Un intervento duro, scandito da accuse puntuali e da un linguaggio diretto, quello pronunciato da Giuseppe Conte alla Camera in risposta alle dichiarazioni della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Il leader del Movimento 5 Stelle ha incalzato l’esecutivo su più fronti, dall’economia alla politica internazionale, utilizzando toni ironici e critici fin dall’apertura del suo discorso.
«La sveglia referendaria non ha suonato a palazzo Chigi?» si chiede Conte, aggiungendo con sarcasmo: «Lei si presenta al quarto anno, dicendo: vedremo, faremo». Una premessa che introduce una critica complessiva all’operato del governo, sintetizzata in un passaggio netto: «Ha citato grandi numeri, ma non numeri essenziali: 4 anni, 0 riforme».
Nel merito delle politiche economiche, Conte denuncia un peggioramento delle condizioni sociali: «Continua a dire che ci mette la faccia, ma se non ci mette anche competenze e professionalità l’Italia si trova in braghe di tela, abbiamo un ceto medio impoverito, i salari reali sono crollati, abbiamo la pressione fiscale più alta, possibile che non si renda conto di un crollo della produzione industriale?». Il riferimento si estende anche alle misure promesse alle imprese e alla gestione dei dazi: «Parliamo dei dazi, per lei un buon compromesso. Aveva promesso 25 miliardi alle imprese, non hanno visto un euro. E la transizione? Gl imprenditori si sono trovato con tagli e burocrazia».
Il leader pentastellato punta poi l’attenzione sulle politiche sociali, accusando l’esecutivo di aver penalizzato le fasce più deboli: «Ha fatto la guerra ai poveri assoluti, ma 5 milioni di persone che non hanno possibilità di soddisfare i bisogni primari di vita, è un problema reale». Non manca un passaggio dedicato ai giovani, indicati come protagonisti del malcontento: «La sveglia referendaria è arrivata dai giovani, perché molti di loro si erano illusi quando si era insediata. Ma questi giovani non hanno avuto niente, sono stati solo criminalizzati quando sono scesi in piazza».
Conte solleva anche il tema della meritocrazia e delle nomine pubbliche: «Come possono credere alla meritocrazia questi ragazzi, plurilaureati, se avete nominato l’amichetto di famiglia ad Ales?». Sul piano internazionale, l’affondo si fa ancora più netto, con un richiamo ai valori costituzionali: «Sul fronte internazionale, lei dovrebbe scegliere la Costituzione». Citando anche il ministro Crosetto, aggiunge: «Crosetto ha detto una cosa giusta: il problema di Trump è che nessuno osa contraddire il capo, si circonda di collaboratori non critici. E lei?».
Le accuse si spingono fino al terreno del diritto internazionale: «Lei sta contribuendo a distruggere il diritto internazionale, perché lo incoraggia. Se di fronte allo sdegno internazionale lei non dice niente, allora incoraggia il genocidio. Questa cosa non le entra in testa». E ancora: «E se Vance dice che siamo dei parassiti in Europa, e lei si fa firmare la prefazione per vendere qualche copia in più, lei compie un delitto morale».
Nel finale, Conte rivendica il tono del confronto politico e rilancia le proposte del Movimento: «Non le ho mai dato del criminale, come faceva lei durante il Covid, e se ci sfida, le soluzioni le abbiamo date». Tra queste, l’invito a una nuova stagione di investimenti europei: «Si batta per un nuovo recovery found. Porti 200 miliardi che hanno salvato l’Italia dalla recessione». E ancora: «Il “pacco” di stabilità non andava sottoscritto, dovete tornare adesso e ritirare le firme per le spese militari. E poi: metta una tassa seria sugli extra profitti».
In chiusura, l’affondo politico si concentra sulla coerenza dell’azione di governo: «Lei oggi ci dice che ha dovuto far dimettere alcuni rappresentanti del suo governo per far prevalere gli interessi nazionali su quelli di partito? E quindi fino ad ora, ha anteposto quelli di partito?». Quindi l’esortazione finale: «La smetta con questa retorica, siamo pronti per la sfida progressista». Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
