L’eco degli attacchi iraniani alle basi britanniche di Cipro non si è ancora spento che già l’Italia inizia a fare i conti con una domanda scomoda: i missili di Teheran possono raggiungere il territorio nazionale? La risposta, almeno dal punto di vista tecnico, non è rassicurante. Secondo analisi militari e dichiarazioni di esperti raccolte nelle ultime ore, l’arsenale iraniano include vettori con una gittata compresa tra i 2.000 e i 3.000 chilometri, un raggio d’azione che mette teoricamente nel mirino l’Italia meridionale e le sue installazioni militari di primaria importanza strategica per l’Alleanza Atlantica.
Il quadro di riferimento è quello che si è delineato con drammatica chiarezza domenica 1° marzo 2026, quando l’Iran ha lanciato due missili balistici in direzione delle basi britanniche di Akrotiri e Dhekelia a Cipro, intercettati prima dell’impatto. Il segretario alla Difesa britannico, John Healey, ha confermato il lancio pur dichiarando incerta l’intenzionalità dell’obiettivo. Nelle ore immediatamente successive, un drone Shahed ha colpito la base RAF di Akrotiri provocando danni materiali di lieve entità, come confermato dal presidente cipriota Nikos Christodoulides. L’episodio ha immediatamente innalzato il livello di allerta in tutta Europa, e in modo particolare nelle basi statunitensi e NATO dislocate in territorio italiano.
L’arsenale iraniano e la questione della gittata
L’Iran possiede la più grande riserva di missili balistici del Medio Oriente, con un arsenale stimato in oltre 3.000 unità distribuite in 24 siti sotterranei, molti dei quali concentrati nelle province di Kermanshah, Semnan e nelle zone costiere del Golfo Persico. Tra i vettori più avanzati figurano il Khorramshahr-4 e il Sejil, con gittate dichiarate rispettivamente tra i 2.000 e i 3.000 chilometri, seguiti dall’Emad-1 (2.000 km), dallo Shahab-3 (1.300 km), dall’Hoveyzeh (1.350 km) e dal Fattah-1, dotato di testata da 350 chilogrammi. I modelli più evoluti come lo Shahab-3 e il Khorramshahr trasportano testate comprese tra 1.000 e 1.500 chilogrammi di esplosivo, conferendo loro una capacità distruttiva significativa anche a grande distanza dal punto di lancio. Il missile da crociera Soumar, considerato il vettore a più lunga gittata dell’intero arsenale, raggiungerebbe teoricamente i 3.000 chilometri, anche se tale dato non è mai stato verificato sperimentalmente in condizioni operative.
Il generale Giorgio Battisti, dirigente del Club Atlantico e già comandante delle forze NATO in Afghanistan, ha spiegato con precisione tecnica che “i vettori iraniani hanno una capacità di circa 2.000-3.000 chilometri e quindi il sud Europa, soprattutto l’Italia, è all’interno di questa gittata”. Va tuttavia precisato che la distanza lineare tra Teheran e la Sicilia è di circa 3.100-3.200 chilometri, il che significa che solo i missili a gittata massima e lanciati da postazioni avanzate nel territorio iraniano occidentale — come la provincia di Kermanshah, più vicina all’Europa — potrebbero teoricamente coprire la distanza necessaria a raggiungere il Mezzogiorno italiano. Non si tratta dunque di una minaccia immediata e certa, ma di uno scenario che le analisi di intelligence non consentono di escludere categoricamente.
Le regioni italiane esposte
In questo contesto, le regioni del Sud Italia si trovano in una posizione di potenziale esposizione che non può essere ignorata nella pianificazione della sicurezza nazionale. Sicilia, Puglia, Campania, Lazio, Calabria, Basilicata, Molise e Abruzzo sono le aree geograficamente più prossime al potenziale raggio d’azione dei missili iraniani a lungo raggio. Il fattore determinante, tuttavia, non è solo la distanza chilometrica, ma la presenza sul loro territorio di installazioni militari di strategica rilevanza per la NATO e per gli Stati Uniti, che costituiscono obiettivi ad alto valore per qualsiasi attore ostile intenzionato a colpire l’Occidente nel cuore del Mediterraneo. Non è da sottovalutare, peraltro, il rischio di errori di calcolo balistico o di traiettoria, che in scenari di conflitto ad alta tensione potrebbero mettere in pericolo non soltanto le aree immediatamente adiacenti alle basi militari, ma anche centri urbani e popolazioni civili nelle regioni circostanti.
Le basi NATO nel mirino
Il sistema delle installazioni militari americane e NATO in Italia rappresenta uno degli asset più sensibili e strategicamente rilevanti dell’intera architettura difensiva occidentale nel Mediterraneo. La Naval Air Station di Sigonella, situata nella Sicilia orientale, è il nodo più esposto: hub logistico per le operazioni in Medio Oriente, ospita droni da ricognizione, aerei di pattugliamento marittimo, velivoli spia P-8A Poseidon e sistemi di intelligence avanzata, ed è già stata portata in stato di allerta rafforzato dopo gli attacchi a Cipro. Nelle stesse ore, intenso traffico di cargo statunitensi è stato registrato sulla base, con arrivi anche dalla base di Creta, a conferma del suo ruolo di snodo insostituibile per le operazioni nel Mediterraneo orientale.
A Napoli ha sede il comando della Marina militare statunitense per l’Europa e il Medio Oriente, una delle strutture di comando più importanti dell’intera presenza NATO nel continente. Gaeta, nel Lazio, ospita invece il supporto operativo alla Sesta Flotta, la forza navale americana deputata al presidio del Mediterraneo. Taranto e Gallipoli, in Puglia, costituiscono infrastrutture navali italiane di primaria importanza che operano in stretto coordinamento con le strutture alleate. A queste si aggiungono Camp Darby, tra Pisa e Livorno, deposito strategico di munizioni e materiale logistico dell’esercito americano, e la base di Vicenza, quartier generale delle forze terrestri USA in Europa meridionale. L’intero sistema è stato portato in stato di allerta elevata dal Comando militare statunitense in Europa (USEUCOM) a seguito degli sviluppi delle ultime settimane.
L’allerta del governo italiano
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha dichiarato l’allerta massima per i servizi di intelligence e le forze dell’ordine italiane, affermando esplicitamente che “i rischi ci sono per le presenze in Italia anche americane e israeliane”. Il Comitato Analisi Strategica Antiterrorismo (CASA) e il Comitato Nazionale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica (CNOSP) sono stati convocati per monitorare le minacce in tempo reale. Lo Stato Maggiore della Difesa coordina il monitoraggio costante di tutte le installazioni sensibili, con un’attenzione particolare alle basi americane che, come ricordano le fonti di intelligence, sono già state identificate in passato come potenziali bersagli di attacchi terroristici di matrice islamista. La posizione ufficiale delle autorità militari è che al momento non vi sia un rischio imminente per il territorio italiano, ma che la situazione sia in costante monitoraggio e suscettibile di rapide evoluzioni in funzione degli sviluppi del conflitto in corso.
Il precedente di Cipro e il rischio di escalation
L’attacco a Cipro rappresenta un salto qualitativo nella dottrina operativa iraniana, perché segna per la prima volta il coinvolgimento diretto — deliberato o accidentale — di un territorio europeo nelle ostilità. Il presidente cipriota Christodoulides ha tenuto a precisare che “il nostro Paese non partecipa in alcun modo e non intende essere parte di operazioni militari”, una dichiarazione che fotografa il paradosso di nazioni che si trovano esposte a una minaccia bellica pur non essendo belligeranti. Questo è esattamente il tipo di scenario che le analisi sulla vulnerabilità delle basi NATO in Italia proiettano sul territorio italiano: un attacco diretto contro installazioni americane o britanniche che, per errore di calcolo, deriva atmosferica, malfunzionamento dei sistemi di guida o semplice errore umano, potrebbe trasformarsi in un disastro per le popolazioni civili delle regioni circostanti. Nel contesto di una guerra come quella attualmente in corso, in cui l’Iran ha già dimostrato la volontà di colpire obiettivi oltre i propri confini regionali, il rischio di escalation involontaria verso il territorio italiano non può essere considerato una mera ipotesi teorica. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
