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Il passaggio all’ora legale fa davvero male alla salute? Ecco cosa ci aspetta nei prossimi giorni

Il cambio d’ora manda in tilt l’orologio biologico. Ecco gli effetti sulla salute e i consigli degli esperti per adattarsi.

Nella notte tra sabato 28 e domenica 29 marzo 2026 le lancette degli orologi sono avanzate di un’ora, segnando il ritorno all’ora legale. Un’operazione apparentemente banale, ma che per milioni di italiani si traduce in giorni difficili: secondo le stime, sette persone su dieci riferiscono conseguenze sulla salute, tra insonnia e disagio psicologico.

Il motivo è biologico. Il nostro organismo è governato da ritmi circadiani precisi, sincronizzati principalmente dalla luce naturale. Spostare improvvisamente l’orologio sociale di un’ora genera quello che gli esperti definiscono un vero e proprio mini jet-lag sociale, capace di disturbare il ciclo sonno-veglia, il metabolismo e persino il sistema cardiovascolare.

I soggetti più vulnerabili al cambio d’ora sono i cosiddetti cronotipi serali, le persone abituate ad addormentarsi tardi, ma anche bambini, anziani, lavoratori a turni e chi soffre già di disturbi del sonno. Una revisione sistematica condotta dall’Istituto Neuromed di Pozzilli, in collaborazione con diverse università italiane e pubblicata su Sleep Medicine Reviews, ha analizzato 27 studi internazionali confermando che il passaggio primaverile all’ora legale riduce la durata e la qualità del sonno, aumenta i risvegli notturni e la sonnolenza diurna.

Le ricadute non si limitano alla stanchezza. Studi epidemiologici hanno documentato un aumento di circa il 3-4% dei casi di infarto miocardico acuto il lunedì successivo al cambio d’ora di primavera, oltre a un incremento degli infortuni sul lavoro e degli incidenti stradali, tutti correlati alla privazione di sonno e all’aumento degli ormoni dello stress. Durante le ore centrali della notte, infatti, l’organismo produce melatonina, ormone della crescita e regola il metabolismo energetico: interrompere questi processi ha effetti concreti.

Esistono tuttavia contromisure efficaci. Gli esperti raccomandano di anticipare gradualmente l’orario di sonno nei giorni precedenti al cambio, spostando il momento di coricarsi di 15-20 minuti a sera. Fondamentale è anche l’esposizione alla luce naturale al mattino, che rappresenta il principale sincronizzatore dell’orologio biologico. Vanno invece limitati caffeina e stimolanti nel pomeriggio, così come la luce degli schermi nelle ore serali, che interferisce con la produzione di melatonina. Mantenere orari regolari per pasti e riposo aiuta il cervello e il metabolismo a restare sincronizzati.

Gli effetti del cambio d’ora sono generalmente transitori e si esauriscono nell’arco di tre-sette giorni. Se insonnia, sonnolenza diurna intensa o cali dell’umore persistono oltre due o tre settimane, è consigliabile rivolgersi a uno specialista. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!