Arrivano i “No Fibra”, l’ultima frontiera dell’ignoranza che dilaga sui social

Dai timori infondati sul 5G alle fantasie sulla fibra ottica, la disinformazione digitale genera effetti reali: vandalismi, disservizi e sfiducia nella scienza, in un clima dove l’ignoranza corre veloce quanto la rete.

A Fondi, in provincia di Latina, la cronaca locale racconta una vicenda che sembra uscita da un manuale aggiornato delle teorie del complotto: cartelli affissi sulle colonnine della fibra ottica per denunciare inesistenti “radiazioni” e, cosa ben più grave, infrastrutture danneggiate con conseguenti disservizi per cittadini e attività commerciali. Un episodio che non rappresenta tanto la nascita di un nuovo movimento, quanto piuttosto l’ennesima mutazione di una narrativa già nota: quella che, dopo aver preso di mira il 5G e il Wi-Fi, ora individua nella fibra ottica un nuovo nemico immaginario.

Il paradosso è evidente e, per certi versi, persino grottesco. La fibra ottica, per sua natura, non emette alcuna radiazione elettromagnetica nell’ambiente. Il principio di funzionamento è semplice e noto da decenni: i dati vengono trasmessi attraverso impulsi di luce che viaggiano all’interno di sottilissimi filamenti di vetro o plastica. Il segnale resta confinato nel cavo, senza dispersione. Nessuna antenna, nessuna emissione, nessun campo elettromagnetico. Protestare contro la fibra per timori legati alle “radiazioni” equivale, in sostanza, a temere che una lampadina chiusa in una scatola illumini l’intero quartiere.

Eppure, nonostante la chiarezza dei principi scientifici, episodi come quello di Fondi dimostrano quanto certe convinzioni distorte riescano a radicarsi. Non è la prima volta che accade: negli ultimi anni si sono moltiplicate le proteste contro tecnologie perfettamente sicure, spesso accompagnate da atti vandalici che finiscono per colpire proprio le comunità che si vorrebbe “difendere”. Qui il danno non è solo materiale, ma anche culturale: si crea un cortocircuito in cui la paura, alimentata da informazioni errate, diventa azione concreta.

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Dopo i sostenitori delle scie chimiche, dunque, ecco i “No Fibra”, una nuova etichetta per un fenomeno che ha radici profonde e che continua a reinventarsi. Il tratto comune resta lo stesso: la sfiducia verso la scienza e la facilità con cui contenuti infondati riescono a diffondersi, soprattutto sui social network. È proprio in questi spazi che teorie prive di qualsiasi base trovano terreno fertile, amplificate da algoritmi che premiano l’emotività e la polarizzazione, più che la verità.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: convinzioni errate che si trasformano in azioni dannose, disinformazione che diventa percezione condivisa, ignoranza che si traveste da consapevolezza. Non si tratta più di episodi isolati o folkloristici, ma di un problema strutturale che incide sulla qualità del dibattito pubblico e sulla capacità di una società di affrontare con lucidità le sfide tecnologiche.

Perché se si arriva a sabotare infrastrutture essenziali temendo radiazioni che non esistono, il punto non è più la fibra ottica. Il punto è un ecosistema informativo che permette a qualsiasi assurdità di attecchire e prosperare, trasformando la disinformazione in un fenomeno virale e, talvolta, pericolosamente concreto. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!