Ozono, il Nord Italia il peggiore d’Europa: i dati di Copernicus che preoccupano

Il caldo passa, il problema resta: i dati di Copernicus accendono i riflettori sull’aria respirata nel Nord Italia e su un inquinante che mette a rischio salute, ecosistemi e colture.

Il caldo estivo lascia un’eredità che non si misura soltanto con i termometri. Nell’aria respirata da milioni di persone, sole intenso, emissioni inquinanti e condizioni atmosferiche persistenti hanno favorito la presenza di ozono al suolo. Il quadro tracciato da Copernicus per il 2026 mette in evidenza una criticità che riguarda da vicino il Nord Italia, con Milano tra le città europee maggiormente esposte.

La prima edizione di Atmosphere Watch, presentata il 30 settembre dal Copernicus Atmosphere Monitoring Service, CAMS, ricostruisce la situazione attraverso i dati disponibili sui primi otto mesi dell’anno. Secondo l’analisi, metà della popolazione europea è stata esposta a concentrazioni di ozono associate alle categorie “scarsa”, “molto scarsa” o “estremamente scarsa”. È quindi un bilancio dell’esposizione maturata nel corso del 2026, non una misurazione dell’aria che si respira oggi né una valutazione definitiva dell’intero anno.

Per comprendere questi risultati bisogna distinguere un picco giornaliero dall’esposizione prolungata. L’indicatore della stagione di massimo ozono considera i sei mesi consecutivi con le concentrazioni più elevate, utilizzando le massime medie giornaliere su otto ore. Per questa misura, l’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda 60 microgrammi per metro cubo: un riferimento sanitario che non va confuso con una soglia di allarme oraria. Copernicus evidenzia come poche aree dell’emisfero settentrionale rimangano sotto questo valore e indica Milano tra le città con l’esposizione più alta nel proprio continente.

L’ozono coinvolto in questo fenomeno è diverso, per posizione ed effetti, da quello che protegge la Terra dalle radiazioni ultraviolette nella stratosfera. Vicino al suolo diventa un inquinante e si forma attraverso reazioni chimiche tra altre sostanze, soprattutto ossidi di azoto e composti organici volatili. Come spiega ARPA Lombardia, questi precursori provengono da combustioni civili e industriali e da processi che impiegano solventi e carburanti. Irraggiamento solare e temperature elevate favoriscono le reazioni: è il meccanismo alla base dello smog fotochimico estivo.

La Pianura Padana presenta inoltre condizioni che complicano la dispersione degli inquinanti. Regione Lombardia descrive un territorio circondato dalle Alpi e dagli Appennini, caratterizzato da venti spesso deboli e persistenti situazioni di stabilità atmosferica. Questa conformazione limita il ricambio dell’aria e favorisce l’accumulo, anche durante i fenomeni fotochimici estivi. Le emissioni e la meteorologia, dunque, agiscono insieme: quando le sostanze che alimentano la formazione dell’ozono incontrano giornate calde, soleggiate e poco ventilate, il problema può intensificarsi.

Un esempio concreto riportato da CAMS riguarda Bergamo il 28 luglio 2026, durante un’ondata di calore: l’area figura tra quelle maggiormente esposte nell’episodio analizzato. Il servizio sottolinea anche il peso del trasporto dell’ozono su scala emisferica, accanto alle emissioni europee. Gli incendi possono aggiungere precursori, ma il loro contributo effettivo alle concentrazioni nelle aree europee più colpite resta oggetto di ricerca.

Le conseguenze riguardano direttamente la salute. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, un’esposizione eccessiva all’ozono può provocare difficoltà respiratorie, scatenare attacchi d’asma e ridurre la funzionalità polmonare. ARPA Lombardia richiama una particolare attenzione per bambini, anziani e persone con problemi respiratori. Copernicus ricorda inoltre che questo inquinante può danneggiare gli ecosistemi e le rese agricole, estendendo gli effetti oltre la salute umana.

Il quadro nasce dall’integrazione di osservazioni satellitari, reti di monitoraggio a terra, misure da aeromobili e modelli atmosferici. Questo sistema permette di ricostruire anche il movimento degli inquinanti oltre i confini nazionali. Ian Marnane, responsabile dell’Unità Ambiente e Salute dell’Agenzia europea dell’ambiente, sottolinea l’importanza di combinare misurazioni e previsioni del trasporto a lunga distanza per sostenere risposte efficaci. Per il Nord Italia, il bilancio rende evidente quanto la qualità dell’aria dipenda sia dalle sorgenti locali sia da processi atmosferici molto più ampi. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!