La quarta serata del Festival di Sanremo 2026 ha riservato uno degli appuntamenti più attesi della settimana: la serata delle cover, in cui i trenta Campioni in gara si sono esibiti interpretando brani scelti liberamente dal repertorio italiano o internazionale, accompagnati da ospiti e artisti selezionati per l’occasione. Sul palco dell’Ariston, Carlo Conti ha condotto la serata affiancato da Laura Pausini, presente per l’intera settimana nella veste di co-conduttrice, insieme a due ospiti d’eccezione: la modella e imprenditrice Bianca Balti e il comico e regista Alessandro Siani.
La votazione della serata cover segue un meccanismo distinto rispetto alle altre serate della competizione: i voti espressi questa sera non confluiranno nella classifica generale che determinerà il vincitore del Festival nella serata conclusiva di sabato, ma hanno definito una graduatoria autonoma, con un proprio vincitore di serata. Il sistema di voto ha coinvolto tre componenti distinte: la giuria della sala stampa, televisione e web, che ha espresso il 33% del peso complessivo, la giuria delle radio, anch’essa con una quota del 33%, e il pubblico da casa attraverso il televoto, che ha contribuito con il restante 34% delle preferenze.
A conquistare la prima posizione della serata è stata Ditonellapiaga, in coppia con TonyPitony, con la loro reinterpretazione di The Lady Is a Tramp, celebre standard jazz del repertorio di Rodgers e Hart reso iconico da Frank Sinatra. La performance ha convinto le tre giurie, risultando la più votata in assoluto e assicurando alla cantante romana il titolo di vincitrice della serata cover.
Al secondo posto si è classificato Sayf, che ha condiviso il palco con Alex Britti e Mario Biondi per una reinterpretazione di Hit the Road Jack, il brano reso immortale da Ray Charles nel 1961. Una scelta che ha puntato su un classico internazionale di grande impatto scenico, premiata dalle giurie con il secondo gradino del podio.
Il terzo posto è andato ad Arisa, che si è esibita insieme al Coro del Teatro Regio di Parma sulle note di Quello che le donne non dicono, brano originariamente scritto da Enrico Ruggeri e portato al successo da Fiorella Mannoia nel 1987. La scelta di affiancare un coro lirico a un brano pop d’autore ha conferito alla performance una dimensione sonora particolarmente suggestiva.
In quarta posizione si sono piazzate le Bambole di Pezza con Cristina D’Avena, che hanno riproposto Occhi di gatto, sigletta televisiva degli anni Ottanta divenuta un simbolo generazionale. La presenza di Cristina D’Avena, voce storica delle sigle dei cartoni animati, ha reso l’esibizione un momento di nostalgia condivisa, capace di intercettare il favore del pubblico al televoto.
Al quinto posto si è collocato Tredici Pietro, in compagnia di Galeffi, Fudasca & Band, con la reinterpretazione di Vita, brano firmato originariamente da Daniele Silvestri. Una scelta che ha puntato su una canzone emblematica del cantautorato italiano degli anni Novanta, reinterpretata con una sensibilità contemporanea.
La sesta posizione è stata conquistata da Sal Da Vinci insieme a Michele Zarrillo, con Cinque giorni, uno dei brani più rappresentativi della musica leggera italiana degli anni Novanta. Il duetto tra i due artisti ha offerto una lettura rispettosa di un classico del genere, apprezzata in particolare dalla giuria delle radio.
Al settimo posto si sono classificati LDA & Aka 7even con Tullio De Piscopo, interpreti di Andamento lento, il brano che nel 1988 valse a De Piscopo una partecipazione memorabile proprio al Festival di Sanremo. La presenza del musicista e batterista napoletano, autore e interprete originale del pezzo, ha conferito all’esibizione un valore simbolico e generazionale di rilievo.
In ottava posizione si è piazzato Nayt in coppia con Joan Thiele, con La canzone dell’amore perduto di Fabrizio De André, tra le composizioni più intense e riconoscibili del cantautore genovese. La scelta di un brano del patrimonio del cantautorato italiano d’autore ha orientato la performance verso una dimensione introspettiva e raffinata.
Il nono posto è andato a Dargen D’Amico, che ha condiviso il palco con Pupo e il trombettista jazz Fabrizio Bosso per una reinterpretazione di Su di noi, brano iconico del repertorio di Pupo risalente al 1981. L’innesto di elementi jazz nella struttura originaria del pezzo ha caratterizzato una performance ibrida e stilisticamente articolata.
Chiude la top ten Luchè con Gianluca Grignani, che hanno interpretato Falco a metà, uno dei brani più rappresentativi della produzione di Grignani. L’incontro tra il rapper napoletano e il cantautore milanese ha prodotto una delle esibizioni più attese della serata, con una lettura che ha saputo fondere le rispettive identità artistiche in una proposta coerente e riconoscibile.
La serata delle cover si conferma, anche nell’edizione 2026, uno degli appuntamenti più seguiti e discussi dell’intera settimana sanremese, capace di mettere in luce le scelte artistiche dei concorrenti al di là dei brani inediti in gara, offrendo al pubblico e alle giurie una prospettiva complementare sulle capacità interpretative degli artisti in competizione. Il festival si avvia ora verso la serata conclusiva, in programma sabato sera, che decreterà il vincitore assoluto della settantacinquesima edizione. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
