store a consentire ai genitori di verificare quali applicazioni i loro figli desiderano scaricare. Un sondaggio condotto da YouGov ha rivelato che il settantanove per cento dei genitori spagnoli sostiene una restrizione di età simile a quella australiana, sebbene un terzo degli intervistati abbia espresso scetticismo sulla fattibilità di applicare tali restrizioni in Spagna.

La Spagna introdurrà anche un sistema elettronico di verifica dell’età chiamato Cartera Digital Beta, soprannominato “Pajaporte” dai critici, sviluppato dall’Agenzia Spagnola per la Protezione dei Dati e dalla Fabbrica Nazionale della Moneta e del Timbro. Gli utenti dovranno verificare la propria identità per accedere a contenuti sensibili online. Questo sistema, parte della proposta di legge sulla protezione dei minori negli ambienti digitali, ha suscitato polemiche per questioni relative alla privacy. Le associazioni di utenti di Internet sostengono che potrebbe consentire al governo di tracciare le abitudini di navigazione, violando i diritti all’intimità. Le VPN potrebbero inoltre permettere agli utenti di aggirare le restrizioni nazionali mascherando gli indirizzi IP. Oltre ai limiti di età, la legge prevede l’obbligo di sistemi di controllo parentale su tutti i telefoni venduti in Spagna, consentendo il blocco di contenuti pornografici, di gioco d’azzardo o violenti, oltre a limiti di tempo.

Le principali piattaforme tecnologiche si sono opposte ai cambiamenti, come già avvenuto in Australia, dove hanno rifiutato di disattivare quattrocentomila account di utenti minorenni. Nel Regno Unito, un sistema di verifica simile ha portato a un calo del trenta per cento del traffico sui siti pornografici, scoraggiando non solo i minori ma anche gli adulti. I dati in possesso del Parlamento Europeo evidenziano la portata del problema: il novantasette per cento dei giovani utilizza Internet quotidianamente, il settantotto per cento degli adolescenti tra i tredici e i diciassette anni dichiara di controllare i propri dispositivi almeno ogni ora, mentre i giovani tra i sedici e i ventiquattro anni trascorrono in media oltre sette ore al giorno su Internet. Un giovane su quattro mostra un uso problematico o disfunzionale dello smartphone, con dinamiche comportamentali affini alla dipendenza.

Secondo l’Eurobarometro duemilaventicinque, più del novanta per cento degli europei ritiene urgente intervenire per proteggere i minori online, in particolare per quanto riguarda l’impatto negativo dei social media sulla loro salute mentale, il bullismo online e la necessità di strumenti efficaci per limitare i contenuti inadatti alla loro età. Le preoccupazioni per la salute fisica e mentale dei minori online hanno spinto il Parlamento Europeo a chiedere maggiori tutele contro le strategie manipolative che possono accrescere la dipendenza e incidere negativamente sulla capacità di concentrarsi e interagire in modo sano con i contenuti digitali. Tra le richieste avanzate figura anche il divieto degli algoritmi di raccomandazione basati sul coinvolgimento e delle scatole premio nei videogiochi, oltre alla necessità di affrontare le sfide etiche e giuridiche poste dagli strumenti di intelligenza artificiale generativa, come deepfake e applicazioni per denudare.

L’iniziativa spagnola rappresenta un tentativo di affrontare in modo strutturato i rischi legati all’esposizione precoce a contenuti inappropriati, al cyberbullismo e allo sfruttamento digitale dei dati personali. La legge mira a prevenire fenomeni di adescamento online, noti come grooming, e a limitare il consumo di pornografia tra i giovani. Il governo spagnolo ha inoltre previsto sanzioni significative per le piattaforme che non adottano misure adeguate per impedire l’accesso ai minori, seguendo il modello australiano che ha imposto multe fino a cinquanta milioni di dollari australiani per le violazioni.

La Commissione Europea sta sviluppando un’applicazione europea per la verifica dell’età e il portafoglio europeo di identità digitale, strumenti che potrebbero facilitare l’implementazione di sistemi di controllo più efficaci. Tuttavia, gli eurodeputati hanno sottolineato la necessità di vietare pratiche di dipendenza dannose e di disattivare per impostazione predefinita altre caratteristiche che creano dipendenza per i minori, tra cui scorrimento infinito, riproduzione automatica, aggiornamento tramite trascinamento verso il basso, cicli di ricompensa e pratiche dannose di gamification. Il Parlamento Europeo ha anche chiesto di intervenire per contrastare le tecnologie persuasive, come annunci mirati, pubblicità degli influencer, progettazione che crea dipendenza e percorsi oscuri, nell’ambito dell’imminente legge sull’equità digitale.

La relatrice della risoluzione del Parlamento Europeo, Christel Schaldemose, ha dichiarato durante il dibattito in plenaria di essere orgogliosa del fatto che il Parlamento sappia unirsi per proteggere i minori online, sottolineando che insieme a un’applicazione rigorosa e coerente del regolamento sui servizi digitali, queste misure innalzeranno in modo significativo il livello di tutela dei bambini. Schaldemose ha affermato che il Parlamento sta finalmente tracciando un limite e dicendo chiaramente alle piattaforme che i loro servizi non sono pensati per i minori.

Le critiche alle nuove normative non sono mancate. Alcuni sostenitori della privacy e gruppi per i diritti dei bambini hanno sollevato preoccupazioni sul fatto che il divieto possa isolare i giovani più vulnerabili, inclusi gli adolescenti LGBTQIA e gli immigrati, dalle reti di supporto vitali. La Commissione Australiana per i Diritti Umani ha indicato che la legge potrebbe violare i diritti umani dei giovani ostacolando la loro partecipazione alla società. Gli attivisti per la privacy hanno anche avvertito che la legislazione potrebbe portare a una maggiore raccolta di dati personali, aprendo la strada alla sorveglianza statale basata sull’identificazione digitale. Un emendamento dell’ultimo minuto alla legge australiana ha stabilito che le piattaforme devono fornire alternative che non richiedano agli utenti di caricare documenti di identificazione.

L’esperienza australiana del divieto dei social media per gli under sedici è stata riportata come conforme ai piani, sebbene alcuni adolescenti abbiano manifestato disappunto. Il primo ministro australiano Anthony Albanese ha riconosciuto che i bambini troveranno modi per accedere alle piattaforme social nonostante la nuova legge, ma ha affermato che lo scopo della riforma è inviare un messaggio alle società di social media affinché migliorino le loro pratiche. Molti nel settore tecnologico sono preoccupati per la necessità di una chiara guida su cosa costituisca passi ragionevoli nell’ambito dei nuovi obblighi. Le aziende temono che se l’interpretazione di passi ragionevoli includesse la verifica dell’età di tutti gli utenti dei social media in Australia, ciò potrebbe creare un obbligo oneroso.

La Spagna, con l’annuncio di Sánchez a Dubai, si posiziona dunque come il primo Paese europeo a seguire l’esempio australiano, anticipando probabilmente di poche settimane la Francia nel caso in cui il Senato francese approvi definitivamente il disegno di legge già approvato dall’Assemblea Nazionale. Il governo spagnolo ha indicato che il disegno di legge sulla protezione dei minori negli ambienti digitali sarà presentato al Congresso la prossima settimana, avviando così l’iter legislativo che potrebbe portare all’entrata in vigore del divieto nei prossimi mesi. La misura rappresenta un punto di svolta nella regolamentazione delle piattaforme digitali in Europa, con l’obiettivo di garantire un ambiente online più sicuro per i minori e di spingere le società tecnologiche ad assumersi maggiori responsabilità nella protezione degli utenti più giovani. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!