Rete 4, la crisi d’identità secondo l’ex dirigente Mediaset: “Va deretequattrizzata”

Una diagnosi severa ma lucida sullo stato di Rete 4: identità superata, linguaggi inefficaci e credibilità fragile. Per l’ex dirigente Mediaset serve una rifondazione profonda per tornare competitivi.

L’analisi è netta, priva di giri di parole e affonda le radici in una conoscenza profonda del sistema televisivo italiano. Nell’intervista rilasciata a Massimo Falcioni per Fanpage, l’ex direttore di Italia 1 – protagonista della stagione d’oro della rete – interviene con lucidità sul posizionamento attuale di Rete 4, individuandone limiti strutturali e prospettive di rilancio.

Il punto di partenza è una critica identitaria, che riguarda ciò che la rete rappresenta oggi nel panorama televisivo. “Dal mio punto di vista, Rete 4 è vittima del retequattrismo che, sostanzialmente, non c’è più. Quel termine si legava all’alone espresso da Emilio Fede. È sparito, ma viene comunque percepito. Rete 4 andrebbe ripensata, dopo averla deretequattrizzata.” Un giudizio che sottolinea come il marchio storico della rete, pur non avendo più un riscontro reale, continui a condizionarne la percezione pubblica.

L’immagine utilizzata per descrivere la situazione attuale è altrettanto incisiva: “Somiglia ad una vite che gira a vuoto nel legno e che non aggrappa nulla.” Un paragone che restituisce l’idea di una rete incapace di incidere, di trovare una presa sul pubblico, confinata in una dimensione autoreferenziale. Secondo l’ex dirigente, infatti, “Non parla alla destra, bensì a 4-5 persone che sono sempre le stesse.” Una critica che va oltre il posizionamento politico e investe direttamente la capacità di allargare il bacino d’ascolto.

Il confronto con Italia 1 è inevitabile e serve a evidenziare differenze di approccio. “Rispetto a Italia 1 noti lo sforzo, che però non porta a risultati. Vanno cambiati il linguaggio, l’estetica, il racconto.” La questione, dunque, non è solo di contenuti, ma di forma e di narrazione. Serve, secondo questa visione, un intervento radicale: “Va bonificato il terreno per poi piantumare. Al contrario, si continuano a piantare alberi in una terra non bonificata.” Una metafora che sintetizza la necessità di un reset strategico prima di qualsiasi rilancio editoriale.

L’analisi si allarga poi al contesto politico-mediatico, dove il successo dei talk show è spesso legato alla posizione rispetto al governo. “È anche vero che in tv funzionano i talk di opposizione. Se al governo c’è la Meloni tutto si complica.” Tuttavia, la questione della credibilità resta centrale e non dipende esclusivamente dal colore politico. “Concordo, più sei anti-governativo e più rendi. Ma La7 funzionava pure quando al potere c’era la sinistra. È un discorso di credibilità: La7 è credibile, Rete 4 no.”

Da qui emerge una riflessione più ampia sul rapporto tra contenitore e contenuto, sintetizzata in un’immagine efficace: “Penso che sia uno di quei casi dove il contenitore si mangia il contenuto. La scatola è più evidente dei cioccolatini e non assaggi i cioccolatini perché non ami la scatola.” Una diagnosi che individua nella percezione del brand un ostacolo determinante alla fruizione dei programmi.

Infine, uno spunto sul palinsesto e sulla collocazione dei format. A proposito di “Fuori dal coro”, l’ex dirigente ribadisce una convinzione già espressa in passato: “Assolutamente sì. Non c’entra niente con Rete 4. Se guardi ‘Fuori dal coro’ con attenzione noti che sarebbe una trasmissione tipica da Italia1.” E aggiunge un riferimento diretto alla propria esperienza: “Giordano fece con me ‘L’Alieno’, che era praticamente la stessa cosa.”

L’intervento si configura così come una riflessione articolata sul futuro di Rete 4, tra identità da ricostruire, linguaggi da rinnovare e credibilità da riconquistare in un sistema televisivo sempre più competitivo. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!