Un altro forfait piomba sul 76° Festival di Sanremo, e questa volta il nome coinvolto è quello di Vincenzo Schettini, il docente di fisica diventato celebre sul web attraverso il progetto La fisica che ci piace, che vanta oltre 3,4 milioni di follower sui social. Il professore avrebbe dovuto salire sul palco dell’Ariston nella serata di venerdì 27 febbraio, la quarta dell’edizione condotta da Carlo Conti con la co-conduzione di Laura Pausini, tradizionalmente dedicata alle cover e ai duetti tra i Big in gara e i loro ospiti. Tutto era stato pianificato e organizzato, fino alla decisione di rinunciare, presa in extremis dallo stesso Schettini.
La rinuncia arriva in un momento di fortissima pressione mediatica sul professore, investito nelle settimane precedenti da una valanga di polemiche nate sul web e poi amplificatesi fino a condizionare, concretamente, la programmazione del Festival. Al centro della bufera ci sono alcune dichiarazioni rilasciate da Schettini durante la sua partecipazione al podcast BSMT – Passa dal Basement, condotto da Gianluca Gazzoli, che hanno scatenato un acceso dibattito tanto nel mondo dell’istruzione quanto sui social network, dove i commenti critici si sono moltiplicati a ritmo sostenuto.
Le dichiarazioni che hanno scatenato il caso
Durante l’intervista al podcast, Schettini ha raccontato alcuni episodi legati ai suoi esordi nel mondo della comunicazione digitale, tra cui la pratica di coinvolgere i propri studenti nelle dirette YouTube durante l’orario scolastico o nelle immediate adiacenze, con modalità che hanno sollevato interrogativi sulla loro regolarità rispetto alle norme vigenti. La giornalista Grazia Sambruna, tra le prime a segnalare la questione, ha commentato la vicenda sottolineando come Schettini avrebbe in sostanza “costretto” i propri alunni a seguirlo nelle dirette, attribuendo persino valutazioni più o meno favorevoli in funzione delle visualizzazioni ottenute dai video. Accuse di non poco conto, che nel giro di pochi giorni hanno trasformato un contenuto podcast in un caso nazionale.
Ad alimentare ulteriormente il dibattito è poi intervenuta una seconda dichiarazione, nella quale Schettini ha delineato la sua visione della scuola del futuro: un sistema didattico prevalentemente online e, soprattutto, a pagamento per tutti, poiché — a suo dire — “la cultura è un prodotto in vendita come al supermercato”. Un’affermazione che ha acceso gli animi di insegnanti, genitori, sindacati e commentatori, i quali hanno ravvisato in quelle parole una visione dell’istruzione incompatibile con i principi costituzionali che garantiscono il diritto allo studio.
La replica del professore e la difesa sui social
Schettini ha tentato di arginare la polemica con un video di risposta diffuso sui propri canali social, nel quale ha definito le critiche “una vergogna” e ha accusato i detrattori di strumentalizzazione: “Lo stanno facendo solo per attaccarmi. È giusto che io faccia chiarezza una volta per tutte”. Nel suo intervento, il professore ha precisato di aver parlato di “cultura” e non di “scuola” o di “istruzione pubblica”, rivendicando una distinzione concettuale che i critici hanno però respinto come insufficiente a ridimensionare la portata delle affermazioni originarie. Il video di chiarimento ha ottenuto oltre 142.000 like, a testimonianza di una base di sostenitori ancora solida, ma non ha placato le polemiche, che anzi si sono intensificate con la diffusione di ulteriori testimonianze anonime da parte di ex studenti.
La giornalista Selvaggia Lucarelli ha pubblicato sul proprio Substack un approfondimento dal titolo “Caso Schettini: le prove del suo metodo nelle chat di classe e nuove testimonianze”, nel quale sono stati raccolti screenshot e conversazioni che, secondo la ricostruzione, confermerebbero alcune delle pratiche contestate. Anche questo contributo ha contribuito ad alimentare il dibattito e ad estenderne la portata ben oltre la cerchia degli addetti ai lavori nel settore dell’istruzione.
Un Festival già segnato dalle rinunce
Il forfait di Schettini si inserisce in un’edizione del Festival di Sanremo già caratterizzata da una serie di rinunce e polemiche che ne hanno accompagnato la gestazione e le prime serate. Prima ancora dell’inizio, il comico Andrea Pucci, inizialmente annunciato come co-conduttore della terza serata, aveva comunicato il proprio ritiro il giorno 8 febbraio, a seguito di un’ondata di critiche e insulti ricevuti sui social, nei quali veniva accusato di sessismo, omofobia e razzismo per alcune sue precedenti uscite pubbliche. Pucci aveva motivato la sua decisione con l’impossibilità di operare in un clima diventato, a suo dire, insostenibile per sé e per la sua famiglia, ricevendo la solidarietà della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, del Ministro Matteo Salvini e del Presidente del Senato Ignazio La Russa.
A pochi giorni dall’inizio della manifestazione era poi emerso il caso del duetto saltato tra Morgan e Chiello nella serata delle cover: il cantautore milanese, inizialmente previsto come ospite del rapper lucano per l’esecuzione di Mi sono innamorato di te di Luigi Tenco, ha rinunciato alla presenza sul palco. Chiello, in conferenza stampa, ha chiuso la questione affermando con nettezza che la decisione era stata sua, motivandola con la mancanza di alchimia artistica emersa durante le prove, mentre Morgan aveva offerto sui social una versione parzialmente diversa dei fatti. Anche Al Bàno aveva polemizzato con Carlo Conti per la sua esclusione dal programma degli ospiti e dagli spot celebrativi del Festival, dichiarando a Verissimo di sentirsi “cancellato con un colpo di spugna”, salvo poi annunciare che in futuro risponderà “no, grazie” a eventuali inviti. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
