Newsweek e Statista hanno pubblicato il 25 febbraio 2026 la nuova edizione della classifica World’s Best Hospitals 2026, l’ottava della serie, che valuta oltre 2.530 strutture ospedaliere distribuite in 32 Paesi, ampliando per la prima volta il perimetro geografico all’inclusione di Filippine e Turchia. Al vertice assoluto si conferma la Mayo Clinic di Rochester, negli Stati Uniti, seguita dal Toronto General Hospital – University Health Network (Canada) e dalla Cleveland Clinic (Ohio, USA). L’edizione 2026 attribuisce un peso maggiore agli indicatori oggettivi di qualità ospedaliera e ai Patient-Reported Outcome Measures (PROMs), segnando un’evoluzione metodologica rispetto alle edizioni precedenti.
L’Italia si conferma tra le nazioni europee più rappresentate nella graduatoria, con 13 strutture nei primi 250 posti mondiali, sei delle quali collocate entro la centesima posizione. Il primato nazionale spetta al Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma, che occupa la 33° posizione assoluta nella graduatoria mondiale, confermandosi il punto di riferimento della sanità universitaria italiana nel panorama internazionale. Si tratta di un risultato di assoluto rilievo se si considera che la classifica prende in esame istituzioni provenienti da ogni continente, selezionate sulla base di quattro criteri principali: raccomandazioni di esperti del settore, indicatori di qualità ospedaliera, dati sull’esperienza dei pazienti e i risultati del PROMs Implementation Survey di Statista.
Al secondo posto tra gli ospedali italiani figura il Grande Ospedale Metropolitano Niguarda di Milano, classificato 43° nel mondo e confermato come primo ospedale pubblico italiano nella graduatoria globale. La struttura milanese ha consolidato nel tempo una reputazione internazionale costruita sull’eccellenza clinica, sulla ricerca e sulla capacità di attrarre professionisti sanitari di alto profilo. A seguire si posiziona l’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano (Milano), 51° al mondo e terzo centro italiano, un dato che conferma la vocazione internazionale di questa struttura privata accreditata, da anni presente ai vertici delle classifiche specialistiche globali.
La quarta posizione italiana appartiene all’Ospedale San Raffaele – Gruppo San Donato di Milano, 57° nel mondo, mentre il quinto ospedale italiano in classifica è il Policlinico Sant’Orsola-Malpighi di Bologna, che si attesta alla 76° posizione mondiale. Proseguendo nella graduatoria, al 104° posto mondiale compare l’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, quinta struttura lombarda a figurare tra le migliori al mondo, a riprova di come la Lombardia rappresenti la regione sanitaria più premiata a livello internazionale.
Scorrendo ulteriormente la classifica, si trovano altre eccellenze distribuite sul territorio nazionale. La 127° posizione mondiale è occupata dall’Azienda Ospedale Università di Padova, istituzione che coniuga storicamente attività clinica e ricerca scientifica di rilevanza internazionale, mentre la 134° posizione spetta al Policlinico San Matteo di Pavia, uno dei più antichi e prestigiosi ospedali universitari italiani. Entrambi confermano la capacità del sistema ospedaliero del Nord-Est e del Nord Italia di competere ai massimi livelli mondiali, sia per dotazione tecnologica che per qualità delle cure erogate.
Il quadro complessivo dei tredici ospedali italiani presenti nella top 250 mondiale disegna una geografia della sanità di eccellenza che rimane fortemente concentrata nelle regioni settentrionali del Paese. La Lombardia emerge come regione leader con cinque strutture nella top 110, tutte nell’area metropolitana milanese e bergamasca: Niguarda, Humanitas, San Raffaele e Papa Giovanni XXIII rappresentano un polo sanitario di caratura internazionale senza eguali nel contesto italiano. Milano si conferma la capitale della sanità italiana, con una concentrazione di strutture di eccellenza che non trova riscontro in nessun’altra città del Paese.
Roma, con il Policlinico Gemelli primo d’Italia al 33° posto mondiale, conferma il proprio ruolo di polo sanitario nazionale di riferimento, pur evidenziando come la distribuzione delle eccellenze riconosciute a livello internazionale resti squilibrata rispetto al Nord. Il divario geografico tra le regioni settentrionali e quelle meridionali rimane una costante strutturale della sanità italiana: nessun ospedale del Sud Italia figura, nella classifica mondiale dei 250 migliori, tra le strutture riconosciute da Newsweek e Statista nella loro edizione 2026, sebbene nella graduatoria nazionale allargata emergano realtà di rilievo come la Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo (Foggia), prima tra gli istituti del Mezzogiorno.
La metodologia adottata per la classifica 2026 si fonda su quattro pilastri valutativi distinti e complementari. Le raccomandazioni tra pari, raccolte tramite sondaggi condotti su medici, manager ospedalieri e altri professionisti sanitari, costituiscono il primo criterio. Gli indicatori di qualità ospedaliera – che includono tassi di mortalità, di reinfezione e di complicanze – rappresentano il secondo parametro, a cui si aggiungono i dati sull’esperienza dei pazienti durante il ricovero e i risultati del PROMs Implementation Survey, strumento che misura l’integrazione dei Patient-Reported Outcome Measures nei processi clinici delle strutture valutate. Quest’ultimo indicatore ha acquisito un peso specifico maggiore nella classifica 2026 rispetto alle edizioni precedenti, segnalando una tendenza globale verso una medicina sempre più orientata agli esiti misurabili e alla prospettiva del paziente.
Nel panorama europeo, i migliori ospedali del continente sono il Karolinska Universitetssjukhuset di Stoccolma (4° al mondo), il Charité – Universitätsmedizin Berlin (8° al mondo) e l’APHP Pitié-Salpêtrrière di Parigi (11° al mondo), mentre la Svizzera è rappresentata dall’Universitätsspital Zürich in 9° posizione. In questo contesto, il posizionamento del Gemelli al 33° posto mondiale e di Niguarda al 43° attesta la competitività del sistema sanitario italiano rispetto alle più blasonate strutture universitarie del Nord Europa e della Germania, storicamente ai vertici delle classifiche internazionali della qualità ospedaliera.
La classifica World’s Best Hospitals 2026, con il riconoscimento di 13 strutture italiane nella top 250, offre dunque una fotografia articolata di un sistema sanitario nazionale che esprime punte di eccellenza riconosciute a livello globale, pur scontando profondi squilibri territoriali interni che restano una delle principali sfide strutturali della sanità pubblica italiana. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
