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Padellaro: “Il Campo Largo non è pronto a governare. Schlein e Conte non hanno un’idea di futuro”

Padellaro fotografa una sinistra ancora in costruzione, priva di una visione condivisa e divisa su temi cruciali, mentre il tempo verso le elezioni impone scelte rapide e una sintesi politica credibile.
Credit © La7

Antonio Padellaro torna a scuotere il dibattito politico con una riflessione netta e priva di ambiguità sullo stato dell’opposizione italiana. Il fondatore del Fatto Quotidiano, intervenuto sia sulle pagine della testata diretta da Marco Travaglio sia in un’intervista a Il Giornale, ha ribadito con fermezza che il cosiddetto “campo largo” non dispone oggi delle condizioni necessarie per candidarsi credibilmente alla guida del Paese. La sua, precisa, è “una fotografia. I fatti separati dalle opinioni”.

Il punto di partenza dell’analisi è politico e simbolico insieme. Padellaro osserva come, “poche ore dopo la vittoria del No al referendum, Schlein dice: “Noi non chiederemo le dimissioni del governo. Vogliamo battere la destra alle elezioni politiche””. Una posizione che, letta insieme al comportamento del Movimento 5 Stelle, evidenzia una cautela strategica: “Neppure Giuseppe Conte ha osato chiedere le dimissioni della premier e tutto questo perché “non sono pronti. Stanno ancora discutendo se fare le primarie o no. Riflettendo sul possibile programma. Ma soprattutto non hanno ancora elaborato una idea di futuro””.

La critica si sviluppa lungo una direttrice precisa: l’assenza di una visione condivisa. Secondo Padellaro, non è sufficiente dichiararsi alternativi all’attuale esecutivo guidato da Giorgia Meloni. Occorre offrire una prospettiva concreta e strutturata. “Se ti poni come alternativa a un governo che dici sia pessimo e che abbia portato l’Italia al disastro, che non abbia combinato nulla, poi devi anche dire: bene, noi offriamo al paese un progetto per i prossimi 5 anni che si baserà su questi punti…”.

Il nodo centrale diventa allora la costruzione stessa dell’alleanza. Non basta sommare sigle e leadership. “Il problema è mettere insieme forze politiche che non siano solo la somma di Pd più 5 Stelle più Avs. Occorre un cemento che dia alla “alternativa” la possibilità non solo di nascere ma di durare”. Una difficoltà che si riflette anche sul piano della leadership, dove tuttavia Padellaro intravede margini di soluzione: “la risolveranno. In un modo o nell’altro. In caso di primarie dovranno evitare la guerra fratricida”.

Più complessa appare invece la definizione del programma. “Non basta scriverlo. Bisogna ci sia accordo su alcuni punti chiave. Per esempio welfare, guerra, immigrazione”. Ed è proprio su questi dossier che emergono le maggiori divergenze. Sul fronte migratorio, Padellaro incalza l’opposizione chiedendo chiarezza sulle alternative: “nel caso del “Piano Albania” è facile dire che sia un fallimento, ma “vorrei sapere cosa faranno per gestire il fenomeno dell’immigrazione irregolare. Secondo lei sanno cosa fare?””.

Anche la politica estera resta terreno di divisione. “anche lì ci sono anime ben diverse”, sottolinea, richiamando il caso della guerra in Ucraina: “Continueranno ad appoggiarla oppure no? Gli daranno le armi oppure no?”. Questioni dirimenti che, a suo avviso, impediscono oggi la costruzione di una linea comune credibile.

Infine, il tema della leadership unitaria e delle possibili soluzioni alternative. Padellaro esclude che figure come Silvia Salis possano rappresentare una sintesi efficace: “Non sarebbe accettata dall’elettorato”. E liquida come impraticabile anche l’ipotesi di un esecutivo centrista: “Non ci sono i numeri. In Italia esiste il bipolarismo di fatto”.

L’analisi del fondatore del Fatto Quotidiano si inserisce così in un quadro politico segnato da una opposizione ancora in fase di definizione, alle prese con nodi strategici e identitari che restano, almeno per ora, irrisolti. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!