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Centrosinistra, Conte si sente già il Candidato Premier ma l’ascesa di Salis complica i piani

Conte si dichiara pronto alla sfida progressista contro Meloni, ma l’ascesa di Silvia Salis, lanciata da Bloomberg come possibile candidata anti-premier, complica la strategia del leader M5S in vista del 2027.

Il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte si è presentato alla Camera dei deputati con il piglio di chi si considera già il principale antagonista del governo guidato da Giorgia Meloni. In risposta all’informativa della premier, che per oltre un’ora ha puntato il dito contro le opposizioni frammentate citando esplicitamente solo Elly Schlein, Conte ha alzato il tiro con una dichiarazione che non lascia spazio all’interpretazione: “Noi siamo pronti per la sfida progressista, la manderemo a casa con gli italiani, perché gli italiani non ne possono più delle sue menzogne”. Una presa di posizione netta, scandita in aula con la solennità di chi si accredita come alternativa credibile alla guida del Paese, ma che giunge in un momento in cui il campo largo fatica a trovare una figura di sintesi capace di coagulare il consenso ben oltre i confini del Movimento.

Il contesto in cui si colloca questa offensiva verbale è quello di un’opposizione che, dopo la sconfitta referendaria incassata dall’esecutivo nelle settimane precedenti, ha ritrovato slancio e ambizione. Conte ha ribadito il lungo lavoro programmatico già svolto dal M5S su temi come il salario minimo, la tassa sugli extraprofitti e il congedo paritario, rivendicando una coerenza di governo che, a suo giudizio, dovrebbe renderlo il candidato naturale alla guida di una coalizione progressista. La sua narrazione è quella di un’alternativa già pronta, strutturata, capace di raccogliere l’insofferenza degli italiani verso un centrodestra che, secondo il leader grillino, avrebbe deluso le aspettative su quasi tutti i fronti.

Tuttavia, proprio mentre Conte ribadiva le proprie ambizioni dall’emiciclo di Montecitorio, un nome nuovo e dirompente stava acquisendo risonanza internazionale: quello di Silvia Salis, sindaca di Genova eletta nel maggio 2025 con il 51,6% dei voti al primo turno, alla guida di una coalizione che comprendeva Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e diverse liste civiche. Bloomberg, l’agenzia finanziaria e giornalistica di rilievo globale, le ha dedicato un lungo profilo, descrivendola come il “volto nuovo italiano e possibile candidata anti Giorgia Meloni”, innescando un dibattito che non si è esaurito nelle redazioni ma ha investito direttamente il dibattito politico italiano.

La risposta della diretta interessata non ha escluso la prospettiva, pur cercando di mantenere i toni istituzionali di chi governa una città. “Se me lo chiedessero, lo prenderei in considerazione”, ha dichiarato Salis all’agenzia americana, aggiungendo che considererebbe un’eventuale candidatura unitaria del centrosinistra solo se arrivasse come “richiesta unificante”, e non per iniziativa personale o ambizione individuale. Una risposta politicamente sofisticata, che da un lato non brucia i ponti con il futuro e dall’altro consente alla sindaca di restare ancorata al suo mandato genovese senza apparire disponibile a qualunque condizione.

Le parole di Salis hanno un peso specifico considerevole nel panorama attuale. A differenza di Conte, che porta con sé il bagaglio di due governi — uno con la Lega, uno con il PD — e una traiettoria politica complessa che non manca di critici anche all’interno del centrosinistra, la sindaca di Genova rappresenta una figura relativamente nuova, con una storia personale di alto profilo sportivo — dieci titoli italiani nel lancio del martello — e una capacità di comunicazione che ha già dimostrato di saper bucare lo schermo mediatico. Un sondaggio pubblicato dall’istituto BiDiMedia nella prima settimana di aprile 2026 indica Salis come la candidata più competitiva del centrosinistra nel potenziale confronto diretto con Meloni, con margini migliori rispetto agli altri nomi in campo.

Il problema per Conte è strutturale: egli si trova, come osservano diversi analisti, in una “tenaglia” generata dalla polarizzazione del campo largo attorno a due figure femminili — Elly Schlein sul versante del PD e ora Salis su quello della società civile progressista — che tendono a calamitare attenzione e consensi in misura crescente rispetto al leader pentastellato. La segretaria del Partito Democratico ha risposto con analoga determinazione all’informativa di Meloni, raccogliendo il guanto di sfida lanciato dalla premier, ma senza rinunciare a presidiare la centralità del PD nel perimetro dell’opposizione. Tra Schlein e Salis, Conte rischia di vedere ridursi lo spazio simbolico e narrativo che considera suo per diritto acquisito.

La dinamica è resa più complicata dal fatto che Salis non si è mai formalmente candidata a un ruolo nazionale, non ha mai attaccato Schlein e ha ripetutamente ribadito il proprio impegno prioritario verso Genova. Eppure la sua presenza nel dibattito pubblico si è intensificata negli ultimi mesi: dall’apparizione a Otto e mezzo — dove ha affrontato temi di politica nazionale con la disinvoltura di un leader in pectore — alla partecipazione al Mipim di Cannes per promuovere la rigenerazione urbana genovese, fino alla convention di primavera del centrosinistra. Ogni uscita pubblica viene letta dai commentatori politici come un passo, anche involontario, verso una visibilità che va ben oltre i confini amministrativi del comune ligure.

Sullo sfondo rimane la questione del metodo con cui il centrosinistra sceglierà il proprio candidato alla presidenza del Consiglio in vista delle elezioni politiche del 2027. Salis ha espresso riserve sulle primarie di coalizione, preferendo una “richiesta unificante” che emerga dal basso del consenso tra i partiti e le forze civiche. Conte, invece, ha una sua base elettorale autonoma e una struttura organizzativa — il Movimento 5 Stelle — che non potrebbe facilmente accettare di essere marginalizzata in un processo di selezione che prescinda dal voto degli iscritti o degli elettori. Questa divergenza di approccio potrebbe trasformarsi in uno dei nodi più difficili da sciogliere nella costruzione del campo largo, ammesso che il campo largo riesca effettivamente a compattarsi attorno a un programma e a un nome comune.

Quel che appare chiaro, alla luce degli ultimi sviluppi, è che il percorso verso le elezioni del 2027 si preannuncia tutt’altro che lineare per il leader del M5S. Conte può rivendicare radicamento territoriale, capacità organizzativa e una lunga esperienza governativa, ma il vento del rinnovamento soffia sempre più forte in direzione di figure nuove, capaci di intercettare un elettorato stanco delle vecchie narrazioni. E Bloomberg, con il suo profilo dedicato a Silvia Salis, ha certificato in sede internazionale ciò che i sondaggi italiani già suggerivano da settimane: la sindaca di Genova è diventata una variabile con cui tutti, a partire da Giuseppe Conte, dovranno fare i conti. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!