I profili Instagram di Fabrizio Corona e della pagina Falsissimo sono scomparsi dalla piattaforma Meta nella giornata del 2 febbraio 2026, poche ore dopo la ripubblicazione dell’ultima puntata del format web che aveva già subito la rimozione dai social per violazione del copyright. La sparizione improvvisa segna l’ultimo capitolo di una battaglia legale e mediatica che da settimane vede contrapposti l’ex re dei paparazzi e il colosso televisivo Mediaset, con al centro accuse di diffamazione, violazioni di diritto d’autore e provvedimenti giudiziari che hanno portato all’oscuramento di contenuti ritenuti lesivi della reputazione di diversi volti noti del Biscione.
La vicenda ha assunto contorni sempre più complessi dopo che Corona aveva annunciato lunedì 2 febbraio 2026 la ripubblicazione su YouTube della puntata intitolata Il prezzo del successo – parte finale, quella stessa che era stata rimossa dalla piattaforma in seguito a una segnalazione per violazione del copyright da parte di Mediaset. L’ex fotografo dei vip aveva dichiarato durante una serata in discoteca che il video sarebbe tornato online alle 21 con trenta minuti di contenuti inediti rispetto alla versione precedente e con rivelazioni ancora più gravi rispetto a quanto già pubblicato. Il video è effettivamente stato caricato su YouTube, ma nelle ore successive sono scomparsi i profili Instagram collegati al progetto.
La rimozione dei profili social segue una sequenza di provvedimenti che hanno progressivamente limitato la diffusione dei contenuti di Falsissimo. Dopo che il Tribunale di Milano aveva accolto il ricorso d’urgenza presentato da Alfonso Signorini e aveva ordinato la cancellazione degli episodi 19 e 20 dedicati al caso che coinvolgeva il conduttore del Grande Fratello, Mediaset aveva inoltrato una diffida formale a Google e Meta per violazione del diritto d’autore. La società del Biscione aveva contestato l’utilizzo non autorizzato di quattro filmati di proprietà dell’azienda, tra cui un estratto dell’intervista ad Andrea Sempio trasmessa a Verissimo l’11 gennaio. Google e Meta avrebbero riconosciuto la violazione del copyright, procedendo alla cancellazione della puntata del 26 gennaio e attivando uno strike sul canale YouTube di Corona. Con uno strike già attivo, un’eventuale nuova violazione potrebbe portare a conseguenze più gravi, fino alla chiusura definitiva del canale al raggiungimento del terzo richiamo.
La scomparsa dei profili Instagram non è stata preceduta da alcun annuncio da parte di Corona né da comunicazioni ufficiali da parte di Meta. Al momento non è stato chiarito se la rimozione sia stata decisa autonomamente dall’ex re dei paparazzi come mossa strategica, oppure se si tratti di un provvedimento imposto dalla piattaforma in seguito alle segnalazioni e alle indagini in corso. Sul web sono emerse diverse ipotesi. Molti osservatori sostengono che Corona non avrebbe alcun motivo per cancellarsi volontariamente da una delle piattaforme per lui più remunerative, considerando che Instagram rappresenta uno degli strumenti principali attraverso cui promuove i contenuti del format e mantiene il contatto con il pubblico. Di contro, è possibile che i profili siano stati rimossi come provvedimento a seguito delle numerose diffide e denunce presentate contro Corona da parte di Mediaset e dei singoli personaggi coinvolti nelle puntate di Falsissimo.
La battaglia legale ha assunto dimensioni sempre più ampie. Mediaset ha denunciato Corona alla Procura di Milano per diffamazione aggravata e minacce, chiedendo inoltre una misura di prevenzione che ne inibisca l’uso dei social e di altri dispositivi telematici per divulgare contenuti ritenuti lesivi della reputazione dei dirigenti e dei conduttori dell’azienda. La società ha anche denunciato per ricettazione i manager di Google e Meta, sostenendo che le piattaforme avrebbero consentito la diffusione di materiale illecito, comprese chat private, nonostante le ripetute richieste di rimozione avanzate dai team legali dei personaggi coinvolti. In particolare, i manager di Google risultano indagati dalla procura di Milano per concorso in diffamazione e ricettazione, in seguito a un esposto presentato dai legali di Alfonso Signorini. Secondo l’accusa, la piattaforma avrebbe pubblicato un bene sottratto illegalmente, ovvero le chat tra Signorini e Antonio Medugno, nonostante le ripetute richieste di rimozione. L’indagine, al momento, non coinvolge le società nel loro complesso.
Parallelamente all’azione giudiziaria, è intervenuta anche l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. L’Agcom ha diffuso un comunicato stampa il 28 gennaio 2026, annunciando di aver avviato verifiche sul canale web Falsissimo per accertare eventuali profili di competenza, con particolare riguardo alla delibera n.7/24/CONS che introduce le linee guida relative all’applicazione del Testo Unico dei Servizi di Media Audiovisivi da parte degli influencer e al relativo codice di condotta. La decisione dell’Autorità è arrivata dopo una presa di posizione dell’Ordine dei Giornalisti e della Federazione Nazionale della Stampa, che hanno sostenuto le decisioni del Tribunale di Milano sul caso Signorini. In una nota pubblicata il 27 gennaio, il presidente dell’ordine Carlo Bartoli e la segretaria generale Alessandra Costante hanno dichiarato che la sentenza del Tribunale civile di Milano conferma che non esiste un diritto a diffamare e che pure influencer e personaggi di spicco della rete devono rispettare la legge.
Corona rientra nella categoria di influencer rilevante secondo i criteri stabiliti dall’Agcom, avendo più di 500 mila follower su almeno un social e visualizzazioni medie almeno pari a un milione su almeno un canale social. Il Testo Unico dei Servizi di Media Audiovisivi regolamenta vari aspetti dei contenuti media, dalla tutela dei minori alla pubblicità, e in base a una delibera del gennaio 2024 devono seguire queste norme anche gli influencer. L’intervento dell’Agcom potrebbe portare a sanzioni o a ulteriori limitazioni sulla diffusione dei contenuti di Falsissimo, fino alla possibile sospensione o chiusura definitiva del canale.
La vicenda ha assunto rilevanza mediatica anche per le modalità con cui Corona ha gestito la comunicazione intorno al proprio format. Nonostante i divieti imposti dal giudice e la rimozione forzata dei contenuti, l’ex re dei paparazzi ha continuato a rilanciare le puntate censurate, modificandole parzialmente per aggirare le contestazioni sul copyright. Nel video pubblicato il 2 febbraio, Corona ha dichiarato di aver eliminato le immagini contestate per violazione del diritto d’autore, sostenendo di aver così aggirato il divieto, ma ha aggiunto una sezione extra riservata agli abbonati nella quale torna ad attaccare Alfonso Signorini, riprendendo accuse già avanzate in passato e ribadendo l’esistenza di quello che definisce un sistema di ricatti e favori sessuali nel mondo dello spettacolo. La puntata ha inoltre allargato il mirino ad altri volti noti di Mediaset, tra cui Gerry Scotti, che Corona ha accostato a Harvey Weinstein sostenendo che il conduttore si sentirebbe al di sopra delle parti.
Mediaset ha risposto con un comunicato ufficiale molto duro, nel quale ha respinto con fermezza quelle che definisce menzogne, falsità e insinuazioni prive di qualsiasi fondamento. La società ha dichiarato che quanto diffuso nelle ultime ore sul web e sulle piattaforme social non solo non ha nulla a che vedere con la verità ma nemmeno con il giornalismo, con il diritto di cronaca o con la libera manifestazione del pensiero. Mediaset ha inoltre sottolineato che si tratta di un metodo che normalizza l’odio e la violenza verbale, alimentando un clima di disprezzo non solo per la verità ma anche per la dignità umana, aggiungendo che questo non è informare né denunciare ma monetizzare e lucrare attraverso l’insulto. La società ha ribadito il proprio impegno a tutelare le persone e tutta l’azienda di fronte alla reiterazione di falsità gravissime che ledono la reputazione di una società quotata in Borsa e di tante persone, coinvolgendo in modo vergognoso anche le loro famiglie.
La scomparsa dei profili Instagram di Fabrizio Corona e di Falsissimo rappresenta un punto di svolta in una vicenda che ha sollevato interrogativi sul confine tra libertà di espressione e diffamazione, tra diritto di cronaca e violazione della privacy, tra informazione digitale e responsabilità delle piattaforme. Il caso diventa un banco di prova cruciale non solo per il destino del format di Corona, ma per l’intero ecosistema dell’informazione digitale italiana, mettendo in evidenza il rapporto di forza tra i mezzi di comunicazione tradizionali e i social media, la velocità e l’impatto della diffusione dei contenuti online, e la capacità delle autorità e delle piattaforme di intervenire per limitare la circolazione di contenuti ritenuti illeciti o lesivi. Mentre il canale YouTube risulta ancora attivo, con la dicitura che indica che 33 video non disponibili sono nascosti, la chiusura dei profili Instagram segna una battuta d’arresto significativa per un progetto che aveva raggiunto oltre un milione di follower sulla piattaforma Meta e che rappresentava uno dei principali canali di promozione e interazione con il pubblico di Falsissimo. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
