È uno scontro frontale, senza tregua e giocato sul filo delle stesse carte processuali, quello che si è acceso tra i legali della famiglia Poggi e quelli di Alberto Stasi. Da una parte chi sostiene che non vi siano elementi utili a riaprire il caso, dall’altra chi parla di un impianto accusatorio ormai crollato sotto il peso di nuove evidenze. Nel mezzo, la Procura Generale di Milano, chiamata a valutare se esistano i presupposti per avviare l’iter di revisione del processo che ha portato alla condanna definitiva a 16 anni dell’allora fidanzato di Chiara Poggi.
A sottolineare la complessità del passaggio è la procuratrice generale Francesca Nanni, che invita alla cautela: “È una questione delicata, complicata, difficile — avverte la procuratrice generale Francesca Nanni —. Stiamo cominciando a studiare e analizzare la memoria di cento pagine della Procura di Pavia”. E ancora: “Le cose vanno fatto in un certo modo”. Parole che delineano un percorso lungo, fatto di analisi approfondite e, se necessario, ulteriori integrazioni investigative. Intanto, l’eventuale richiesta di revisione potrebbe svilupparsi parallelamente a un possibile procedimento nei confronti del nuovo indagato, Andrea Sempio.
Nel frattempo, il confronto si consuma tra gli avvocati. Davanti al Palazzo di Giustizia, Gian Luigi Tizzoni, storico legale della famiglia Poggi, ha espresso una critica netta all’operato della Procura di Pavia. Secondo la sua lettura, dalle carte emerge “ancora più rafforzata l’idea che Sempio non c’entri e che non ci sia spazio per concedere una revisione, che deve basarsi non solo su elementi nuovi ma che vadano a scardinare l’impianto accusatorio che ha retto in giudicato”. Per Tizzoni, l’unico punto realmente meritevole di approfondimento resta “l’impronta 33”, che a suo dire avrebbe potuto essere affrontata in incidente probatorio, già utilizzato per il Dna sotto le unghie della vittima: “Era già in essere la perizia dattiloscopica, sarebbe stato più economico in termini di tempo e di costi”.
Di tutt’altro avviso i difensori di Stasi, Giada Bocellari e Antonio De Rensis, che parlano di un lavoro investigativo capace di ribaltare completamente la sentenza: “La Procura di Pavia, mediante un’imponente e articolata attività investigativa, ha letteralmente disintegrato la sentenza di condanna di Alberto Stasi, evidenziando una serie lunghissima di nuovi elementi di prova che dimostrano l’assoluta innocenza dello stesso”.
Tizzoni entra poi nel merito delle nuove ricostruzioni, accusando gli inquirenti di aver costruito un impianto alternativo “bypassando tutti i punti centrali della condanna di Stasi, a partire della famosa camminata liquidata in una paginetta”. Critica anche l’assenza, nella nuova narrazione, della bicicletta nera: “Non riesco a capacitarmi di come sia uscita dalla scena la bicicletta che è negli atti da sempre”. E sulla questione della scarpa: “Anche volendo ipotizzare che potesse andar bene a Sempio — afferma Tizzoni—, non vuol dire che non vada più bene a Stasi. E se parliamo di revisione bisogna dimostrare che quella scarpa non va più bene a Stasi”.
Altro nodo è quello della porta a libro nei pressi della scala dove fu trovato il corpo di Chiara Poggi: “Stasi “scopritore” dice che trovò quella porta chiusa — argomenta Tizzoni—. Se il Ris oggi ricostruisce la scena dicendo che la porta è rimasta aperta vuole dire che Stasi ha mentito”. Da qui l’accusa diretta alla Procura pavese: “la Procura di Pavia si è accanita nel cercare di sconfessare quanto già stabilito nelle aule di giustizia”.
Non manca il riferimento al dolore della famiglia Poggi: “I genitori sono particolarmente dispiaciuti e demoralizzati nell’aver visto come questa inchiesta è stata unidirezionale, volta sostanzialmente a sconfessare la responsabilità di Stasi che è stata accertata”. E infine una stoccata sulle interlocuzioni tra accusa e difesa: “Rimango sorpreso dalla mole di incontri e interlocuzioni tra la Procura e la difesa del condannato, veramente molto frequenti”.
Dall’altra parte, i legali di Stasi insistono sulla portata delle nuove risultanze investigative, parlando di uno scenario ben più ampio: “Il quadro di contesto, che coinvolge numerosi soggetti e che emerge dagli atti d’indagine, risulta spaventoso e gravissimo, avendo fortemente inciso, tra l’altro, sul diritto di Stasi di dimostrare prima la propria innocenza”. E annunciano tempi rapidi per la revisione: “Siamo al lavoro per accelerare i tempi della revisione, alla luce di quanto emerso e degli elementi evidenziati a supporto dalla Procura di Pavia”.
In attesa della decisione della Procura Generale di Milano, il caso Garlasco torna così al centro di una battaglia giudiziaria e mediatica che, a distanza di anni, continua a dividere e a interrogare. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
