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Garlasco, la mamma di Andrea Sempio: “Se ti succedeva a 19 anni…”. E lui: “È successo a 19 anni”

Le nuove risultanze investigative riaprono interrogativi mai sopiti sul delitto di Garlasco, intrecciando intercettazioni, ricostruzioni temporali e comportamenti dell’indagato in un quadro che la Procura ritiene oggi più definito.

Si arricchisce di nuovi elementi il quadro investigativo su Andrea Sempio nell’ambito del delitto di Garlasco, con la Procura di Pavia che nelle sue memorie conclusive punta l’attenzione su intercettazioni ambientali, materiale acquisito e incongruenze temporali che, secondo gli inquirenti, delineerebbero un contesto più complesso rispetto a quanto emerso nelle prime indagini del 2017.

Proprio quelle attività investigative vengono oggi definite dai pm come caratterizzate da una “sostanziale inazione investigativa”, circostanza che avrebbe prodotto un duplice effetto: da un lato un fascicolo poi archiviato e “non approdato a nulla”, dall’altro la possibilità che l’indagato sia diventato “più furbo e abile nel lasciare minori tracce del proprio passato”. Nella ricostruzione della Procura rientra anche quanto rilevato durante una perquisizione nell’abitazione di via Canova, dove è stata evidenziata “la singolare circostanza dell’assenza di computer fissi o portatili”, elemento che porta gli inquirenti a ritenere “ragionevole inferire che l’indagato abbia distrutto del materiale documentale e sia disfatto pure di dispositivi informatici e delle loro memorie”.

Un capitolo centrale è rappresentato dalle intercettazioni ambientali, in particolare quelle effettuate tramite dispositivi installati nell’auto di Sempio. Tra queste, assume rilievo la conversazione del 10 febbraio 2017, all’indomani di un interrogatorio, quando il giovane si trovava in macchina con i genitori. In quell’occasione, la madre Daniela Ferrari osserva: “Certo che se gli succedeva a 19 anni era peggio”, ricevendo dal figlio la replica: “Beh, mi è successo a 19 anni”. La donna insiste: “A 19 anni non ti è successo il casino come adesso. Ti rovinavi la vita ancora di più, ormai sei più grande e più maturo”. Per i magistrati si tratta di una conversazione “che non richiede commenti per la sua evidente attinenza ai fatti”.

Gli investigatori attribuiscono valore anche ai soliloqui dell’indagato durante la guida, ritenuti utili per sostenere la tesi secondo cui la mattina del 13 agosto 2007, sulla scena del crimine, non ci fosse Alberto Stasi ma Sempio stesso. Una presenza che, nella ricostruzione accusatoria, si inserirebbe in un contesto di tensione con la vittima Chiara Poggi, che lo avrebbe respinto “trasformando quella tensione crescente in uno scontro fisico”.

Ulteriori elementi emergono da un audio dell’8 febbraio 2017, depositato agli atti, che potrebbe contribuire a definire la scansione temporale dei movimenti. In quella registrazione si sente: “È successo qualcosa quel giorno… era sempre lì a casa. Io non so se lei ha detto che lavorava, però ca..o, alle nove e mezza a casa”. Secondo i pm Stefano Civardi, Valentina De Stefano e Giuliana Rizza, alla luce anche di una successiva captazione del 14 aprile 2025, “l’indagato sembra riferirsi all’orario in cui si sarebbe presentato a casa della vittima il giorno dell’omicidio”.

La versione fornita dai genitori, secondo cui il figlio non si sarebbe mosso da casa fino alle 10 per poi recarsi a Vigevano, viene messa in discussione anche da un appunto manoscritto del padre Giuseppe. Nel documento si fa riferimento alla testimonianza di una vicina che avrebbe visto una bicicletta nera vicino alla villetta “fino alle 9.40-9.50, mio figlio era a piedi perché non ha bicicletta nera”. Infine, tra gli elementi ritenuti rilevanti dagli inquirenti, figurano anche i filmati intimi girati da Chiara Poggi e dal fidanzato Alberto Stasi, che secondo la Procura avrebbero contribuito a innescare un approccio da parte di Sempio. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!