Meteo, Grandine a ottobre: ecco dove il rischio resta più alto

L’estate ha lasciato nell’atmosfera più energia di quanto sembri: basterà la prima infiltrazione fredda ben organizzata per riaccendere fenomeni improvvisi e localmente violenti.

L’autunno meteorologico è già iniziato, ma l’atmosfera conserva ancora caratteristiche tipiche della stagione calda. Le temperature superiori alla media, unite a un Mediterraneo particolarmente mite, mantengono nei bassi strati una notevole quantità di calore e umidità. Finché domina l’anticiclone questa energia rimane nascosta; quando però sopraggiungono correnti più fresche e instabili, può essere liberata rapidamente attraverso temporali intensi, nubifragi, violente raffiche di vento e grandinate.

Ottobre non rappresenta il periodo principale della grandine in Italia, concentrato soprattutto tra maggio e settembre, ma non coincide nemmeno con la fine definitiva del pericolo. I chicchi di grosse dimensioni diventano meno frequenti rispetto all’estate, tuttavia possono ancora formarsi quando una massa d’aria calda e umida nei bassi strati viene sovrastata da aria sensibilmente più fredda in quota. Non servono necessariamente temperature di 35°C: anche valori compresi tra 20 e 25°C possono sostenere temporali molto forti se il contrasto verticale è marcato e le correnti ascensionali riescono a svilupparsi con particolare intensità.

Il rischio aumenta con il ritorno dell’instabilità

L’inizio di ottobre sarà ancora condizionato da un robusto campo anticiclonico, con temperature superiori alla media soprattutto sulle Alpi, sulla Pianura Padana e sulla Liguria orientale. Tra il 1° e il 4 ottobre l’instabilità dovrebbe rimanere generalmente circoscritta, aumentando soprattutto sulla Sicilia e marginalmente sulle altre regioni meridionali per la presenza di una circolazione depressionaria sui Balcani. Contemporaneamente, l’avvicinamento di una saccatura dall’Europa occidentale potrà favorire qualche disturbo anche tra Nord-Ovest e Sardegna.

In questa prima fase il rischio di grandine non sarà diffuso, ma potrà accompagnare le celle temporalesche più organizzate. Le zone da seguire con maggiore attenzione saranno quindi il Piemonte occidentale e meridionale, l’entroterra ligure, i rilievi della Lombardia, la Sardegna e la Sicilia. Si tratterà comunque di fenomeni localizzati, impossibili da attribuire con diversi giorni di anticipo a una singola provincia o città.

Il cambiamento più importante è atteso nel periodo compreso tra il 5 e l’11 ottobre, quando l’anticiclone dovrebbe spostare il proprio asse verso l’Europa orientale, consentendo l’ingresso sull’Italia di correnti occidentali più umide e instabili. Le indicazioni dell’Aeronautica Militare collocano precipitazioni superiori alla media soprattutto sulle regioni settentrionali e lungo il medio versante tirrenico, mentre le temperature resteranno ancora generalmente sopra i valori climatici.

È proprio l’incontro tra l’aria mite preesistente e le correnti più fresche in arrivo a poter riaccendere temporali localmente intensi. In questo scenario il rischio di grandinate riguarderebbe in primo luogo il Nord Italia, con particolare attenzione alla Pianura Padana, alle zone prealpine e ai settori compresi tra Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia ed Emilia-Romagna. Sul medio Tirreno, invece, le aree più esposte sarebbero la Liguria, la Toscana e il Lazio, soprattutto lungo le coste e nell’immediato entroterra.

Dove la grandine è più probabile durante ottobre

Nel corso dell’estate il principale corridoio italiano della grandine severa comprende la Pianura Padana, le Prealpi e soprattutto Lombardia orientale, Veneto, Friuli-Venezia Giulia ed Emilia-Romagna. Durante ottobre, però, l’attività temporalesca tende progressivamente a spostarsi dalle zone continentali verso il Mediterraneo, che si raffredda molto più lentamente rispetto alla terraferma.

Il Tirreno rappresenta una delle aree più favorevoli allo sviluppo della convezione autunnale. Le perturbazioni che attraversano il mare possono alimentarsi con grandi quantità di calore e vapore acqueo, organizzando temporali capaci di raggiungere la Liguria, le coste di Toscana e Lazio, la Campania e, più a sud, la Calabria tirrenica. In queste zone la minaccia principale resta generalmente rappresentata dalle precipitazioni torrenziali, ma le celle più vigorose possono produrre anche grandine abbondante e, più raramente, chicchi di dimensioni rilevanti.

Un’attenzione particolare va riservata anche alla Sardegna, esposta alle depressioni in formazione sul Mediterraneo occidentale, e alla Sicilia, soprattutto quando aria fresca in quota raggiunge il Canale di Sicilia o il basso Tirreno. Con l’avanzare del mese l’attività temporalesca tende infatti a scendere verso latitudini più meridionali, coinvolgendo anche Calabria, Sicilia, Salento e settori ionici.

Il Nord conserva comunque un rischio residuo importante. La vicinanza delle Alpi e delle Prealpi può favorire il sollevamento dell’aria calda e umida, mentre la presenza di venti differenti alle varie quote può permettere ai temporali di organizzarsi e durare più a lungo. È in queste condizioni che aumenta la possibilità di grandine grossa, benché gli episodi siano decisamente meno frequenti rispetto a giugno, luglio e agosto.

La grandine grossa resta rara, ma non impossibile

Per produrre chicchi di grandi dimensioni non basta un temporale qualunque. Sono necessarie correnti ascensionali molto forti, capaci di trattenere i chicchi all’interno della nube e farli crescere attraverso successivi passaggi nelle zone ricche di acqua sopraffusa. Anche la disposizione dei venti alle diverse quote è determinante: se consente alla cella di organizzarsi e di non collassare rapidamente, il rischio di fenomeni severi aumenta.

A ottobre queste condizioni si presentano meno spesso, ma il caldo anomalo può prolungare la stagione favorevole. L’eventuale ingresso di aria fredda in quota sopra una Pianura Padana ancora mite o sopra mari insolitamente caldi può generare contrasti molto accentuati. Per questo non si può escludere qualche grandinata intensa, soprattutto durante i primi peggioramenti organizzati del mese.

La grandine, tuttavia, rimane un fenomeno estremamente locale. Le tendenze a una o due settimane permettono di individuare le regioni nelle quali l’atmosfera sarà più favorevole ai temporali, ma soltanto le previsioni ad alta risoluzione delle ore immediatamente precedenti possono delimitare con maggiore precisione le zone realmente esposte. Nel complesso, il rischio di ottobre sarà inferiore a quello estivo, ma non ancora trascurabile: al Nord resterà la possibilità di episodi severi isolati, mentre lungo le coste e sui mari italiani aumenterà progressivamente il peso delle temperature marine ancora elevate.

Le previsioni meteo vengono elaborate a partire dai dati forniti dai modelli internazionali ECMWF e GFS, successivamente verificati e interpretati dalla redazione di www.newsroomitalia.it