Tensione e divisioni hanno segnato a Pontida l’ultimo saluto a Umberto Bossi, figura storica del movimento leghista. Durante le esequie, celebrate in un clima carico di emozione e memoria politica, non sono mancati momenti di contestazione rivolti all’attuale leader del partito, Matteo Salvini.
All’arrivo del segretario della Lega, che si è presentato indossando la tradizionale camicia verde simbolo del movimento delle origini, un gruppo di militanti legati al Partito Popolare per il Nord — formazione promossa da Roberto Castelli — ha dato vita a cori di protesta. “Molla la camicia verde, vergogna”, è stato uno degli slogan più forti scanditi dalla piazza.
Il camaleonte Salvini oggi accantona il tricolore per il verde padano. #Bossi pic.twitter.com/DqBwDfa6gX
— Mario Goffredo (@MarioGoffredo58) March 22, 2026
Mentre Salvini saliva i gradini dell’abbazia di Pontida, altri presenti hanno intonato ripetutamente il nome di Bossi, trasformando il momento in una sorta di rivendicazione identitaria delle radici del movimento. In mezzo ai cori “Bossi, Bossi”, si sono levate anche grida di dissenso, segno evidente delle fratture ancora aperte all’interno dell’area leghista.
La giornata, che avrebbe dovuto rappresentare un momento di raccoglimento e unità nel ricordo del fondatore, ha invece mostrato le tensioni tra diverse anime del mondo padano, diviso tra la linea attuale del partito e chi continua a richiamarsi allo spirito originario incarnato da Bossi. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
