La notizia era nell’aria da settimane, ma ora è praticamente ufficiale: John Elkann vende La Stampa e prepara il disimpegno completo dal settore editoriale. Il gruppo Gedi, controllato da Exor, holding della famiglia Agnelli-Elkann, ha trovato un accordo con il gruppo NordEst Multimedia (Nem) di Enrico Marchi, presidente di Save e Banca Finint, per la cessione dello storico quotidiano torinese. La cifra, secondo fonti vicine all’operazione, si aggira tra i 50 e i 60 milioni di euro, una valutazione in linea con il valore stimato del quotidiano, nonostante una perdita annuale di circa 12 milioni.
Fondata nel 1867, La Stampa è da oltre un secolo un simbolo dell’informazione italiana, legata storicamente alla città di Torino e al tessuto industriale e culturale del Paese. Di proprietà della famiglia Agnelli dal 1926, ha accompagnato tutte le fasi cruciali della storia italiana moderna: dalla monarchia al fascismo, dal dopoguerra al boom economico, fino all’era digitale. Negli anni più recenti, la testata ha però sofferto, come tutto il comparto editoriale, il calo strutturale della diffusione e della pubblicità, erodendo progressivamente i suoi conti.
Il passaggio a Nem segna una svolta strategica per Marchi, figura di rilievo nel Nord-Est imprenditoriale, che ora debutta da protagonista nel panorama mediatico nazionale. La visione è industriale e territoriale: radicare il giornale in una nuova fase, con un piano di rilancio che dovrà coniugare qualità e sostenibilità economica.
Ma La Stampa è solo il primo tassello del mosaico. Per La Repubblica, vero fiore all’occhiello del gruppo Gedi, le trattative sono ancora in corso. Il gruppo greco Antenna Group, della famiglia Kyriakou, è il principale interlocutore per un’acquisizione che comprenderebbe anche le radio (Radio Deejay, Capital, m2o) e la concessionaria Manzoni, per un pacchetto stimato oltre i 100 milioni di euro. Ma le perdite del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari nel 1976 – che nel solo 2024 ha registrato un passivo di circa 15 milioni – e la complessità dell’operazione frenano l’avanzamento della trattativa. La Repubblica, che negli anni Ottanta e Novanta fu il cuore pulsante della sinistra riformista e che ha formato generazioni di lettori e giornalisti, oggi appare appannata, ma conserva un peso simbolico e politico notevole.
Nel frattempo, il gruppo pugliese Ladisa, già attivo nell’editoria con la rinascita della Gazzetta del Mezzogiorno attraverso Ledi Srl, ha acquisito La Sentinella del Canavese e il sito HuffPost Italia, escluso dalla trattativa su La Stampa. Con un fatturato di 200 milioni e 5.000 dipendenti, Ladisa punta a trasformare La Sentinella in un nuovo quotidiano regionale piemontese, sulla scia del progetto “L’Edicola”, lanciato nel Sud con successo. Per HuffPost Italia, si profila invece una nuova fase, più radicata nella dimensione digitale e con potenziali sinergie con altri media del gruppo.
Il valore contabile del gruppo Gedi nei libri di Exor è oggi di 118 milioni di euro (bilancio aggiornato a giugno 2025), ma l’emorragia finanziaria – con una perdita stimata di 113 milioni annui – ha accelerato una decisione già nell’aria: l’uscita definitiva della dinastia Agnelli-Elkann dall’editoria, un settore che negli anni ha garantito visibilità, influenza culturale e peso politico, ma che oggi si rivela un fardello economico non più sostenibile.
In redazione l’atmosfera è tesa: i giornalisti denunciano la mancanza di trasparenza durante la trattativa e temono ricadute occupazionali. Sono previsti almeno venti prepensionamenti su un organico di 170 giornalisti e si ipotizza un cambio alla direzione dopo la cessione. Il Comitato di Redazione ha chiesto un incontro urgente con la proprietà e con i nuovi acquirenti per chiarire prospettive e garanzie.
La cessione di La Stampa e la probabile vendita di Repubblica rappresentano una cesura storica: la dinastia Agnelli, che per quasi un secolo ha esercitato un ruolo centrale nel sistema informativo italiano, abbandona definitivamente l’editoria. Una decisione che, pur dettata dalla logica industriale, rischia di lasciare un vuoto pesante nel già fragile equilibrio del giornalismo italiano. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
