Scarica l'App NewsRoom.
Non perderti le ULTIME notizie e le ALLERTA METEO in tempo reale.

Scarica GRATIS

Caso Pilato e Tarantino, cosa è successo a Singapore e le conseguenze a livello sportivo

Benedetta Pilato e Chiara Tarantino fermate a Singapore per furto di oli essenziali: diplomazia italiana risolve il caso, ma restano gravi conseguenze sportive e militari per le due nuotatrici azzurre.

Il 14 agosto 2025, mentre il mondo del nuoto italiano celebrava ancora i successi dei Mondiali di Singapore, uno scandalo inaspettato ha travolto due delle più promettenti stelle azzurre. Benedetta Pilato, ventenne medaglia di bronzo nei 50 metri rana, e Chiara Tarantino, ventidueenne delle Fiamme Gialle, sono state fermate dalle autorità aeroportuali di Singapore con l’accusa di furto, innescando una crisi diplomatica e federale che minaccia di compromettere le loro carriere sportive.

Secondo le ricostruzioni emerse dalle indagini, il fatto è avvenuto nel duty-free dell’aeroporto di Changi durante il viaggio di ritorno da una vacanza a Bali. Le telecamere di sorveglianza hanno ripreso Chiara Tarantino mentre inseriva due boccette di oli essenziali profumati nello zaino di Benedetta Pilato, apparentemente all’insaputa della compagna. L’episodio si è verificato mentre le quattro atlete azzurre – accompagnate anche da Anita Bottazzo e Sofia Morini – attendevano l’imbarco per il volo di rientro in Italia dopo aver trascorso dieci giorni nelle acque cristalline dell’Indonesia.

Quando le nuotatrici si sono presentate al gate d’imbarco, gli agenti di polizia le hanno fermate con una precisione che tradiva la visione delle registrazioni. “C’è la chiamata del nostro volo, noi dovremmo partire”, hanno protestato le ragazze, ma la risposta è stata implacabile: “Voi restate qui finché non abbiamo finito”. L’intervento ha coinvolto inizialmente tutte e quattro le atlete, con Anita Bottazzo sottoposta a una perquisizione integrale che l’ha vista costretta a spogliarsi completamente davanti agli agenti, secondo quella che le autorità singaporiane definiscono “normale procedura”.

Dopo le verifiche iniziali, Bottazzo e Morini sono state rilasciate immediatamente, riconosciute estranee ai fatti. Ben diversa la sorte di Pilato e Tarantino: ammanettate e condotte negli uffici di polizia, hanno subito lunghi interrogatori mentre i loro passaporti venivano sequestrati. La refurtiva, due piccole boccette del valore di pochi dollari, è stata rinvenuta nello zaino della pugliese, confermando quanto documentato dalle telecamere di videosorveglianza.

La vicenda ha assunto contorni diplomatici quando le autorità locali hanno inizialmente scambiato alcuni sonniferi per il jet lag trovati nei bagagli per sostanze stupefacenti, complicando ulteriormente la situazione. Solo l’intervento dell’ambasciatore italiano Dante Brandi, ex pallanuotista che aveva conosciuto le atlete durante i Mondiali, ha permesso di sbloccare la situazione. Benché in ferie estive, Brandi ha coordinato l’azione del segretario di legazione Fabio Conte, che ha gestito la delicata trattativa con le autorità singaporiane.

Le due nuotatrici hanno trascorso sei giorni in libertà vigilata nel paese asiatico, alloggiando in hotel mentre aspettavano il nulla osta al rientro. Durante questo periodo si sono ripresentate spontaneamente alle autorità aeroportuali per chiarire l’accaduto e scusarsi formalmente. La polizia di Singapore, nota per la severità delle sue leggi, ha considerato lo scarso valore della merce sottratta e il pentimento mostrato dalle atlete, decidendo per un semplice “warning” – un ammonimento formale – senza sanzioni pecuniarie. Il reato contestato rientrava infatti tra i casi di non punibilità: sottrazioni di beni di scarso valore, senza intento di profitto e non abituali.

Il rientro in Italia, avvenuto il 20 agosto, non ha però chiuso la questione. Cesare Butini, direttore tecnico della Nazionale di nuoto, ha espresso dura condanna per l’accaduto: “Hanno commesso una grande sciocchezza. È un comportamento grave che colpisce l’immagine del nuoto italiano”. Il tecnico ha anticipato che “col presidente federale stiamo valutando i provvedimenti”, sottolineando come le atlete siano “portavalori anche quando non indossano la tuta azzurra”.

La Federazione Italiana Nuoto ha preso posizione stigmatizzando l’episodio, pur precisando che i fatti sono avvenuti “al di fuori delle attività federali, durante un periodo di vacanza”. La procura federale aprirà un’indagine non appena riprenderà l’attività del procuratore, per valutare eventuali sanzioni disciplinari attraverso il tribunale federale. Paolo Barelli, presidente della FIN, ha smentito categoricamente qualsiasi coinvolgimento diretto suo o del ministro Antonio Tajani nella risoluzione del caso.

Le conseguenze più gravi potrebbero ricadere su Chiara Tarantino, tesserata per le Fiamme Gialle della Guardia di Finanza. Il gruppo sportivo militare sta valutando provvedimenti disciplinari che potrebbero arrivare fino all’espulsione dal corpo, considerato che l’episodio compromette l’immagine dell’istituzione. La posizione della Tarantino appare particolarmente delicata, essendo stata identificata come l’autrice materiale del gesto che ha coinvolto involontariamente la compagna.

Benedetta Pilato ha rotto il silenzio sui social media prendendo nettamente le distanze dall’accaduto: “Sono stata coinvolta mio malgrado. Non ho mai avuto intenzione di compiere gesti inadeguati, e chi mi conosce sa quanto tengo ai valori dello sport, alla correttezza e all’onestà personale”. Le sue parole, particolarmente il riferimento agli “insegnamenti sulla prudenza, sulla responsabilità individuale e sul valore delle persone che mi circondano”, sono state interpretate come una velata critica nei confronti della Tarantino.

Diverso l’atteggiamento della nuotatrice delle Fiamme Gialle, che ha scelto il silenzio assoluto, disattivando tutti i suoi account social e non rilasciando dichiarazioni pubbliche. Secondo fonti vicine all’atleta, Tarantino sarebbe scossa e impaurita per le possibili conseguenze che l’episodio potrebbe avere sulla sua carriera militare e sportiva.

Il caso assume rilevanza particolare considerando il momento d’oro del nuoto italiano. Pilato aveva appena conquistato a Singapore la sua quinta medaglia mondiale consecutiva nei 50 metri rana, specialità che sarà inserita nel programma olimpico di Los Angeles 2028. La tarantina, con i suoi vent’anni, rappresenta una delle punte di diamante del movimento azzurro, capace di salire sul podio iridato per cinque edizioni consecutive dal 2019 al 2025.

La vicenda ha creato tensioni anche all’interno del gruppo delle atlete coinvolte. Anita Bottazzo, che si allena negli Stati Uniti, avrebbe già interrotto i rapporti con le colleghe, esterrefatta dall’accaduto e traumatizzata dalla perquisizione subita. Sofia Morini, invece, ritroverà Tarantino a Verona dove si allenano insieme, creando una situazione di inevitabile imbarazzo.

Dal punto di vista tecnico-sportivo, Butini ha ammesso preoccupazione per le conseguenze: entrambe le atlete sono staffettiste di alto livello nel panorama internazionale. Tuttavia, il direttore tecnico ha assicurato che “la squadra ha alternative valide” e che il movimento azzurro “andrà avanti”, pur ribadendo la necessità di “provvedimenti giusti” che tengano conto della gravità dell’episodio.

L’episodio ha anche scatenato reazioni sui social, con Thomas Ceccon che ha tentato di sdrammatizzare commentando una foto di Pilato con una cuffia che portava il suo nome: “Pure questa mi ha rubato”, in un evidente tentativo di alleggerire il clima e scagionare la compagna di nazionale.

La questione solleva interrogativi più ampi sulla gestione della disciplina nel movimento sportivo italiano. Il caso Pilato-Tarantino rappresenta un banco di prova per la Federazione Italiana Nuoto, chiamata a bilanciare la necessità di tutelare l’immagine del movimento con la valutazione delle responsabilità individuali. Le decisioni che verranno prese nei prossimi giorni potrebbero creare un precedente importante per la gestione di episodi analoghi.

La vicenda evidenzia anche la particolare vulnerabilità degli atleti militari, soggetti a doppia giurisdizione – federale e militare – che può comportare sanzioni più severe. Per Tarantino, l’appartenenza alle Fiamme Gialle trasforma quello che per Pilato potrebbe risolversi con una sanzione disciplinare federale in un potenziale caso di espulsione dal corpo militare, con conseguenze devastanti per la carriera.

Il furto di Singapore si configura quindi come molto più di una semplice bravata adolescenziale: rappresenta una frattura nell’immagine del nuoto azzurro proprio nel momento di maggiore successo internazionale. Le prossime decisioni di Federnuoto e Fiamme Gialle determineranno non solo il futuro delle due atlete, ma anche i parametri di riferimento per la gestione della disciplina nel movimento sportivo italiano, in un equilibrio delicato tra giustizia, riabilitazione e tutela dell’immagine istituzionale.Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!