Meteo, neve in arrivo tra il 7 e l’8 ottobre? Ecco le aree davvero interessate

L’anticiclone sembra pronto ad aprire il primo varco, ma basterà un piccolo spostamento del fronte per cambiare completamente la geografia delle prime imbiancate.

La prima neve di ottobre comincia ad apparire nelle proiezioni dei modelli, ma lo scenario va ridimensionato rispetto alle ipotesi più clamorose: non è prevista un’irruzione invernale sull’Italia e non nevicherà diffusamente fino alle quote medie. Il possibile cambiamento riguarderà soprattutto le alte Alpi tra mercoledì 7 e giovedì 8 ottobre, quando una veloce saccatura proveniente da nord-ovest tenterà di scalfire l’anticiclone e trascinare aria più fredda verso l’arco alpino.

Gli aggiornamenti disponibili nel primo pomeriggio di mercoledì 30 settembre mostrano ancora differenze importanti tra ECMWF e GFS. Il segnale più credibile riguarda un brusco calo termico in montagna e il ritorno dei fiocchi sulle creste di confine; molto più incerti restano invece l’estensione delle nevicate sul versante italiano, la quota neve e gli eventuali accumuli.

Il cambiamento partirebbe tra il 7 e l’8 ottobre

Fino a lunedì 5 e martedì 6 ottobre l’Italia rimarrà prevalentemente protetta dall’alta pressione, con temperature superiori alla media soprattutto al Centro-Nord e zero termico ancora molto elevato sulle Alpi. Il primo vero cedimento potrebbe manifestarsi durante mercoledì 7 ottobre, inizialmente con un aumento delle nubi e qualche precipitazione sui settori alpini di confine.

La fase più favorevole alla neve viene però collocata tra la notte successiva e la giornata di giovedì 8 ottobre. L’ingresso dell’aria fredda dovrebbe avvenire rapidamente, mentre le precipitazioni risulterebbero discontinue e fortemente condizionate dalla traiettoria della saccatura. Il rischio è che parte del Nord Italia rimanga sottovento, con fenomeni più consistenti sul versante svizzero e austriaco delle Alpi.

Secondo lo scenario più freddo proposto da ECMWF, la neve potrebbe inizialmente cadere oltre i 2.300-2.600 metri, scendendo durante giovedì 8 verso i 1.800-2.200 metri nei settori di confine maggiormente esposti. Localmente, nelle vallate alpine interne e durante i rovesci più intensi, i fiocchi potrebbero spingersi poco più in basso, ma al momento non esistono elementi sufficienti per annunciare nevicate fino ai fondovalle.

Sulle Alpi occidentali le aree da seguire sono l’alta Valle d’Aosta, in particolare i massicci del Monte Bianco, del Gran San Bernardo e del Monte Rosa, oltre alle montagne più elevate dell’Ossola, tra alta Val Formazza, Macugnaga e i rilievi prossimi al confine svizzero. Qualche fiocco potrebbe comparire anche sulle cime delle Alpi Marittime e Cozie, ma con fenomeni più isolati e confinati generalmente oltre i 2.300-2.500 metri.

Il segnale appare più interessante sulle Alpi centrali. Le zone potenzialmente coinvolte comprendono Livigno, l’alta Valtellina, il gruppo dello Stelvio, l’Ortles-Cevedale e i rilievi settentrionali dell’Alto Adige. Possibili imbiancate vengono indicate anche tra alta Val Venosta, Val Senales, area del Brennero e Valle Aurina, soprattutto durante la seconda parte di giovedì 8 ottobre. Sulle creste di confine gli accumuli potrebbero raggiungere alcuni centimetri, localmente più consistenti oltre i 2.400-2.600 metri.

Sulle Alpi orientali la neve potrebbe interessare le Dolomiti più settentrionali, l’alta Pusteria, le cime attorno a Sesto, l’Ampezzano e l’alto Cadore. Segnali più deboli raggiungono anche Alpi Carniche e Giulie, dove l’eventuale comparsa dei fiocchi resterebbe confinata alle quote più elevate. Su questi settori la previsione è particolarmente sensibile alla posizione del fronte: uno spostamento di poche decine di chilometri potrebbe lasciare quasi asciutto il versante italiano oppure favorire rovesci più organizzati.

Le previsioni meteo vengono elaborate a partire dai dati forniti dai modelli internazionali ECMWF e GFS, successivamente verificati e interpretati dalla redazione di www.newsroomitalia.it