A distanza di due anni dalle dichiarazioni di Giovanni Ciacci, il tema delle presunte “blacklist” televisive torna al centro del dibattito mediatico. A riaccendere i riflettori è Valerio Scanu, che nel corso di un’intervista rilasciata a Lorenzo Pugnaloni per Libero Magazine ha avanzato una riflessione netta sulla propria posizione all’interno del sistema televisivo italiano, chiamando in causa direttamente le dinamiche di accesso ai principali reality show.
Reduce dall’esperienza a “The 50”, il cantante ha parlato apertamente del suo passato a “L’Isola dei Famosi”, esperienza che descrive in termini particolarmente duri. “Se rifarei L’Isola dei Famosi? Non penso sia una scelta saggia. Ho dato tutto durante quell’esperienza che per me fu allucinante e dalla quale uscii traumatizzato. Però mai dire mai. Sicuramente, finché sarà a Mediaset, sarà difficile che io possa essere contattato visto che sono in tutte le blacklist peggio di Fabrizio Corona”, ha dichiarato, suggerendo l’esistenza di una preclusione strutturale nei suoi confronti.
Un’affermazione che Scanu ha ribadito anche parlando del “Grande Fratello Vip”, uno dei programmi simbolo della televisione commerciale italiana negli ultimi anni. Nonostante una carriera televisiva iniziata nel 2008, la vittoria al Festival di Sanremo e la partecipazione a numerosi format di successo, il cantante sottolinea di non essere mai stato coinvolto nel reality. “Non me l’hanno mai chiesto. Ma credo solo per la blacklist”, ha aggiunto, rafforzando l’ipotesi di una esclusione non legata a criteri artistici o editoriali espliciti.
Il racconto di Scanu si inserisce in un filone già tracciato da Giovanni Ciacci, che due anni fa aveva utilizzato termini analoghi per descrivere la propria esperienza post “Grande Fratello Vip”. Sempre a Libero Magazine, Ciacci aveva spiegato: “Blacklist significa non sei più nella nostra linea editoriale. Questa è una frase garbata per dirti non sei più gradito o gradita”, delineando un meccanismo informale ma incisivo. Lo stesso aveva poi aggiunto: “Esistono più blacklist, esistono in tutti i poli televisivi e con motivazioni diverse (politiche, orientamento, appartenenza, simpatia o antipatia). Io sono in tutte le liste alla pari di Osama Bin Laden”.
Nel suo racconto, Ciacci aveva ampliato ulteriormente il quadro, sostenendo che tali dinamiche non riguarderebbero soltanto figure marginali o legate al mondo dei reality: “Le liste possono colpire tutti i personaggi dalla serie A alla serie C. (…) Non ci sono solo personaggi da reality nelle liste ma anche signori e signore che hanno fatto la storia della tv italiana, ci sono finiti anche personaggi ora compianti ed osannati, cacciati, perché magari stavano antipatici al potente di turno senza magari nemmeno conoscerli!”.
Scanu, pur non entrando nel merito delle motivazioni o dei meccanismi evocati da Ciacci, porta come elemento concreto la propria assenza dalle reti Mediaset: l’ultima apparizione su Canale 5 risale infatti al 2015. Un dato che, alla luce delle sue dichiarazioni, assume un valore simbolico nel dibattito sulla permeabilità del sistema televisivo e sulle logiche che regolano la presenza degli artisti nei palinsesti.
Il ritorno di queste testimonianze contribuisce a riaprire una questione mai del tutto chiarita: quella dell’esistenza di criteri non ufficiali che inciderebbero sulla visibilità televisiva. Un tema che, tra percezioni personali e dinamiche industriali difficilmente verificabili, continua a interrogare addetti ai lavori e pubblico. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
