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Garlasco, Andrea Sempio Smentito dagli amici sulla frequentazione di casa Poggi

Le testimonianze degli amici ridimensionano la presenza di Sempio nella casa Poggi, delineando accessi limitati e sporadici. Divergenze che alimentano nuovi interrogativi nel quadro investigativo.

Le testimonianze raccolte dagli investigatori delineano un quadro differente rispetto a quello fornito da Andrea Sempio in merito alla frequentazione della casa della famiglia Poggi a Garlasco. Secondo quanto riportato, l’indagato aveva inizialmente dichiarato di aver avuto accesso non solo al salotto della villetta, ma anche alla camera di Chiara al primo piano, utilizzata per il computer. In un secondo momento, Sempio aveva ampliato il racconto, includendo anche la taverna, dove avrebbe recuperato giochi da tavolo, sostenendo di aver avuto libero accesso a quasi tutte le stanze dell’abitazione.

Una ricostruzione che però non trova conferma nelle parole degli amici della comitiva, ascoltati a pochi giorni dal delitto. Le loro dichiarazioni convergono su abitudini diverse e su una frequentazione più limitata degli spazi della casa Poggi. Il gruppo, infatti, si riuniva prevalentemente al “Punto zero” di Garlasco oppure nelle abitazioni di Mattia Capra e Alessandro Biasibetti, luoghi ritenuti più abituali per trascorrere il tempo insieme, soprattutto per giocare ai videogame.

Marco, sentito dagli inquirenti, ha chiarito che le visite a casa Poggi avvenivano, “anche se non frequentemente”, precisando inoltre: “Rimanevamo o nella saletta tv al piano terra o salivamo al primo piano nella camera da letto di Chiara per usare il computer”. Una versione che ridimensiona l’idea di una frequentazione ampia e disinvolta degli ambienti domestici. A questo si aggiunge il fatto che il padre di Chiara, Giuseppe Poggi, non avrebbe alcun ricordo della presenza di Sempio.

Ulteriori elementi emergono dalle dichiarazioni di Mattia Capra, che ha indicato come principale punto di ritrovo all’interno della casa “il salottino piccolo” dotato di console, aggiungendo che al piano superiore “può essere capitato” di entrare nella stanza di Marco, ma “sicuramente ancor meno” in quella di Chiara. Una frequentazione dunque occasionale e circoscritta.

Sulla stessa linea anche Alessandro Biasibetti, che ha riferito: “ci sarò stato una volta”, sottolineando di non essere in grado di descrivere il piano superiore. Anche in questo caso, l’accesso sarebbe avvenuto nella stanza di Marco e non in quella della vittima: “No, non ci sono mai entrato”. Dichiarazioni che rafforzano l’idea di una presenza sporadica e non abituale nei locali più privati della casa.

A completare il quadro, la testimonianza di Roberto Freddi, che ha ribadito come “Al piano di sopra era difficile che si andasse”, escludendo di fatto una frequentazione costante di quegli spazi. Un elemento significativo riguarda inoltre l’assenza totale di riferimenti alla taverna: nessuno degli amici ha mai menzionato discese in cantina, in netto contrasto con quanto dichiarato da Sempio. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!