La vicenda che coinvolge la CGIL e il suo segretario generale Maurizio Landini si trasforma in un caso giudiziario destinato a far discutere. Un ex dirigente del sindacato, dopo una lunga battaglia legale durata quasi dieci anni, è riuscito a ottenere il pignoramento dei conti dell’organizzazione per vedersi riconosciuto il trattamento di fine rapporto. Una somma complessiva che sfiora i 200mila euro è stata sequestrata su disposizione del giudice civile, a chiusura di un contenzioso che ha attraversato tutti i gradi di giudizio.
Il provvedimento è stato firmato dal giudice Alessandro Cento della terza sezione civile del Tribunale di Roma e ha riguardato un conto corrente acceso presso il Monte dei Paschi di Siena, intestato alla Cgil nazionale di Corso Italia. Il sequestro ammonta a 190.145,61 euro, con un prelievo di 96.501,03 euro destinato a saldare il debito nei confronti dell’ex dipendente. Alla base del pignoramento c’è il mancato pagamento di circa 92mila euro di Tfr riconosciuti in via definitiva dalla Corte di Cassazione nel dicembre 2023.
La storia giudiziaria inizia nel 2015, quando Stefano O., dirigente sindacale con incarichi di rilievo a Milano e poi a Roma presso l’ufficio legislativo nazionale della Cgil, va in pensione e chiede la liquidazione della buonuscita. Dopo un primo pronunciamento favorevole nel 2016, ribaltato in primo grado e nuovamente riconosciuto in appello nel 2018, la controversia approda in Cassazione. La Suprema Corte conferma definitivamente il diritto del lavoratore al trattamento di fine rapporto, censurando anche alcuni aspetti delle testimonianze prodotte dalla difesa del sindacato.
Nonostante la sentenza definitiva, secondo quanto ricostruito dagli atti, il pagamento non sarebbe stato effettuato nei due anni successivi, rendendo necessario un decreto ingiuntivo e infine il pignoramento. Una scelta che espone la leadership sindacale a un evidente cortocircuito politico, considerando le ripetute prese di posizione pubbliche di Landini in difesa del Tfr dei lavoratori, anche contro le ipotesi di utilizzo anticipato a fini pensionistici avanzate dal governo.
Il caso assume così un rilievo che va oltre il singolo contenzioso: da un lato il principio, più volte rivendicato nelle piazze, della tutela integrale delle spettanze dei lavoratori; dall’altro una vicenda interna che si è risolta solo con l’intervento forzoso dell’autorità giudiziaria. Una contraddizione che ora rischia di pesare sul piano politico e sindacale, in un momento già segnato da forti tensioni tra organizzazioni dei lavoratori ed esecutivo. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
