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Iran, Ilaria Salis contro Stati Uniti e Israele: “Asse fascio-genocidario”

L’eurodeputata di Avs definisce Usa e Israele «asse fascio-genocidario» e chiede all’Italia di rifiutare ogni coinvolgimento nel conflitto. La relatrice ONU Albanese rilancia parlando di «stati canaglia».

Il contesto delle operazioni militari condotte dall’asse Washington-Tel Aviv contro l’Iran ha scatenato, nelle ultime ore, una serie di dichiarazioni durissime da parte di figure della sinistra italiana e del panorama internazionale progressista, con toni che hanno immediatamente acceso il dibattito politico tanto a livello nazionale quanto europeo.

Ilaria Salis, eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra, ha affidato a un post pubblicato su X la propria lettura delle recenti operazioni militari statunitensi e israeliane in Iran, utilizzando una formula che ha immediatamente rimbalzato sui principali media nazionali. Gli attacchi criminali condotti dall’asse fascio-genocidario Stati Uniti e Israele non hanno nulla a che vedere con il sostegno al popolo iraniano oppresso dal regime, ha scritto l’eurodeputata, tracciando una distinzione netta tra ciò che definisce la retorica umanitaria occidentale e quelle che, a suo avviso, sarebbero le reali motivazioni geopolitiche alla base dell’intervento: equilibri di potenza, controllo delle risorse ed egemonia regionale.

La Salis ha poi proseguito con un attacco frontale all’esecutivo italiano, invitando il governo presieduto da Giorgia Meloni a non sostenere, neppure indirettamente, le operazioni in corso: “L’Italia deve rifiutare questa guerra e non contribuirvi in alcun modo, neppure indirettamente o con il più piccolo gesto di sostegno“. La richiesta si inserisce in un ragionamento più ampio che punta il dito contro l’orientamento atlantista dell’attuale esecutivo, con un riferimento esplicito ai rapporti tra Roma, Washington e Tel Aviv: “Il Governo Meloni non provi a trascinarci in questo disastro per compiacere, ancora una volta, Trump e Netanyahu“, ha aggiunto l’europarlamentare.

Il j’accuse dell’eurodeputata non si è fermato alle responsabilità del governo nazionale, ma si è esteso alle istituzioni comunitarie. Salis ha invocato per l’Unione Europea una svolta radicale in politica estera, sintetizzabile in tre punti: il disallineamento da Stati Uniti e Israele, la rottura con la Nato e l’affermazione di una politica estera autonoma. Una posizione che si colloca in aperta discontinuità rispetto all’orientamento maggioritario del Parlamento europeo e dei principali governi dell’Unione, e che ha suscitato reazioni contrapposte lungo tutto lo spettro politico.

Albanese rilancia: “Due stati canaglia”

Sullo stesso fronte si è posizionata, con toni altrettanto espliciti, Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, figura già al centro di polemiche internazionali per le sue prese di posizione nei confronti di Israele e degli Stati Uniti. Albanese ha ripostato un tweet di Yanis Varoufakis, ex ministro delle finanze greco e leader di MeRA25, che recitava: “I due stati canaglia del mondo, Israele e Stati Uniti, hanno scatenato una guerra non contro l’Iran, ma contro il mondo intero”, aggiungendo poi di proprio pugno un commento articolato sulla situazione regionale.

Nel suo post, Albanese ha scritto di essere «rientrata dalla Giordania con una chiarezza senza precedenti su ciò che – da e attraverso la Palestina – l’asse Israele/Stati Uniti sta facendo all’intera regione», concludendo con la formula «Svelato il Grande Israele», espressione che ha alimentato ulteriori polemiche circa l’imparzialità del suo mandato istituzionale. La scelta di condividere il contenuto di Varoufakis, con la sua definizione di «stati canaglia» applicata a Washington e Tel Aviv, ha riacceso il dibattito già vivo attorno alla figura della relatrice, che nel luglio 2025 era stata colpita da sanzioni americane su iniziativa del segretario di Stato Marco Rubio, il quale aveva denunciato la sua «campagna di guerra politica ed economica contro gli Stati Uniti e Israele».

La posizione di Albanese non è nuova: già in precedenza Israele aveva dichiarato la relatrice persona non grata, impedendole l’ingresso nel paese dopo che aveva definito l’attacco del 7 ottobre 2023 come una risposta all’oppressione israeliana. Il suo mandato, rinnovato nel 2025 per altri tre anni, continua a essere al centro di tensioni diplomatiche che coinvolgono direttamente anche l’Italia, paese di origine della funzionaria. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!