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Paralimpiadi, Paesi boicottano la Cerimonia di Apertura a Verona: cosa c’è dietro la protesta

Undici nazioni hanno disertato la sfilata inaugurale delle Paralimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 a Verona, in segno di protesta contro la partecipazione di atleti russi e bielorussi con bandiere nazionali.

Undici Paesi hanno boicottato la cerimonia di apertura delle Paralimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026, che si terrà a partire dalle ore 20:00 di oggi venerdì 6 marzo a Verona, rifiutandosi di sfilare in segno di protesta contro la decisione del Comitato Paralimpico Internazionale di autorizzare la partecipazione di atleti russi e bielorussi con le rispettive bandiere nazionali e inni. Una scelta che ha trasformato il momento inaugurale della manifestazione sportiva in un caso politico-diplomatico di rilevanza internazionale.

Al centro della controversia c’è la delibera adottata dall’Assemblea dell’IPC il 17 febbraio 2026, che ha concesso wild card a sei atleti russi e quattro bielorussi, autorizzandoli a competere non come “atleti neutrali individuali” — come avvenuto alle Olimpiadi di Parigi 2024 — ma sotto i propri simboli nazionali. Tra i qualificati russi figurano due sciatori alpini (un uomo e una donna), due fondisti (un uomo e una donna) e due snowboarder (entrambi uomini), incluso Alexey Bugaev, pluricampione paralimpico di sci alpino. La delegazione bielorussa comprende invece quattro fondisti, un uomo e tre donne.

La decisione è il risultato di un percorso giuridico e istituzionale avviato nell’autunno 2025: l’IPC aveva revocato la sospensione parziale di Russia e Bielorussia già a settembre, mentre a dicembre il Tribunale Arbitrale dello Sport aveva stabilito che l’esclusione totale di questi atleti dalle qualificazioni costituiva una violazione dei principi sportivi. L’IPC ha quindi assegnato wild card agli atleti che, per effetto di quelle esclusioni, non avevano potuto qualificarsi attraverso i canali ordinari.

L’Ucraina è stata la prima nazione a reagire: il 19 febbraio, il ministro dello Sport Matvii Bidny ha definito la scelta dell’IPC “scandalosa”, mentre il presidente del Comitato Paralimpico ucraino Valerii Sushkevych ha accusato l’organizzazione di tradire i valori fondamentali del movimento, sintetizzati nello slogan “Peace for all”. Il governo di Kyiv ha anche denunciato che almeno trenta atleti russi presenti nella selezione olimpica avrebbero lo status di partecipanti all’operazione militare russa in Ucraina. Gli atleti ucraini non hanno però rinunciato alle gare: una defezione totale, come ha spiegato il comitato, avrebbe consegnato a Mosca una vittoria propagandistica.

Nelle settimane successive l’adesione al boicottaggio si è allargata progressivamente. Ai Paesi baltici — Estonia, Lettonia e Lituania — si sono aggiunti Finlandia, Polonia, Paesi Bassi e Repubblica Ceca. Alla vigilia della cerimonia anche la Germania ha comunicato la propria assenza: la Federazione tedesca per gli sport disabili ha annunciato il rifiuto di partecipare alla sfilata inaugurale nell’Arena di Verona, pur confermando la presenza degli atleti alle competizioni. Il presidente della federazione tedesca ha motivato la scelta con la necessità di esprimere solidarietà all’Ucraina e di tutelare la concentrazione degli sportivi. Alla cerimonia era assente anche la ministra dello Sport tedesca. Con l’ingresso di Canada e Croazia, il numero totale dei Paesi boicottatori ha raggiunto undici.

Anche la Commissione Europea ha preso posizione: il commissario europeo allo Sport Glenn Micallef ha disertato la cerimonia di apertura, definendo “inaccettabile” la presenza di atleti russi e bielorussi sotto i rispettivi simboli nazionali mentre la guerra è in corso. In Italia, i ministri Antonio Tajani e Andrea Abodi hanno espresso pubblicamente la propria contrarietà alla decisione dell’IPC, pur senza tradurla in un boicottaggio ufficiale. In alcuni casi le delegazioni che hanno disertato la sfilata non avevano portabandiera: i rispettivi stendardi sono stati portati da volontari. Alcune emittenti televisive europee hanno scelto di non trasmettere in diretta la cerimonia inaugurale.

Il Comitato Olimpico Internazionale ha tentato di mantenere una posizione di equidistanza, ribadendo in una nota il ruolo dello sport come “faro di speranza” in un mondo “scosso da conflitti, divisioni e tragedie”, e richiamando la Risoluzione sulla Tregua Olimpica adottata dalle Nazioni Unite. Lo stesso CIO ha tuttavia precisato di non disporre degli strumenti per imporre il rispetto di tale risoluzione. L’IPC, dal canto suo, ha difeso la propria decisione come il risultato di una procedura democratica interna. Tutti gli undici Paesi boicottatori hanno confermato la partecipazione dei propri atleti alle gare, distinguendo nettamente la protesta diplomatica dalla competizione sportiva. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!