Le spiagge del Tirreno si tingono di blu: un fenomeno naturale ma impressionante ha interessato nelle ultime settimane le coste del Cilento e della Calabria tirrenica. Un fitto tappeto di piccoli organismi marini ha ricoperto numerosi arenili, creando uno spettacolo visivo davvero singolare. Il fenomeno ha coinvolto in particolare i comuni campani di Acciaroli, Casal Velino e Ascea, ma segnalazioni sono giunte anche dalla Calabria, ad esempio da Praia a Mare.
Cos’è la Velella velella
La protagonista di questi spiaggiamenti è la Velella velella, conosciuta anche come Barchetta di San Pietro o di San Giovanni. Si tratta di un invertebrato appartenente al gruppo degli cnidari, la stessa famiglia di meduse, gorgonie, anemoni e coralli. Tuttavia, non è una medusa né, soprattutto, un singolo individuo: ogni “barchetta” è in realtà una colonia formata da tanti piccoli polipi specializzati, chiamati zoidi, che vivono uniti e funzionano come un unico essere vivente.
Appartiene al gruppo dei sifonofori, come la più nota caravella portoghese. Ogni individuo all’interno della colonia ha un compito preciso: alcuni polipi si occupano dell’alimentazione, altri della riproduzione, altri ancora della difesa. Insieme formano il caratteristico disco ovale blu intenso, lungo pochi centimetri, sormontato da una sottile vela triangolare fatta di chitina.
Come si muove
È proprio questa vela a rendere unica la Velella velella. Funziona esattamente come quella di una barca, sfruttando il vento per permettere alla colonia di muoversi in superficie. Le capacità di movimento sono però piuttosto limitate: la barchetta non può direzionare i propri spostamenti ed è quindi completamente in balia delle correnti e delle condizioni meteo marine.
Perché arrivano tutte insieme
Questi spiaggiamenti in massa non sono affatto eventi insoliti o eccezionali. Avvengono ciclicamente, di solito all’inizio della primavera o in autunno, quando particolari combinazioni di venti persistenti e correnti costiere spingono le aggregazioni di sifonofori verso riva. Quando le mareggiate sono intense e il vento soffia costante per giorni verso riva, migliaia – a volte milioni – di barchette possono accumularsi lungo la costa e finire tutte insieme sugli arenili.
Una volta a terra, gli organismi muoiono rapidamente e il loro colore blu intenso tende a sbiadire nel giro di poche ore. Si tratta quindi di un fenomeno naturale legato al ciclo vitale della specie e alle dinamiche del mare, non di un segnale di inquinamento.
Sono pericolose?
Le barchette di San Pietro, come quasi tutti gli cnidari, possiedono cellule urticanti chiamate cnidociti, le stesse delle meduse. Servono per catturare piccole prede, come plancton e altri minuscoli organismi marini. Tuttavia, il loro potere urticante è molto debole per gli esseri umani. Al massimo possono provocare un lieve fastidio in caso di contatto diretto con la pelle particolarmente sensibile, ma nulla di cui preoccuparsi troppo. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
